Di Yuleisy Cruz Lezcano
Nel Cementerio de Santa Ifigenia, a Santiago de Cuba, il mausoleo di José Martí domina la necropoli con una presenza che non è soltanto monumentale, ma profondamente simbolica. Inaugurato il 30 giugno 1951, il complesso fu concepito per offrire al poeta, scrittore, pensatore e protagonista dell’indipendenza cubana una tomba degna della sua importanza nella storia dell’isola. Il monumento raggiunge circa 24-26 metri di altezza e, con la sua forma geometrica e la sua posizione assiale all’interno del cimitero, costituisce uno dei punti architettonicamente più riconoscibili di Santa Ifigenia.
Il mausoleo non è però un edificio isolato ma è un vero e proprio insieme architettonico e scultoreo, progettato come un percorso verso la memoria di Martí. Una grande strada pedonale in marmo conduce verso il sepolcro ed è accompagnata da 28 monoliti, associati ai luoghi e agli accampamenti della campagna del 1895 percorsi da Martí prima della sua morte a Dos Ríos. Su questi elementi sono riportati anche pensieri e riferimenti alla sua opera. Il visitatore, dunque, non arriva improvvisamente davanti alla tomba: vi giunge attraverso un itinerario simbolico che racconta gli ultimi giorni della vita dell’eroe nazionale.
La struttura principale è caratterizzata da una pianta esagonale. L’imponente geometria dell’edificio è accompagnata da elementi scultorei e allegorici. Le figure femminili presenti nel complesso rimandano alle sei province che costituivano Cuba all’epoca della costruzione del monumento: Pinar del Río, La Habana, Matanzas, Las Villas, Camagüey e Oriente. In questo modo l’architettura non rappresenta soltanto un uomo, ma cerca di rappresentare simbolicamente l’intera nazione.
All’interno, l’atmosfera cambia completamente. Alla monumentalità esterna si contrappone uno spazio più raccolto, nel quale la luce diventa protagonista. Una statua di Martí in marmo di Carrara si trova all’interno del mausoleo, mentre sopra la zona funeraria una complessa struttura di lucernari permette alla luce naturale di entrare nell’edificio. Ed è proprio qui che l’architettura incontra la poesia.
La tomba di Martí è progettata affinché la luce del sole raggiunga quotidianamente la sua urna. I raggi penetrano dall’alto attraverso il lucernario e illuminano il luogo nel quale sono custoditi i suoi resti. Questa scelta è legata alla celebre immagine martiana del «morire di fronte al sole» e trasforma un elemento architettonico in una dichiarazione poetica. La luce non è soltanto illuminazione: è simbolo di verità, libertà e dignità.
Al centro del mausoleo si trova l’urna che custodisce i resti di José Martí, ricoperta dalla bandiera cubana e collocata su una base a forma di stella. Attorno allo spazio funerario sono presenti riferimenti alle altre nazioni dell’America, a testimonianza della dimensione continentale del pensiero di Martí. Alcune fonti descrivono la presenza di terra proveniente dai Paesi dell’America Latina, posta simbolicamente accanto ai suoi resti. Anche la presenza della bandiera assume un significato particolare se si pensa alle parole che Martí aveva scritto nei suoi “Versos Sencillos”:
«Io voglio, quando morirò, senza patria, ma senza padrone, avere sulla mia lapide un ramo di fiori e una bandiera.»
La sua tomba sembra così trasformare i versi in realtà: la bandiera cubana accompagna i suoi resti e le rose bianche richiamano uno dei simboli più celebri della sua poesia.

Martí, infatti, non è soltanto il protagonista di un monumento funerario. È una presenza che accompagna i cubani fin dall’infanzia. Per generazioni, il “La Edad de Oro” è stata una delle porte attraverso cui i bambini hanno incontrato la sua scrittura. Racconti, poesie, personaggi, animali, natura e insegnamenti morali compongono un’opera nella quale Martí parla ai bambini senza trattarli come piccoli adulti, ma riconoscendo in loro già una personalità, una capacità di pensiero e una sensibilità.
«Le qualità essenziali del carattere, ciò che vi è di originale ed energico in ogni uomo, si manifestano fin dall’infanzia in un atto, in un’idea, in uno sguardo», scrive Martí. Ed è una frase che permette di comprendere quanto fosse importante per lui l’educazione: coltivare fin dall’infanzia la libertà di pensare, la sensibilità e il senso della responsabilità.
In “La Edad de Oro” troviamo anche l’immagine delicata del bambino che insegue le farfalle, le cattura per un momento, dà loro un bacio e poi le libera tra le rose. È una scena infantile, quasi giocosa, ma contiene tutta la delicatezza dello sguardo di Martí sulla vita. La bellezza non deve essere posseduta: può essere amata e poi lasciata libera. Lo stesso pensiero ritorna, in una forma più adulta e civile, nelle sue riflessioni sulla vita:
«La vita deve essere quotidiana, dinamica, utile; e il primo dovere di un uomo dei nostri giorni è essere un uomo del proprio tempo.»
Per Martí, vivere significava assumersi una responsabilità. Non bastava conoscere o parlare: bisognava essere utili. «Ciò che voglio è essere ancora più utile», scrive. È probabilmente uno dei tratti più importanti della sua figura: l’unione tra poesia e azione, tra cultura e responsabilità, tra bellezza e impegno.
E poi c’è la rosa bianca.
«Coltivo una rosa bianca, a giugno come a gennaio, per l'amico sincero, che mi tende la sua mano franca. E per il crudele che mi strappa il cuore con cui vivo, non coltivo cardo né ortica; coltivo la rosa bianca.»
La semplicità di questi versi spiega forse meglio di qualsiasi monumento perché Martí sia rimasto così profondamente nella memoria dei cubani. La rosa bianca rappresenta una scelta e non rispondere alla crudeltà con altra crudeltà, continuare a coltivare ciò che è bello anche quando la vita è difficile. Per questo, davanti alla sua tomba, l’architettura e la poesia sembrano fondersi. La stella sotto l’urna, la bandiera, le rose bianche, i monoliti, le figure allegoriche e soprattutto la luce che scende dal cielo non sono elementi casuali. Tutto è stato pensato per trasformare il luogo della morte in uno spazio dedicato alla memoria e alla vita delle idee.
La storia della tomba stessa rende ancora più significativo questo luogo. Dopo la morte di Martí, il 19 maggio 1895 a Dos Ríos, i suoi resti furono sepolti e trasferiti più volte. Nel Cementerio de Santa Ifigenia furono collocati inizialmente nel 1895; nel 1907 furono trasferiti in un tempietto, nel 1947 nel Retablo de los Héroes e infine, nel 1951, nella loro sede definitiva.
Oggi, davanti al mausoleo, una guardia d’onore permanente custodisce la tomba. Il rito contribuisce a trasformare il sepolcro in un luogo di memoria nazionale e in una sorta di pellegrinaggio civile per chi vuole rendere omaggio all’uomo che Cuba considera il proprio poeta nazionale.
José Martí riposa dunque a Santa Ifigenia, ma la sua presenza va ben oltre l’urna funeraria. È nelle parole che i bambini cubani hanno imparato sui banchi di scuola, nelle pagine de La Edad de Oro, nella poesia della rosa bianca, nelle sue riflessioni sulla libertà e nel dovere di essere uomini e donne del proprio tempo.
E il mausoleo sembra racchiudere tutto questo in un’unica immagine: un uomo che riposa sotto la bandiera della sua patria, mentre la luce del sole continua a raggiungere la sua tomba.
È forse questo il significato più profondo dell’architettura dedicata a Martí: non costruire semplicemente una grande tomba per un eroe, ma creare uno spazio nel quale la sua memoria continui a essere illuminata, letta e trasmessa. Perché Martí non appartiene soltanto alla storia di Cuba, appartiene anche a quella parte dell’infanzia in cui si imparano le prime poesie, si ascoltano le prime storie e si scopre che una semplice rosa bianca può diventare il simbolo di un’intera idea di vita.
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Yuleisy Cruz Lezcano è poetessa, scrittrice, traduttrice e attivista. Nata a Cuba e residente a Marzabotto (Bologna), è autrice di diciotto libri e da anni dedica la sua attività letteraria e culturale ai temi dei diritti umani, della violenza di genere e della sicurezza sul lavoro.
Nel 2026 ha pubblicato Crimini della sicurezza, vincitore del Premio Internazionale Letteratura Italiana Contemporanea 2026. Nel 2024 Di un’altra voce sarà la paura, dedicato alle donne vittime di violenza, è stato candidato al Premio Strega Poesia.
Laureata all’Università di Bologna, affianca alla scrittura attività di conferenza, formazione e sensibilizzazione sui temi della prevenzione e dell’impegno civile.