di Paolo Rumiz (Bottega Errante Edizioni) in uscita in libreria martedì 22 marzo.
«Mate Stoccolma Mate Stoccolma rispondete». Amir il radio-amatore, dalla sua soffitta di Skenderija, a duecento metri dalle linee serbe, esplora la notte stellata con una manopola. La velocità di questo giovane musulmano nel modulare le frequenze è speculare alla lentezza, esasperante e tutta bosniaca, con cui quelle stesse mani, poco prima, ci hanno preparato il caffè. La radio gracchia, miagola; Amir si accende una sigaretta, ricomincia a chiamare. Da diciotto mesi i “baracchini” sono l’unico contatto fra la Bosnia e il mondo. Via etere si raggiunge un “amico” a Stoccolma, Bari o Francoforte e questo fa “ponte” – telefonando a sue spese – con Belgrado, Zagabria o la Dalmazia. Un lavoro insostituibile: in guerra le notizie sono più importanti del cibo, il silenzio è peggiore della fame. Sapere che da qualche parte, in Europa, i tuoi cari stanno bene ti aiuta a non farla finita.
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