Poesie di Darinka Kozinc.
A Prvačina, piccolo centro della Valle del Vipacco, si trova un museo discreto e raccolto che custodisce una storia poco conosciuta ma sorprendente.

Non parla di sovrani, né di eserciti o battaglie memorabili. È una storia di donne.
Oggi sappiamo chi furono le alessandrine, le aleksandrinke: fanciulle e donne maritate che servirono nelle case di ricche famiglie, perlopiù europee, ad Alessandria d’Egitto e al Cairo, fin dall’apertura del Canale di Suez (1859–1969).
L’emigrazione si concluse all’inizio della Seconda guerra mondiale. Furono partenze dolorose: donne che se ne andavano per salvare le famiglie dai debiti, per conservare la casa, il campo, la vigna; alcune per potersi costruire un corredo, altre per una delusione amorosa, altre ancora per il desiderio di conoscere e vedere il mondo.
Oltremodo strazianti furono le partenze delle giovani madri: la separazione dai propri figli in fasce per andare ad allattare i bambini di altre donne.

Le poesie di Darinka Kozinc sono un atto d’amore per queste donne, le cui storie emergono ancora oggi con forza da vecchi bauli, album fotografici, raccolte di lettere e diari, piccoli oggetti di vita quotidiana.
Non più nascoste, non più celate. Sono Joža, Milena, Judita, Beata, Fany, Luiza, Marija e molte altre: ciascuna con la propria vicenda, ognuna preziosa, degna di essere portata alla luce.
Un viaggio lontano, spesso difficile, affrontato con una determinazione silenziosa.

IL COMMIATO
è il primo passo
dalla porta chiusa
nel silenzio della rugiada
del primo mattino
quando mi allontano
oltre le case ferite e spente
sola muovo i passi
silenziosa e invisibile
verso l’alone di luce
dove la mia e le altre solitudini
si incontrano… siamo in tre
insieme scivoliamo nell’angoscia
le ruote del treno soffocano
l’inquietudine della partenza
oltre il Carso verso Trieste
dove la folla ci stringe
in un triplice abbraccio
una minuta pioggia salata
ci veste di un manto umido e grigio
sulla nave a vapore
ci stringiamo fra le corde
e il parapetto
onde umane scivolano via
porgiamo il volto ai raggi del sole
che dora le vetrate
delle case abbarbicate sul monte
tendiamo le braccia
in un addio doloroso
nel fischio della nave
annega il suono delle campane
oscilliamo
oscilliamo
sempre più forte
il mondo vacilla
è mezzogiorno
le famiglie siedono a tavola
anche le nostre
senza di noi
senza la mamma
*
FANY
alla ricerca dei nomi
vagando
fra le piccole dimore distrutte
dell’ultimo riposo
fra tombe di pietra
dove da tempo nessuno ha posato un fiore
fra orme cancellate
senza cura
nel tempietto in rovina
sotto una coltre di polvere
racchiusa in una cornice lussuosa
la fotografia
di una dama in bianco
avvolta nel caldo
abbraccio di merletti
il giorno del matrimonio
senza lo sposo accanto
solai faraoni coperti
dai tesori del mondo
Fany con sé portò soltanto
la fotografia della sua giovane bellezza
per ammirarla
dal confine che separa
la vita e la morte
la sabbia copre l’immagine
il sorriso
velo su velo
fino al loro arrivo
dalla terra natia
alla ricerca dei nomi
due persone
la trovano
rimuovono la polvere
e l’immagine
al riverbero della luce
felice
luminosa
ritorna alla vita
Fany finalmente
trova la strada di casa
all’amato borgo sul colle
dove il campanile svetta
perforando la cupola del cielo
Da Pesmi za Aleksandrinke di Darinka Kozinc, Založništvo Jutro, Ljubljana, 2025
La raccolta ‘Poesie per le Aleksandrinke’ è dedicata a Dorica Makuc ( 1928-2020) giornalista, pubblicista, storica che per prima si è dedicata alla ricerca sulle Alksandrinke.
Dallo sloveno: Aleksandra Devetak

Le foto sono di Nevio Costanzo – Archivio Il libro delle 18.03 e Oliviero Furlan