Recensione di Lucio Ulian.
«Oggi non c’è giustizia sociale senza giustizia ambientale e viceversa». Da questa convinzione prende avvio Clima ingiusto. Il welfare per un patto eco-sociale (Donzelli, 2025), il saggio in cui Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza intrecciano analisi, testimonianze e visione politica per raccontare come la crisi climatica stia diventando una delle più grandi fonti di disuguaglianze del nostro tempo.
Il libro si sviluppa dalla narrazione di sette storie, sette volti: Margherita, Antonio, Dimitri, Adele, Rossella, Giacomo, Ester. Persone comuni, che vivono «una doppia ingiustizia, sociale e ambientale», intrappolate in appartamenti troppo caldi o troppo freddi, in periferie inquinate, in case devastate da alluvioni. Sono loro la bussola del libro: vite concrete che mostrano come la povertà energetica, la solitudine e la vulnerabilità climatica facciano già parte della nostra quotidianità.
Per gli autori, la sfida non è soltanto adattare i sistemi di welfare a nuovi rischi, ma ripensarli dalle fondamenta. Come scrivono: «non basta verniciare di verde le politiche sociali», serve un welfare che integri ambiente, energia e diritti. Uno stato sociale capace di prevenire e non solo riparare. Nasce così la proposta di un welfare energetico-climatico. Uno strumento che metta in relazione «reddito, tecnologie, relazioni e comportamenti».
La riflessione di Carrosio e Cogliati Dezza affonda le radici in una genealogia politica e culturale. Ripercorrendo la storia della giustizia ambientale, ricordano come il concetto sia nato nei movimenti afroamericani degli anni Settanta e si sia evoluto fino a includere la giustizia climatica e sociale. «Le emergenze ambientali non colpiscono tutti allo stesso modo», scrivono, «ma penalizzano chi vive già in condizioni di fragilità». Dalle periferie inquinate di Taranto o Brescia alle aree interne colpite da dissesto idrogeologico, la crisi ecologica mostra sempre lo stesso volto: quello dei più poveri.
Uno dei passaggi più pregnanti del volume riguarda il rischio di una transizione ingiusta. Gli autori denunciano come molti incentivi ambientali – dalle detrazioni per l’efficienza energetica ai bonus rottamazione – abbiano finito per «escludere le famiglie incapienti», rafforzando le disuguaglianze invece di ridurle. È la prova che anche le politiche verdi possono essere socialmente inique se non partono dal punto di vista dei vulnerabili.
Nelle pagine del libro si sente forte l’eco dell’esperienza degli autori nel Forum Disuguaglianze e Diversità. Non a caso, la prefazione di Fabrizio Barca parla di «impianto concettuale e storico, pragmatismo e immaginazione sociale»: gli ingredienti, dice, per «strappare le nostre società alla deriva». È la stessa idea che attraversa tutta l’opera: il bisogno di un nuovo patto ecosociale, in cui le politiche ambientali diventino anche strumenti di equità e partecipazione.
La scrittura alterna il rigore del saggio alla forza della narrazione. Quando gli autori raccontano di Adele, ex commessa che d’inverno «chiude la manopola dei termosifoni e scalda soltanto la cucina», o di Ester, bambina che «vive in un container dopo l’esondazione del fiume Idice», il lettore sente sulla pelle la concretezza dell’ingiustizia climatica. E comprende che la crisi non è una previsione del futuro, ma un fatto del presente.
Nelle ultime pagine, Carrosio e Cogliati Dezza raccolgono i segnali di una possibile rinascita: le comunità energetiche, i presidi territoriali, le esperienze di mutualismo locale che sperimentano un welfare dal basso. Le chiamano «tracce di welfare energetico-climatico»: germogli che dimostrano che «si può fare», ma che attendono di essere riconosciuti e messi a sistema.
Clima ingiusto non è solo un libro d’analisi, è un appello. Un invito a pensare la transizione ecologica come occasione di giustizia, non come nuovo terreno di esclusione. «O la transizione ecologica sarà socialmente desiderabile o non ci sarà», scrivono citando Alex Langer. È questa la lezione più urgente: senza giustizia sociale non c’è futuro sostenibile.
Con un linguaggio accessibile, capace di unire teoria e azione, Carrosio e Cogliati Dezza ci consegnano un testo indispensabile per capire che il cambiamento climatico non si combatte solo con la tecnologia, ma con la politica, la solidarietà e l’immaginazione. Come ricordano citando Thomas Sankara, «per ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio d’inventare l’avvenire». E il loro libro è un invito collettivo a farlo.
26 novembre 2025
Lucio Ulian
Autori
Giovanni Carrosio insegna Sociologia dell’ambiente e Sistemi a rete, territorio e sviluppo all’Università di Trieste. È membro del Coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità e presidente dell’associazione Aree Fragili. Con Donzelli ha pubblicato I margini al centro. L’Italia delle aree interne tra fragilità e innovazione (2019).
Vittorio Cogliati Dezza è stato presidente nazionale di Legambiente dal 2007 al 2015. Oggi è membro del Coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità e si occupa di giustizia ambientale e sociale. Tra le varie pubblicazioni, è autore di Alla scoperta della green society (Ed. Ambiente, 2017), ha collaborato alla stesura del le 15 Proposte per la giustizia sociale (il Mulino, 2019), e recentemente Ci vorrebbe una sartoria per la vulnerabilità energetica (in «Prisma», luglio 2025).
