apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

Numeri contro slogan: chi racconta il Paese?

Categories
  • Economia
  • Europa
  • Italia
Tags
La propaganda parla di successi, i numeri mostrano un Paese fermo e famiglie sempre più fragili

di Paolo Polli.

Vi ricordate il Min Cul Pop a cui spesso si fa cenno quando qualche notizia ci sembra un po’ troppo di parte? E’ stato il ministero che durante il periodo fascista si occupava dell’organizzazione della propaganda e del controllo della comunicazione in ogni settore. Ne sono stati a capo figure tristi di quel regime come Alessandro Pavolini oppure, nel periodo della RSI, Ferdinando Mezzasoma, quello della Difesa della Razza, di cui era stato stretto collaboratore Giorgio Almirante, poi capo del Movimento Sociale Italiano.

Il Min Cul Pop sembra rivivere oggi nella comunicazione di Fratelli d’Italia e dei suoi esponenti, anche quelli istituzionali, fino alle cariche più alte dello Stato.

Da tre anni tutto va meglio se non bene, il ruolo dell’Italia e della Presidente Meloni sono centrali nelle dinamiche europee e mondiali, qualsiasi decisione è concordata e condivisa con lei. Sembra veramente di ritornare agli anni trenta del secolo scorso, all’Uomo della Provvidenza, è cambiato solamente il genere. Purtroppo per il neo Min Cul Pop c’è ancora una certa stampa che non è allineata alle veline che vengono passate dal Palazzo e, soprattutto, ci sono ancora istituti che ci danno numeri, dati, che descrivono tutti gli aspetti della nostra  società, come l’economia. Prendiamo, ad esempio, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea che raccoglie ed elabora dati provenienti dagli Stati membri dell’Unione a fini statistici, promuovendo il processo di armonizzazione della metodologia statistica tra gli Stati stessi.

Ebbene, i dati Eurostat raccontano una realtà diversa da quella narrata dal Governo e la realtà ci dice che mentre gran parte dell’Europa ha visto crescere il reddito reale delle famiglie, l’Italia resta ferma, anzi perfino più povera rispetto a vent’anni fa.

Una fotografia che impone riflessioni profonde sulle politiche economiche e sul futuro del Paese e non soluzioni pasticciate per cambiare costituzione, legge elettorale, indipendenza della magistratura, frammentazione territoriale. 

Il Paese ha la necessità di una classe dirigente politica che sappia governare, affrontare i problemi reali dell’economia, delle difficoltà delle famiglie sempre più povere, dell’assistenza sanitaria, del lavoro giovanile precario. Leggiamo i dati reali prima di saltellare cantando slogan da curva.

Secondo le ultime stime di Eurostat, Italia e Grecia sono gli unici due Paesi dell’Unione europea dove il reddito reale delle famiglie è diminuito negli ultimi vent’anni: Italia: -4% (2004-2024); Grecia: -5% nello stesso periodo. Un dato che contrasta con la media europea, che registra invece un aumento del 22%.  Il reddito pro capite in Europa ha seguito un percorso altalenante ma di crescita costante dal 2021 dopo la pandemia. Dopo la devastante crisi economica del 2010 Atene ha avviato un percorso di recupero, con segnali positivi anche sui mercati finanziari.

Diversamente dalla Grecia l’Italia ha evitato il collasso finanziario, pur non dimenticando l’ultimo anno del Governo Berlusconi, ma soffre di problemi strutturali: salari fermi, produttività stagnante, potere d’acquisto in calo, inflazione crescente. Il risultato è un impoverimento progressivo delle famiglie, che oggi hanno un reddito reale più basso rispetto al 2004, mentre le altre principali economie hanno registrato progressi: Germania: +24% Francia: +21% Spagna: +11%, Austria: +14%, Belgio: +15%, Lussemburgo: +17%. 

Guardando al periodo 2010-2024, l’Italia mostra un incremento minimo del +1,26%, contro: Germania: +17,35%, Francia: +11,79%, Spagna: +8,16%. La media Ue è a doppia cifra.

Insomma il Paese ha bisogno di tutto altro rispetto a quanto questa maggioranza ci prospetta per i prossimi mesi, a cominciare da una riforma elettorale tarata nei collegi su misura della destra, e di un premio di maggioranza ad personam. Le ultime elezioni regionali lo hanno dimostrato: il campo democratico e progressista è già oggi alternativo e vincente.

Bisogna crederci e mettere da parte sfide e contese interne che i cittadini non capirebbero e non meriterebbero, quei cittadini che soffrono una crisi profonda che si aspettano misure per migliorare le condizioni di vita. 

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org