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Ciao Gino

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Di Vincenzo Compagnone.

Gino Paoli ha fatto irruzione nella mia vita quando, bambino, abitavo con i miei genitori a Trieste, dove mio padre, ferroviere, era stato trasferito.
Aveva appena comprato un giradischi, e il primo 45 giri che varco’ la porta di casa fu, manco a dirlo, “Sapore di sale”. Piaceva un sacco a mia madre, che lo metteva e rimetteva in continuazione sul piatto.

Io ascoltavo senza comprendere davvero tutto, e forse era proprio questa la magia: certe voci arrivano prima delle parole, del significato, prima perfino dell’età giusta per capirle. Entrano in noi e basta. Restano e si depositano in un angolo invisibile della memoria, dove costruiscono la loro casa.

Io, Gino, lo ricordo così, una voce che passava da una stanza all’altra, nei pomeriggi afosi d’estate. Mia madre – documentatissima – mi racconto’ che era nato a Monfalcone, ma che con la sua famiglia si era trasferito presto a Genova: la Genova di Fabrizio De Andre’, di Luigi Tenco, di Bruno Lauzi. La famosa scuola dei cantautori genovesi.

Ovviamente da piccolo non sapevo nulla dei  suoi eccessi, delle contraddizioni, delle ombre, degli amori ingombranti, della vita vissuta un po’ spericolatamente. Del colpo di pistola e della pallottola nel cuore. Non sapevo niente del peso che può avere il genio quando un uomo nasce e vive con questo dono. Ma sentivo già che dentro le sue canzoni c’era la verità.

Gino Paoli è stato un artista capace di trasformare il quotidiano in poesia, il dettaglio in destino, la fragilità in linguaggio universale. Cantava tutto ciò che nell’amore si spezza, si attarda, si perde, si rimpiange.

Per questo era un gigante.
In un tempo come il nostro, così ossessionato dall’apparire forti, invincibili, la sua voce ci ricordava invece che la grandezza, molto spesso, abita in ciò che forte non e’.

Con Gino Paoli non se ne e’ andato soltanto un grande della musica italiana. Ci ha lasciato l’ultimo dei poeti. Se ne e’ andata una voce che ha spiegato a generazioni intere che si può essere profondi senza inutili esibizionismi.

Ciao Gino: ci hai insegnato a sentire quella parte di noi che, ascoltandoti, si è sentita meno sola, meno sbagliata, meno afflitta dai propri dolori.

Io questo lo so da quando ero bambino: certe voci crescono dentro.
E allora oggi non sento solo tristezza ma profonda ed eterna riconoscenza. La stessa che avevo per Ornella Vanoni: morti entrambi a 91 anni. Ornella il 21 Novembre, lui il 24 Marzo.

Si ritroveranno certamente nella stessa stanza, sotto lo stesso cielo.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org