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Il fallimento della narrazione leghista: da Marostica a Monfalcone

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Di Massimo Bulli.

Ha sollevato un vespaio di polemiche l’iniziativa di una scuola di Marostica di portare i bambini di una classe quinta a Trieste per incontrare i migranti e aiutarli a servire i pasti.

L’attività si inseriva all’interno di un progetto educativo impostato sulla migrazione lungo la rotta balcanica; la preparazione prevedeva anche l’esperienza di camminare bendati e a piedi nudi (ovviamente in un percorso protetto) per comprendere il viaggio dei migranti. “Abbiamo fatto un percorso a occhi bendati e scalzi perché nella rotta balcanica le scarpe e i calzini dei migranti si rompono… e loro camminano nel buio per non farsi trovare dalla polizia”, si legge in una citazione.

Ovviamente, molti rappresentanti della destra si sono scagliati contro le insegnanti, parlando di “lavaggio del cervello dei bambini”, di «immagini vergognose» e di «scene inaudite».

È stato affermato che «la scuola non deve esporre i bambini a messaggi diseducativi», e la vicenda ha sollevato interrogazioni parlamentari e l’invio di ispettori del ministero. Per chi conosce la narrazione della destra — in particolare della Lega, ma non solo — tutto questo appare ovvio. La destra, infatti, si fonda sulla narrazione: il racconto di un mondo popolato da nemici, migranti e islamici, descritti como parte di un complotto internazionale per la “sostituzione etnica”. Una massa indistinta di nemici senza volto.

È evidente che iniziative di questo tipo rischiano di dare a questa umanità disperata una consistenza reale: un volto, una bocca da sfamare, un viso da riconoscere, dei piedi piagati da curare. Esse offrono alle nuove generazioni un autentico messaggio educativo. I messaggi diseducativi sono ben altri: sono quelli che parlano di remigrazione, di “farli affondare con i loro barconi” o di respingerli nel fango e nel freddo alla frontiera balcanica.

Tra propaganda e realtà: i decreti flussi e il caso Monfalcone

La destra si affida alla narrazione perché i fatti, poi, dimostrano il contrario. Il Governo non può sottrarsi alla necessità di firmare decreti flussi per centinaia di migliaia di immigrati, poiché il bisogno di manodopera non si può eludere. Quindi, nei fatti agevola l’immigrazione, mentre nella narrazione la combatte.

Ma per contrastare — seppur solo nell’immaginario — l’immigrazione che pure produce, ha bisogno di tacitare le coscienze, di annullare la colpa e di derogare a quegli stessi principi cristiani che tanto dichiara di difendere. Per fare questo, deve annullare la considerata consistenza fisica degli immigrati, spersonalizzarli e ridurli a numeri, a ombre minacciose o a fantasmi senza volto, descritti come privi di dolore, sofferenza e disperazione, e motivati solo a minacciare il nostro mondo protetto.

L’iniziativa della scuola di Marostica rischia quindi di incrinare il castello di bugie di questa narrazione.

In questo filone si colloca anche il rifiuto per le iniziative che stanno sorgendo intorno al caso Monfalcone (dove l’episodio di Marostica è stato rievocato per bocca di una ex sindaca e attuale europarlamentare). Tali progetti vorrebbero dare una corretta dimensione ai problemi dell’immigrazione partendo da studi mirati, per “affrontare in modo organico e non emergenziale le peculiarità sociali, economiche, demografiche, culturali e religiose che interessano Monfalcone e il mandamento monfalconese”, cosa che “richiede uno strumento capace di leggere questi fenomeni nel loro insieme, evitando approcci conflittuali o meramente propagandistici”.

Con queste premesse è stata presentata una proposta di legge regionale mirata a “favorire la coesione e il rilancio sociale dell’area monfalconese”, oltre all’iniziativa di un gruppo di cittadini nel progetto “Monfalcone40”, volto a indagare come sarà nel 2040 una città a fortissima immigrazione come Monfalcone. Le risposte della destra, maggioranza politica in Regione e nel Comune, sono scontate: definiscono la proposta una «legge regionale a favore della comunità bangla di Monfalcone e per il suo sviluppo nel mandamento», un «tentativo di affrontare problemi reali con strumenti ideologici, costosi e profondamente contraddittori» che «favorisce, se non addirittura privilegia, solo la comunità straniera».

Le soluzioni proposte in alternativa dalla destra sono, ovviamente, di stampo repressivo: controlli rigorosi, rispetto delle regole e un’integrazione fondata sui doveri oltre che sui diritti. Si assiste così alla negazione di politiche di indagine finalizzate all’integrazione, poiché la propaganda leghista è incentrata sulla negazione dell’umanità degli immigrati — che devono essere solo controllati — e sul rifiuto di politiche definite “buoniste”.

Le responsabilità del governo locale e il valore dell’umanità

Il completo fallimento della destra nella gestione dell’immigrazione — in termini di tensione abitativa, difficoltà nelle scuole e sovraccarico dei servizi pubblici — viene sistematicamente addossato a un non meglio precisato “modello” che una non meglio definita “sinistra” avrebbe sostenuto politicamente e culturalmente per anni. La destra dimentica di essere al governo del territorio e di essere la responsabile della gestione della macchina amministrativa a Monfalcone negli ultimi dieci anni, proprio il periodo in cui si è verificata la quota più consistente dei flussi migratori.

Tuttavia, è evidente che queste critiche, peraltro contraddittorie, sono strumentali a giustificare il rifiuto di qualunque iniziativa in grado di dare contorni diversi alla narrazione della destra sull’immigrazione. Frasi come “Monfalcone non ha bisogno di tornare a essere un esperimento permanente del multiculturalismo ideologico” rivelano la paura che si vada a scavare sulle incapacità della destra di comprendere i fenomeni migratori. Al contrario, un’analisi approfondita sarebbe necessaria proprio per — come affermato dagli stessi esponenti leghisti — “difendere la coesione sociale, la qualità della vita dei cittadini e l’identità del territorio”.

Nella declinazione della destra, però, questi concetti assumono un significato distorto: la “coesione sociale” viene limitata solo ad alcuni elementi della società, rifiutando il fatto che la nostra realtà sia ormai multietnica, multireligiosa e variegata. Questo rifiuto nasce proprio dal principio di base della disumanizzazione del migrante. Un principio che la società civile sta rifiutando attraverso iniziative come quella della scuola di Marostica. Si tratta  invece di percorsi fondamentali perché, in un mondo vittima della violenza e delle semplificazioni delle destre, la vera ricchezza che possiamo e dobbiamo recuperare si chiama umanità.

crediti foto: 10.12.2020, Kroatien, —: Alia und ihr fünfjähriger Sohn durchqueren einen Wald an der bosnisch-kroatischen Grenze. Migrantenfamilien sind bei kaltem Wetter in Bosnien unterwegs, während sie versuchen, den Westen zu erreichen. Die Europäische Union warnt das Balkanland, dass es handeln muss, um eine humanitäre Katastrophe zu verhindern. Foto: Marc Sanye/AP/dpa +++ dpa-Bildfunk +++

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