apertamente_logoapertamente_logoapertamente_logoapertamente_logo
  • Home
  • Statuto
  • Persone
  • Scrivono per noi
  • Attività
  • Premio Roberto Visintin
  • Contatti

L’affaire Ceuta e la politica migratoria europea – parte prima

Categories
  • Europa
  • Italia
  • Mondo
Tags

Di Cosimo Risi.

            “Dopo il 30 e il 31 luglio, voci e false informazioni hanno cominciato a diffondersi sui social media collegati a Russia e Israele, nonché all’estrema destra internazionale, che sempre usa le migrazioni non solo per attaccare la Spagna ma anche per attaccare l’Europa e dividerla”. La disinformazione ha lasciato credere che l’accesso a Ceuta sarebbe stato facile, i respingimenti non sarebbero stati immediati, la sentenza della Corte Suprema li avrebbe resi difficili al punto che molti migranti sarebbero riusciti a spostarsi sul continente e di là muovere verso il nord Europa.

Questi sono i passaggi salienti dell’intervista che il Presidente del Governo spagnolo ha rilasciato alla stazione radio Cadena SER. Per Pedro Sanchez ci sarebbero le prove delle responsabilità di Russia e Israele: Mosca risponde all’atteggiamento spagnolo sulla guerra in Ucraina, Gerusalemme reagisce alla posizione spagnola sulla crisi di Gaza ed alle accuse di genocidio. Non vi sarebbero invece le prove che il Governo marocchino sia coinvolto. Da Rabat la cooperazione è scattata immediata ed efficace, buona parte dei migranti è rimpatriata subito.

È incerto il numero dei restanti: basso secondo le autorità centrali, alto secondo le autorità locali. Tafferugli si registrano fra la polizia ed i migranti per l’accesso alla tensostruttura allestita per accoglierne un numero ridotto rispetto ai richiedenti. Il governo vara un pacchetto di aiuti a Ceuta per fronteggiare la crisi, sostanzialmente ridimensionata rispetto ai numeri della prima ora ma ancora aperta.

 L’Italia attiva subito i controlli ai porti ed agli aeroporti per i passeggeri provenienti dalla Spagna. In settembre, per altri quindici giorni, rinnova la sospensione dei benefici Schengen. Teme che elementi sgraditi possano penetrare nella penisola. Come ragione adduce la tutela della sicurezza nazionale. L’argomento è contestato dalla Spagna e ridimensionato dalla Commissione. La finalità di Bruxelles è che la crisi di Ceuta non comprometta l’intero sistema Schengen, con la rincorsa alle protezioni nazionali.

Dalle parole di Sanchez si può inferire che esisterebbe un legame fra Israele e Stati Uniti. Il Presidente americano lo ha criticato per la mancata collaborazione nel conflitto con l’Iran: egli ha negato l’uso delle basi spagnole all’aviazione americana, ha declamato il manifesto pacifista del generale “no” alla guerra. Per ritorsione Donald Trump ordina di sospendere qualsiasi cooperazione bilaterale con la Spagna, invita gli amici ad attenersi a questa linea. Israele, in quanto parte del conflitto con l’Iran, si attiene. Nota è la sua vicinanza agli Americani, viva è la sua polemica verso gli Spagnoli, li accusa di premiare il terrorismo con il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Attorno all’affaire Ceuta si intrecciano le strategie politiche di vari soggetti. La destra sovranista europea intende fare delle migrazioni il tema di punta delle campagne elettorali in Francia, Italia, Germania, Spagna, e cioè gli stati membri più esposti su questo fronte. La Russia intende destabilizzare il continente europeo con la guerra ibrida degli attacchi informatici e della disinformazione. Israele contrasta qualsiasi paese ne critichi la politica mediorientale.

 Sanchez solleva alcuni punti cruciali. Le migrazioni di massa dal sud verso il nord e, nel caso specifico, dal Maghreb in quanto territorio di transito o di origine verso l’Europa continentale sono uno strumento di lotta politica. Lo strumento è esercitato in maniera dubitativa dal Marocco nel caso di Ceuta, scientemente da altri paesi rivieraschi lungo diverse rotte. È maneggiato dai trafficanti di esseri umani e agitato dai paesi terzi controinteressati alla tenuta europea nelle crisi mondiali. Si profila la saldatura fra le destre europee e le strategie di alcuni governi, accomunati le une e gli altri dalla linea di indebolire l’Unione europea nel suo insieme. Le pressioni esterne sono il detonatore delle contraddizioni interne.

Sanchez richiama il principio europeo di solidarietà come antidoto alla lacerazione del tessuto comune. All’Italia risponde attivando i controlli sui passeggeri in maniera simmetrica ai controlli italiani, rimprovera la scarsa solidarietà, Madrid al contrario si mostrò solidale nella crisi di Lampedusa. Argomenta che le valutazioni della Commissione tendono a ridimensionare il rischio di trasferimenti di massa da Ceuta verso il continente. Sul piano generale ritiene che sia in corso la lotta politica fra i governi di destra ed i governi progressisti per spostare l’asse europeo in senso conservatore. Il pensiero va non solo a Roma ma a quanto potrebbe accadere a Berlino e Parigi.

In questa materia a competenza mista le risposte degli stati membri sono modulate sia sulle esigenze di sicurezza che su considerazioni di politica interna, specie nell’imminenza di elezioni. La campagna di comunicazione mira ad accrescere la sensibilità dell’elettorato ai rischi dei flussi migratori. Poco rileva se il diffondere il sentimento di insicurezza abbia un fondamento o sia maliziosamente indotto. Importa che influisca sulle intenzioni di voto.  

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org