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Senza patria. Un sogno operaio tra le due guerre mondiali

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un libro di Gabriele Polo

Il libro edito da Edizioni Alegre racconta la storia di due fratelli, nati da una famiglia di contadini e marinai che vivono – a volte subendo a volte da protagonisti – gli eventi che interessano la regione del Litorale Adriatico tra i primi anni e la metà del XX secolo, eventi che qui assumono spesso contorni estremi. Una brusca industrializzazione; la prima guerra mondiale e la fine dello stato multietnico; l’avvento del regno d’Italia e del fascismo che si impone come dominio nazionale aprendo uno scontro con le popolazioni slave. Una nuova guerra, l’annessione al Reich e la lotta partigiana; la liberazione e l’occupazione slovena di Trieste e Gorizia;  lo scontro sui confini del dopoguerra, con l’esodo degli istriani verso l’Italia e il controesodo politico di tremila operai isontini verso la Jugoslavia; il dopoguerra e la rottura Tito-Stalin, con la repressione degli “internazionalisti italiani”.

Nel cuore della vecchia mitteleuropa, è ambientato un romanzo che ha per sfondo avvenimenti realmente accaduti: in pochi anni i confini degli stati cambiano più volte, le popolazioni migrano, si “contaminano” o si scontrano, i conflitti nazionali e politici si sovrappongono a quelli culturali ed etnici.

E mentre le rotture della “grande storia” scandiscono il racconto e cambiano la vita delle persone, i protagonisti si misurano con questioni di fondo che ancora oggi riguardano il destino dell’Europa: cosa definisce l’appartenenza a una comunità? Cosa sono una nazione e una “patria”?

Loro – “presi in mezzo” sul crinale tra Occidente e Oriente –  reagiscono costruendo un’identità collettiva che si vuole indipendente; contro l’identità a loro estranea della “nazione” (e del nazionalismo) l’identità materiale del lavoro (e l’internazionalismo), che un po’ paradossalmente si radica sul cosmopolitismo autoritario dell’Impero Asburgico.

Un sogno di libertà, un tentativo di essere protagonisti del proprio destino.

Un insieme di “piccole storie” che sfidano la “grande storia”, che – alla fine – imporrà le vie “nazionali” anche dentro il loro campo.

I nostri due fratelli diventano i testimoni dei “confini” che cambiano la vita di un paio di generazioni e la realtà di un territorio: una storia locale paradigma di una grande storia e di questioni ancora aperte.

Gabriele Polo, giornalista, è stato direttore del manifesto. Si è sempre occupato di storia sociale e del lavoro ed è autore di numerose pubblicazioni tra cui “Lavorare manca” (Einaudi 2014), “Il mese più lungo” (Marsilio 2015), “Assalto a san Lorenzo. La prima strage del fascismo al potere” (Donzelli, 2024).

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