Di Massimo Bulli.
Il motivo del successo travolgente di Vannacci e del suo movimento, dall’improbabile nome di “Futuro Nazionale”, affonda le sue radici nella perdita di valori che ha pervaso il nostro Paese con una deriva esponenziale negli ultimi decenni.
Tutto è cominciato con Berlusconi e il suo atteggiamento, che ha contribuito a sdoganare comportamenti e atteggiamenti un tempo considerati discutibili sul piano etico e istituzionale.
Si pensi alle sue dichiarazioni sull’evasione fiscale “moralmente giustificata” quando la pressione fiscale diventa eccessiva, all’interpretazione personale delle regole, ai conflitti di interesse tra attività private e incarichi pubblici, o alle vicende legate a Rete 4 ed Europa 7, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea.
E non dimentichiamo le vicende delle cosiddette “cene eleganti”, i “bunga bunga”, le ostentazioni riguardanti la vita privata e le polemiche sui rapporti con giovani donne poi approdate a incarichi pubblici. Nell’immaginario del suo elettorato, Berlusconi incarnava l’idea di un leader che considerava lo Stato una proprietà personale, svincolato dai normali limiti morali e istituzionali, senza alcuna dimostrazione di vero rispetto nei confronti della Costituzione e della Repubblica, il tutto con un atteggiamento un po’ cialtrone e un po’ guascone.
Tutto questo ha posto le fondamenta per la perdita di una serie di valori, come la correttezza, l’onestà intellettuale e la serietà istituzionale, ma anche l’altruismo e il senso dello Stato.
Si è cominciato a pensare che il modo di fare arruffone, un po’ cialtrone, opportunista e sgangheratamente predatorio raccontato dalla commedia all’italiana fosse un modello da seguire, un modello vincente nella vita.
Berlusconi, nell’immaginario popolare, è diventato un personaggio vincente, uno che prende quello che vuole, fa come gli pare e presenta il conto agli altri.
E pazienza se gli altri finiscono per essere i suoi stessi elettori: l’illusione, per chi votava Berlusconi, era quella di fare parte di una squadra vincente. Non a caso, Berlusconi era anche il presidente di un’importante squadra di calcio.
Si è cominciato a pensare che l’egoismo fosse un valore, che fosse giusto che chi vince prendesse tutto. Si sono cominciati a perdere di vista i valori fondanti della Repubblica, perché correttezza, onestà e senso dello Stato erano per i “perdenti”; chi proponeva questi valori era solo un “invidioso” del successo di Berlusconi.
Le sue TV private hanno poi invaso gli schermi con tutta una serie di trasmissioni che hanno contribuito ad abbassare decisamente il livello del dibattito pubblico.
Dai reality show in poi, il meccanismo della notorietà si è invertito: non si diventava famosi per qualche merito particolare, ma si acquisiva notorietà semplicemente apparendo in televisione. La celebrità è divenuta fine a sé stessa e spesso l’ignoranza viene esaltata e trasformata in elemento spettacolare.
Dal Grande Fratello in poi, c’è stata la celebrazione della mediocrità, l’esaltazione dell’ignoranza vista in qualche modo come un valore. E questo apre la strada all’immenso caravanserraglio dei social dove, per citare Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli“.
E questo ci porta ai giorni nostri. Giorni nei quali, dopo Salvini, che in un Paese normale non sarebbe andato oltre la macchietta di provincia, e dopo Meloni, che forse nelle stesse circostanze avrebbe fatto l’assessore comunale, ora tocca a Vannacci, personaggio picaresco ed assurdo, allevato dalla Lega per diventare parte della propaganda e che ora sembra sfuggito al controllo. Sembra, almeno apparentemente, sempre che questo non sia un gioco delle parti volto a recuperare i voti degli elettori delusi da una destra ritenuta non abbastanza estrema.
Il successo di Vannacci si basa sull’esaltazione dei disvalori creata da una propaganda becera e disonesta che gira in continuazione sui social, con un feroce e continuo attacco verso chi ha dei valori, con una continua irrisione, attacchi sotto la cintura e forme di bullismo, il tutto al limite della legalità, come del resto operato dagli altri partiti della destra che ci governa.
Tutto ciò si unisce alla ricettività di un ampio pubblico di elettori che non hanno più dentro di sé i valori necessari per contestare questa propaganda pressante, né hanno più la capacità di ragionare sui messaggi dai quali vengono bersagliati. Non hanno capacità di analisi né la voglia di utilizzare quella poca che resta.
Cosicché la parabola iniziata da Berlusconi e continuata da Salvini e Meloni continua e accelera la sua corsa con Vannacci.
Perché se sino a qui si è riusciti a convincere la maggioranza degli italiani che tutti i problemi dell’Italia provengono dagli immigrati e dalla sinistra che li sostiene, Vannacci è quello che ha le soluzioni militaresche per risolverli: remigrazione per gli immigrati, innanzitutto, e poi piglio militaresco con i ragazzi italiani; libretto di lavoro a quattordici anni, scuola orientata a produrre lavoratori, dura, selettiva, una specie di caserma, ritorno delle classi differenziate, separazione, esclusione.
Insomma, l’ex generale Vannacci suggerisce che non ci sia nessun problema in Italia che non possa essere risolto con quattro sberle. E, naturalmente, il problema è che il momento storico gli è favorevole perché l’analfabetismo funzionale ha fatto passi da gigante e le persone che credono alle sue affermazioni sono troppe.
Chiunque abbia conoscenze sufficienti per poter sommare due più due con l’aiuto di un pallottoliere sa che il discorso della remigrazione, al di là di ogni considerazione di carattere etico, è semplicemente impossibile da realizzare. Sa che una scuola eccessivamente dura e selettiva non può fare altro che esasperare l’abbandono scolastico e che la possibilità di lavorare a quattordici anni non aumenterà l’occupazione.
Sa anche che aggredire e militarizzare la nostra già scarsa gioventù non potrà che aumentare il disagio, l’esasperazione, le distorsioni e il disfacimento della nostra società.
Senza considerare che Vannacci, in modo simile a Salvini e Meloni, non ha un progetto per lo sviluppo, una visione del futuro; non ha un piano per “fare”, per costruire il Paese del futuro. Ha semplicemente delle soluzioni violente per quelli che la destra definisce i nostri problemi.
In un Paese nel quale è fermo tutto — energia, industria, export — non ci sono piani per il futuro.
Eppure Vannacci piace, perché appare un po’ come il Bud Spencer della situazione e, se a qualcuno dei suoi accoliti viene spiegata l’assurdità delle sue affermazioni, la risposta è l’inevitabile sorrisetto accompagnato dall’affermazione che Vannacci farà quello che dice, perché sicuramente sa come farlo.
Non c’è ragionamento perché, dove non ci sono valori, non c’è una base solida sulla quale costruire: ci sono solo convinzioni sterili e una fede cieca.
Il fatto che molte delle affermazioni di Vannacci sembrino ricopiate parola per parola da discorsi del Duce di cent’anni fa, le mani alzate nel saluto romano e tutta una serie di manifestazioni che richiamano al fascismo non fanno demordere i suoi simpatizzanti, perché il fascismo, sdoganato progressivamente da Meloni, Salvini e altri, non fa più paura. Ne abbiamo dimenticato la negatività e la ferocia.
E, come tutti coloro che hanno dimenticato la propria storia, saremo condannati a ripeterne gli errori.