Di Stefano Pizzin. Ancora una volta i serbi si trovano davanti alla scelta tra la realtà e l’illusione tossica del nazionalismo Belgrado, un pomeriggio di settembre, sotto la pensilina della stazione ferroviaria, una struttura anonima, come tante, cemento e acciaio senza nulla di rimarchevole, un capannello di studenti distribuisce volantini a passanti. È un’immagine che si ripete da quasi due anni: da quando, un centinaio di chilometri più a nord, nella stazione di Novi Sad, nella regione autonoma della Vojvodina, […]