di Franco Belci
La vicenda è nota. Jannik Sinner ha rinunciato a partecipare alla coppa Davis, vinta dall’Italia per due volte con l’altoatesino che si è dimostrato determinante, praticamente da solo: ha vinto tutti gli incontri, di singolo e di doppio. Quest’anno, dopo malesseri e incidenti che si sono aggiunti ai tre mesi di immeritata squalifica, ha deciso di saltare l’impegno per il sovrapporsi delle gare che hanno assunto un ritmo insostenibile, provocando, soprattutto col caldo moltiplicato dalle superfici sintetiche, malori, incidenti, perfino episodi di depressione o di nevrosi.
Però il presidente dell’ATP, l’italiano Gaudenzi, non si è scomposto: guadagnano tanto, quindi possono tranquillamente farsi male, come se contassero solo gli introiti e i soldi, alla faccia della salute: che è una per tutti, anche per questi uomini-azienda, per i quali un infortunio può significare la fine della carriera. I campioni se la cavano lo stesso, i comprimari no.
Lo stesso avviene con lo sci: Goggia, Brignone, Bassino hanno avuto incidenti gravissimi; e sono morti, quest’anno, per varie cause, tre atleti: Mattia e Daniele Boër, Matteo Franzoso; lo scorso anno Matilde Lorenzi, tanto per restare in Italia. Sofia Goggia (soprannominata “Bravehearth”) ha spiegato, in un’intervista, che gli attuali sci sono diventati missili e che servono nuove misure di sicurezza. Inascoltata dai fautori dello spettacolo, tifosi compresi: anche le cadute sono spettacolari e ti tengono col fiato sospeso talvolta per ore.Fa parte dello “spettacolo”. Incidenti e morti? Ci si dispiace, poi si dimentica.
Tornando a Sinner, la sua partecipazione alla Davis avverrebbe due giorni dopo la finale ATP, che con grande probabilità, sarà, come sempre negli Slam, Sinner-Alcaraz. I tifosi lo vogliono, naturalmente, vincente in entrambe, ma lui ha spiegato che non ce la fa più. Del resto l’ Italia (grazie al fenomeno Jannik) ha dieci dei primi cento giocatori al mondo: vincere è ugualmente possibile.
Però si scatena l’inferno mediatico. Si raccolgono firme, ci si appella al presidente della Repubblica; lo si definisce “traditore” di una patria in caduta libera economica, sociale e culturale, oppure “crucco”, per il suo accento tedesco che dà fastidio al popolo di italianisti da social; e poi “evasore” nella patria in cui il fenomeno ha raggiunto a livelli stellari.
Non mi soffermo sulle prime due, accuse, incommentabili, ma sulla terza, che è del tutto falsa. Certo, Sinner è ricco, ma non è un evasore. Lo sono invece quelli che in Italia fanno ricadere su lavoratori dipendenti e pensionati il 70% del carico fiscale e che magari si scagliano contro il tennista. Jannik le paga: certo all’estero. Meglio se le pagasse in Italia? Certamente si. Però sono anni che tennisti, calciatori, piloti di moto e auto, grandi ciclisti assumono la residenza a Montecarlo, il cui sistema fiscale premia grandi imprenditori, grandi sportivi, grandi attori e grandi artisti. Qualcuno lo scopre solo oggi. Sinner, Djokovic, e altri campioni sono veri e propri uomini (e donne) azienda con quindici-venti dipendenti pagati lautamente, dal medico al fisioterapista, al preparatore atletico ai boy guard (non è facile muoversi tra migliaia di persone che ti vogliono vedere e toccar).
Ho cercato allora di approfondire la questione. La sintetizzo: il sistema fiscale del principato non si basa sull’Irpef, (tranne che per i francesi, per ovvi motivi) ma sull’Iva al 20% sui consumi e sulla compravendita immobiliare (il principato è …ricco di famiglia) che finanziano l’intero sistema. Da noi, come tutti sappiamo fin troppo bene, l’Iva, è, anch’essa, costantemente evasa.
L’imposta sugli utili, per le aziende che operano soprattutto fuori dal principato è del 25%. E’ il caso dell’ “azienda Sinnner”, dai cui guadagni lordi bisogna sottrarre la retribuzione dei dipendenti, che pagano le tasse in Italia: non proprio bruscolini, è pure datore di lavoro.
Certo, gli rimangono milioni ugualmente, tanto che ha assunto iniziative di beneficenza e di aiuto per i bambini non abbienti appassionati di tennis.
Sui contratti pubblicitari Jannik paga dunque l’ Iva a Montecarlo. Ma la gran parte dei guadagni gli arrivano dai proventi delle vittorie nei tornei: in quel caso le tasse vengono pagate nel Paese organizzatore secondo i rispettivi sistemi fiscali: per gli Slam, Francia, Regno Unito, Usa e Australia. Quando Sinner gioca a Roma, le paga in Italia.
Certo, quello di Montecarlo è un sistema che premia l’imprenditoria. Ma è del tutto trasparente e, per l’IVA, severissimo sull’evasione: a meno che tu non sia nativo, perdi la cittadinanza se non la paghi. Magari fosse così in Italia.
Ovviamente nessuno di noi comuni mortali avrebbe interesse ad andare a abitare nel principato: lo hanno fatto però – come ho accennato – generazioni di sportivi, compreso Pietrangeli che ci vive da 50 anni senza che nessuno se ne sia accorto. In quanto ad Alcaraz (che l’informatissimo Bruno Vespa vitupera, lui, che guadagna poco, ma chiama “Alvarez”), i suoi guadagni sono gestiti da due società gestite dal padre come amministratore unico. Una funge da holding e controlla l’altra che si occupa di proprietà immobiliare, che com’è noto è in Spagna costituisce un grande business tanto da aver provocato una “bolla” due anni fa che ha mandato, come negli Usa, sul lastrico molti. Non ho ovviamente il tempo (e lo spazio) per verificare perché, al fine di gestire gli affari di famiglia (Alcaraz) siano necessarie due società, ma temo che il patriottismo c’entri poco e il calcolo un po’di più. Certo, posso sbagliare e quindi lo dico in forma dubitativa. Infine, a cos’è ridotto il “patriottismo” in Italia, al netto di coloro che vi hanno ricostruito un’ideologia nostalgica del Ventennio? Alla movida quando vincono le nazionali di volley (campioni del mondo maschile e femminile, farcite di migranti di seconda e terza generazione),di basket (femminile), di calcio (femminile). O al ciclismo quando vinceva Nibali (residente in Svizzera) o, talvolta, Ganna (residente, guarda caso, anche lui in Svizzera, nel quale ogni Cantone ha il suo sistema). Però siamo molto meno patrioti quando si tratta di pagare le tasse, che è esattamente il motivo per il quale, al netto del tifo, me la prendo tanto a cuore su questa questione. Il riferimento al livello di evasione in Italia è troppo noto e non dovremmo prendercela con Sinner ma con chi dichiara un reddito minore dei propri dipendenti. Ma anche noi, di “sinistra” (lo metto tra virgolette perchè mi pare sia diventato un nome-contenitore), noi lavoratori dipendenti e pensionati che paghiamo la massima parte del carico fiscale e che magari abbiamo partecipato a proteste e manifestazioni, finiamo per cercare il capro espiatorio in un ricchissimo ragazzo che ha investito sul talento il proprio futuro.