Di Massimo Bulli.
Il 23 settembre scorso il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega «Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile» (Legge 29 settembre 2026, n. 169), che si propone di riportare il nucleare in Italia. Una legge che ovviamente è stata approvata senza problemi, vista la maggioranza bulgara che il Governo Meloni possiede in Parlamento, e quindi senza dovere tenere conto dei referendum del 1987 e del 2011, con i quali il popolo italiano aveva rigettato questa opzione.
È una legge che non decide niente di immediato, ha solo lo scopo di delegare il Governo a legiferare in merito, saltando i passaggi in Parlamento, ma con ogni probabilità l’intento non è quello di intervenire nelle politiche energetiche nazionali, quanto di produrre effetti elettorali e postelettorali.
È chiaro, senza doversi troppo addentrare nei tecnicismi, che il nucleare non è una soluzione.
A parte l’indubbia pericolosità delle centrali nucleari, sia per il rischio di incidenti che per i problemi a tutt’oggi irrisolti dello smaltimento delle scorie radioattive (lo smaltimento delle vecchie centrali chiuse circa quarant’anni fa non arriva ancora al 50%, soprattutto per la mancanza di un sito definitivo di smaltimento delle scorie), la realizzazione di nuove centrali nucleari potrebbe avvenire non prima di una decina d’anni. Una tempistica non compatibile con l’evolversi delle crisi energetiche, oltre ai costi sia per la costruzione che per il rifornimento di combustibile nucleare, sia per i costi di smaltimento dello stesso (la spesa per lo smantellamento delle vecchie centrali al momento è stimata in 11 miliardi di euro), atteso anche che le «nuove tecnologie» e le centrali «di nuova generazione» sono ancora allo stadio di prototipi.
Quindi un’eventuale politica energetica realistica dovrebbe puntare sulle rinnovabili in modo serio e articolato, e su politiche di risparmio energetico, oltre all’eventuale ricerca di forniture alternative a quelle USA. Insomma, un vero e proprio progetto energetico per il Paese.
Risulta evidente che il Governo più longevo della storia repubblicana è anche quello con minori capacità di governare e si basa quasi esclusivamente sulla propaganda, usando il potere unicamente per consolidare il proprio potere in modo sempre maggiore, senza capacità di intervenire sulle politiche sociali, sulla scuola, sugli stipendi, sulle pensioni, sulle politiche industriali e, ancora una volta, sulle politiche energetiche.
Qual è il senso, quindi, di arrivare a fine legislatura senza avere minimamente iniziato una politica energetica seria, per poi annunciare in zona Cesarini un programma nucleare che non potrà ragionevolmente neanche sperare di iniziare a realizzare?
Io credo che questo sia parte di una strategia con due direttrici: da una parte, ipotecare il futuro, ponendosi come unico Governo in grado di fare progredire il Paese solo se le elezioni lo riconfermeranno, ovviamente diffondendo la propaganda del nucleare come unica soluzione; dall’altra, avvelenare i pozzi in previsione di una possibile sconfitta elettorale.
Perché un eventuale Governo progressista si troverebbe nel dilemma se abrogare le politiche del Governo precedente, creando una frattura con gli industriali che si stanno attrezzando per riportare il nucleare in Italia e diventando ovvio bersaglio di un’ondata di critiche da parte di una futura opposizione, non solo nazionale, per avere cassato l’unico piano energetico ipotizzato in Italia, oppure continuare su una strada assolutamente in salita con il nucleare, verso il quale gli italiani, e in particolare i progressisti, si sono dimostrati contrari, creando una frattura con il proprio elettorato e perdendo consensi.
Tra l’altro, sarebbe interessante capire, in particolare in Friuli Venezia Giulia, quanto gli elettori di destra siano felici di questo obiettivo del Governo, adesso, per esempio, che il presidente Fedriga si è affrettato a offrire la nostra Regione, e in particolare Monfalcone, come luoghi sacrificabili per l’edificazione di centrali nucleari.
Perché una cosa è fare i leoni da tastiera, un’altra è trovarsi una centrale atomica in giardino.
Comunque sia, una legge fatta non per un programma energetico serio, ma come mina vagante a scopi politici ed elettorali, che potrebbe avere conseguenze anche gravissime.
Una mina vagante come l’abolizione del bollo automobilistico: anche qui, una cosa provvisoria che, per diventare definitiva, ha bisogno che questo Governo venga riconfermato e che, in caso contrario, vedrebbe il prossimo Governo al bivio: se riconfermare questa detassazione, trovandosi a reperire in qualche modo i fondi necessari e quindi tagliando da altre parti, tipicamente scuola e sanità, o se cancellarla, diventando impopolare.
Insomma, un Governo che sta terminando il suo mandato avvelenando i pozzi, avvelenando gli animi, creando divisioni. Seminando scorie. Anche nucleari.