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La caccia alle streghe attraversa l’oceano

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foto: Ansa

 di Massimo Bulli.

Come si sia arrivati dall’omicidio di Charlie Kirk — attivista di estrema destra, considerato uno dei pupilli della Casa Bianca trumpiana — alla decisione di raddoppiare la scorta di sicurezza dei ministri italiani Tajani e Salvini, è qualcosa che merita un’analisi approfondita.
Kirk era uno dei tanti urlatori della propaganda trumpiana. Negli ultimi anni ha scatenato l’opinione pubblica statunitense diffondendo messaggi d’odio e divisione, proponendo liste di proscrizione, incitando alla violenza, svilendo e indebolendo le regole su cui si fondano le democrazie e lo Stato di diritto. È stato ucciso da un altro estremista di destra.
In Italia e in Europa, Charlie Kirk era perlopiù un illustre sconosciuto. Eppure, la sua morte ha innescato un meccanismo propagandistico che ha trovato terreno fertile anche qui.
Come già detto, Kirk era un ideologo della destra americana. Un cultore di disvalori sconcertanti. Primo fra tutti, il sostegno alla diffusione delle armi negli USA. Dichiarò che “alcune morti per armi da fuoco” ogni anno fossero un prezzo accettabile per preservare il Secondo Emendamento e proteggere “gli altri nostri diritti dati da Dio”.

Sosteneva tesi razziste. Definì il Civil Rights Act del 1964 un “grande errore”. Disprezzava Martin Luther King, dicendo che “era terribile” e “non era una brava persona”. Espresse molte altre frasi razziste, divisive, omofobe. Era una figura di estrema destra molto attiva nella propaganda, ma qui da noi era sconosciuto.
Non appena è stato ucciso, è partita una campagna contro la sinistra,  accusata di essere responsabile dell’omicidio, o quantomeno del “clima d’odio” in cui il delitto sarebbe maturato. Questo accadeva negli USA, ma è stato subito importato in Italia.
Si  è scatenato una sorta di “caccia alle streghe” contro chi non avesse immediatamente preso le distanze dall’accaduto.
Le cose  sono peggiorate quando, poche ore dopo il delitto, si scoprì che l’attentatore non era di sinistra. Anzi, probabilmente era ancora più a destra della vittima. Le tesi sulla sua “radicalizzazione”, le sue frequentazioni con una persona transgender (che nella simbologia trumpiana equivale a dichiararsi di sinistra), non reggevano. Il delitto era maturato interamente nel contesto di una destra americana violenta, divisiva, aggressiva, cinica e spietata.
Questa destra cercava di proiettare sulla sinistra i propri aspetti negativi, nella solita manfrina del vittimismo aggressivo che ha sempre caratterizzato le destre e le dittature.
Il Governo Italiano ha continuato a urlare di tutto. Ha denunciato un “clima d’odio” dal quale la destra si dichiarava estranea. Ha ipotizzato in Italia un clima da “Brigate Rosse”. Il pretesto? Che tutti coloro che non sono di destra (e quindi, secondo la mentalità dell’attuale governo, sono di sinistra, indistinta e praticamente comunista) non si siano prostrati in preghiera per un illustre sconosciuto, ucciso in un contesto creato dalla sua stessa ideologia.
È evidente che questa messinscena è stata un pretesto propagandistico. Un’occasione da sfruttare nel breve periodo, in vista delle elezioni regionali in Valle d’Aosta, Marche, Calabria, Toscana, Campania, Veneto e Puglia. E, in prospettiva più ampia, per il mantenimento del potere. Le elezioni politiche del 2027 non sono poi così lontane. Nel mezzo, ci sarà anche un referendum importante sulla riforma della giustizia.
Un calcolo politico e propagandistico accurato. Si veste di misticismo un delitto avvenuto dall’altra parte del mondo, per renderlo protagonista di una presunta situazione di pericolo in Italia. E cosa c’è di meglio, per avvalorare l’idea che il Governo creda davvero a questa minaccia, di un atto concreto?
Ecco allora l’idea di aumentare frettolosamente la scorta a due ministri, vice presidenti del Consiglio. Si vuole suggerire l’esistenza di un complotto giunto fino a noi, magari attraverso oscuri canali di una misteriosa (e altamente improbabile) organizzazione di sinistri internazionali.
È una strategia efficace, anche se non nuova. L’attribuzione di una scorta offre l’opportunità di rendere visibile ciò che non è visibile. Una persona che non ha visibilità, quando dichiara di “dover vivere sotto scorta”, diventa improvvisamente importante. O, come in questo caso, ancora più importante.
In particolare, qui non sono le persone a diventare importanti — già ben sotto i riflettori — ma la situazione. Il “caso”. Un caso che non esiste, ma che si vuole creare. Una situazione di “particolare pericolo” (le Brigate Rosse, nientemeno…) maturata in un “clima d’odio” che, se esiste, esiste proprio perché viene alimentato dalle destre. Le destre hanno bisogno dell’odio per creare quel clima di incertezza in cui possono essere protagoniste.

In una società pacifica, democratica e prospera, la destra non ha senso. Perché la destra significa una società diversa: verticale, autoritaria, dove c’è chi comanda e chi ubbidisce. Ma in una società precaria, minacciata, con una diffusa sensazione di pericolo, allora sì, ha senso la ricerca dell’uomo forte. Di chi prende le decisioni e protegge tutti.
Per rendere credibile la situazione di pericolo, però, bisogna creare dei nemici. Nemici sui quali convogliare l’odio. Un odio generico, che sembrerebbe nascere dal semplice fatto che esista un avversario che la pensa diversamente. Ma che in realtà nasce dalla rabbia. E la rabbia nasce dal disagio. Dalla mancanza di certezze sul proprio futuro. Dalla precarietà di ogni punto di riferimento: la sanità, la scuola, il lavoro, le prospettive di vita.
Una rabbia che, invece di rivolgersi contro chi è causa di questo disagio — il malgoverno, la prepotenza, l’incapacità di gestire la cosa pubblica — viene incanalata verso un comodo nemico ideale: l’immigrato, il “sinistro”.
E qui si chiude il cerchio. Un attentato in America, circoscritto in un’area politica ben delimitata, con un paio di vertiginosi sillogismi, diventa occasione per inventare una situazione di pericolo in Italia. Paragonabile nientemeno che al clima degli anni di piombo.
Per giustificarne l’esistenza, si produce il caso dell’aumento delle scorte. Che non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. O di ripartenza. Probabilmente il preludio di un salto di qualità nella produzione di allarme. E quindi di consenso. Capace di sfociare in progressive limitazioni della libertà, attuate “per garantire la sicurezza”.

La strada verso la dittatura.

Sembra ridicolo. Sembra grottesco. Talmente fantasioso da sembrare assurdo, quasi comico. Invece è, semplicemente, estremamente pericoloso.

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