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Perdita delle prospettive

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Di Massimo Bulli.

Ci sono notizie che, apparentemente, non hanno carattere esplosivo. Ma che, in realtà, contengono elementi che rivelano cambiamenti nel panorama politico e sociale del territorio molto importanti. Si potrebbe dire epocali.

È il caso della firma del Protocollo di collaborazione tra Regione e Fincantieri per il rafforzamento dell’occupazione, della formazione e dell’innovazione nel settore navalmeccanico (2 luglio 2026), stipulato tra Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Fincantieri.

Rappresenta un accordo di collaborazione tra Fincantieri e Regione per la gestione delle maestranze nello stabilimento di Monfalcone senza il coinvolgimento dell’Amministrazione comunale di Monfalcone. Una notizia molto pesante.

La città di Monfalcone è cresciuta intorno alla Grande Fabbrica; ad essa deve lo sviluppo economico e la rilevanza regionale e, parallelamente, la città ha sostenuto negli anni anche i costi sociali derivanti dalla sua crescita, in particolare dalla fine degli anni Novanta, quando il massiccio ricorso al sistema degli appalti e subappalti ha modificato profondamente la composizione della forza lavoro, favorendo una consistente immigrazione, in particolare dal Bangladesh e da altri Paesi asiatici.

Ma ora l’Amministrazione comunale di Monfalcone, per Fincantieri, non sembra più essere un interlocutore.

Un rapporto istituzionale ormai compromesso. Tutto questo è surreale, se non devastante.

L’Amministrazione comunale ha costruito buona parte della propria iniziativa politica attorno alla gestione dell’immigrazione, assumendo spesso, in omaggio alle ideologie che caratterizzano la sua componente politica, posizioni fortemente critiche e avverse nei confronti della comunità musulmana, alla quale vengono attribuite tutte le problematiche sociali di Monfalcone, e attribuendo altresì a Fincantieri una parte significativa delle responsabilità legate ai cambiamenti demografici della città.

Ne sono derivati anni di rapporti difficili tra Comune e azienda, accompagnati da polemiche pubbliche e da richiami della stessa Fincantieri affinché il proprio nome non fosse utilizzato nella propaganda politica.

Le tensioni hanno raggiunto anche il piano istituzionale e giudiziario.

Un primo segnale è stata l’assenza di rappresentanti comunali al varo della Norwegian Aqua, evento che tradizionalmente vede la partecipazione delle principali istituzioni del territorio. Ciò è intervenuto nel corso di un contenzioso sulle deroghe alle emissioni acustiche richieste da Fincantieri per lavori straordinari, dal quale è poi scaturita una richiesta di risarcimento milionario nei confronti del Comune, tuttora pendente. Una questione non da poco, che forse rappresenta il vero punto di svolta nei rapporti tra Comune e “Cantiere”.

Poi c’è stata la cerimonia di consegna della Mein Schiff Flow, alla quale il sindaco di Monfalcone è stato invitato e ha potuto anche effettuare un intervento.

Ma l’attenzione principale andrebbe invece dedicata a quello che è stato l’intervento dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo Fincantieri, dott. Folgiero, che ha affermato testualmente:

“C’è un’economia che in dieci anni vale 60 miliardi che però su tutti i cancelli crea un punto di fulcro e questo fa parte di essere un Paese industriale. Se non vogliamo fare alberghi e resort al posto dei cantieri dobbiamo disegnare un percorso che senza bacchette magiche si occupa costantemente del peso che questo grandissimo corpo crea come un fulcro sul cancello del cantiere.”

Una frase che risuona come un blando ma significativo monito all’atteggiamento di pressione che il Comune ha voluto esercitare nei confronti di Fincantieri con un ostruzionismo burocratico su una questione tecnica che, a tutti gli effetti, a prescindere dagli aspetti formali, appariva evidentemente strumentale a una contrapposizione finalizzata a esercitare un controllo sulle politiche di assunzione della manodopera, tale da escludere i lavoratori provenienti da alcune aree geografiche.

Anche la scelta dell’Amministratore Delegato di non voler fare dichiarazioni sulla causa in corso con il Comune, definendola una “questione separata”, è apparsa come la determinazione di distinguere il rapporto industriale con il territorio dal contenzioso amministrativo. Quasi che la cortesia istituzionale di avere invitato il primo cittadino, rappresentante della comunità monfalconese, andasse distinta dalla gestione delle questioni amministrative, legate principalmente all’orientamento politicamente voluto dall’Amministrazione comunale.

Alla luce di questi avvenimenti, la firma del protocollo tra Regione e Fincantieri assume un significato che va oltre il suo contenuto tecnico.

Naturalmente la risposta dell’Amministrazione comunale non si è fatta attendere e, a mezzo stampa, ha cercato di proporsi come protagonista di questo accordo, che deriverebbe da proposte a suo tempo formulate proprio dal Comune, tese a una migliore gestione della socialità del territorio con la collaborazione di Fincantieri e della Regione.

Affermazioni che stridono fortemente con i noti comportamenti dell’Amministrazione nei confronti dei bengalesi, con l’atteggiamento fin qui critico verso Fincantieri e con le dichiarazioni rese nei confronti di quanti, nelle scorse settimane, anche associazioni di cittadini, avevano chiesto, a vari livelli, un’analisi dei fenomeni migratori condotta in maniera scientifica.

Di questo “progetto a tre gambe” — Comune, Regione e Fincantieri — per la gestione dei problemi sociali legati all’immigrazione, insomma, sino ad ora non si era percepito nulla ed è lecito chiedersi quanto vi sia di fondato.

Il cantiere del futuro e il futuro della città

Ma la perdita di ruolo di questa Amministrazione non è la sola nota particolare che emerge da questa situazione.

Durante la cerimonia della Mein Schiff Flow, Fincantieri ha illustrato le proprie strategie di innovazione: robotica, intelligenza artificiale, robot umanoidi per la saldatura, cani robot destinati alle ispezioni, droni e sistemi collaborativi.

L’obiettivo dichiarato è automatizzare le attività più pesanti, ripetitive e pericolose, aumentando nello stesso tempo il fabbisogno di personale altamente qualificato.

Questa trasformazione apre inevitabilmente interrogativi sul futuro dell’occupazione.

È possibile che, nel tempo, alcune mansioni oggi svolte prevalentemente da lavoratori stranieri vengano progressivamente automatizzate.

Non a caso, durante la cerimonia, si è parlato di maestranze maggiormente specializzate “anche italiane”. Se ciò accadrà, cambierà anche la composizione della forza lavoro e, di conseguenza, l’equilibrio sociale ed economico della città.

Per gestire possibili scenari del genere sarebbe importantissimo un lavoro condotto in modo pragmatico e non ideologico, con un’efficace concertazione tra tutti i soggetti del territorio.

Nel frattempo Fincantieri continua a sviluppare la propria presenza anche in altri territori.

Dal sito di Fincantieri apprendiamo dell’ampliamento dello stabilimento di Ancona, della riorganizzazione produttiva con alcune lavorazioni trasferite in Romania e degli accordi di formazione avviati in Albania, che dimostrano come il Gruppo stia ragionando su scala internazionale.

Non significa necessariamente che Monfalcone perderà il proprio ruolo strategico, ma evidenzia come nessun sito produttivo possa considerarsi al riparo dalle trasformazioni in corso.

Il cantiere del futuro richiede una politica all’altezza”,

La questione centrale, allora, non riguarda soltanto il rapporto conflittuale tra Comune e Fincantieri. Riguarda soprattutto la capacità della città di partecipare alla costruzione del proprio futuro.

Se Fincantieri immagina il cantiere dei prossimi vent’anni, la politica locale dovrebbe interrogarsi su come accompagnare quella trasformazione, preparando nuove competenze, affrontando gli effetti sociali dell’innovazione e costruendo rapporti istituzionali solidi. Appare pertanto molto riduttivo il giudizio tranciante che il Comune ha voluto esprimere, per esempio, sull’iniziativa “Monfalcone 2040”.

Una collaborazione stabile tra impresa, Comune e Regione non eliminerebbe tutti i problemi, ma consentirebbe almeno di affrontarli con strumenti condivisi.

La vera perdita di prospettiva non consiste soltanto nell’esclusione da un protocollo. Consiste nel rischio che Monfalcone perda progressivamente la capacità di incidere sulle scelte che determineranno il proprio futuro.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org