di Simonetta Lucchi.
Il filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari aveva denunciato su “La Stampa” che “l’oppressione burocratica schiaccia l’autonomia didattica, omologa al basso, rende vacua chiacchiera ogni selezione meritocratica”. Una “fotografia inappellabile”. Che la burocrazia sia frutto, anche, di un accumularsi di compiti potenzialmente evitabili, è un dato di fatto che non solo in quello italiano, ma anche in altri sistemi scolastici viene dibattuto.
L’ oppressione burocratica è reale, schiacciante, frustrante. Gli adempimenti burocratici che caratterizzano la vita dell’insegnante sono diventati un vero eccesso: “…classi parallele, collegi docenti, interclasse, riunioni sulla continuità, incontri con la neuropsichiatria, con la psicologa, con il consultorio, consigli d’istituto, commissioni varie”, elenca anche Alex Corlazzoli su “Il Fatto Quotidiano”. Mentre il tempo dedicato alla formazione personale e all’approfondimento disciplinare è per contratto un diritto/dovere dell’insegnante, diritto tuttavia dipendente dal permesso del capo di istituto. Sempre Corlazzoli scrive di andare “in classe con la paura” e di essersi “assuefatto al silenzio della maggioranza”, in quanto “rassegnato a fare solo il mio dovere”, che per lo Stato significa “essere un burocrate”. Meglio fare il giornalista, conclude.
Particolare attenzione merita la riflessione sulla divisione del tempo lavorativo: più della metà degli insegnanti italiani dedica il proprio impegno professionale “a metà tra insegnamento e adempimenti burocratici”. L’attività didattica, “mettere al centro l’alunno”, come dovrebbe la professione docente, occupa solamente il 50% del tempo lavorativo effettivo.
Ma il problema è sentito ovunque: “Free Space School” è il nome dell’iniziativa di deburocratizzazione lanciata dal Ministro dell’Istruzione austriaco Christoph Wiederkehr all’inizio di giugno. Un’iniziativa online per esplorare i modi per ridurre la burocrazia al minimo indispensabile. E a chi meglio chiedere se non a tutti i dirigenti scolastici, insegnanti, personale delle scuole, delle direzioni scolastiche e dell’ufficio centrale? Tutti invitati a partecipare attivamente e a contribuire con idee per la semplificazione amministrativa.
Un’ idea di grande successo e che soprattutto ha ribadito il principio della partecipazione collettiva nella scuola, e che solo nelle prime tre settimane ha contato l’invio oltre 15.100 suggerimenti.
Un esempio che potrebbe essere facilmente replicato. Si dimentica troppo spesso che in decine di ore di riunione, tacere non solo è noioso, ma anche inutile. E se, come emerso da un sondaggio due anni fa su “Orizzonte Scuola”, dalle risposte di 1800 docenti, un docente su dieci considera la sburocratizzazione il problema principale della scuola, oltre a bassi stipendi, classi pollaio, ecc., allora il primo settembre al primo collegio docenti si proponga: l’eccesso di burocrazia è spesso solo un insieme inutile di adempimenti. Combattere la burocrazia si può, soprattutto se si conosce: e se fare “tabula rasa di tutti i compiti burocratici”, come auspicato da Cottarelli, è impossibile, snellire, di certo, sì.
“Più libertà e meno burocrazia “, il motto entrato nelle scuole viennesi quest’ estate: piuttosto che “entrare in classe puntuale, compilare, fare le riunioni, obbedire ai superiori, tacere di fronte alle ingiustizie”, meglio provare, comunque sia, a cambiare.