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Bambino di Marco Balzano

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Recensione di Andrea Zannini

La trama della storia e l’ordito della vita personale. Tutto, in fin dei conti, riguardo alla possibilità di capire a fondo il passato, si gioca attorno all’incrocio tra la dimensione dell’individuo e quella delle vicende generali, che coinvolgono tutti. Se questo è il terreno proprio di gran parte della letteratura, Marco Balzano ha fatto del coraggio di affrontare angoli nascosti e scomodi della nostra storia nazionale il suo campo d’azione preferito.

Così, dopo la scomparsa di un paese per il progresso dell’idroelettrico (Io resto qui, anche premio Leggimontagna), e i traumi dell’emigrazione (Quando tornerò), dopo molti premi e riconoscimenti, con la sicurezza di una scrittura dal marchio inconfondibile dell’essenzialità, si tuffa in un altro groviglio della storia.

Bambino (Einaudi), appena uscito in libreria, è infatti ambientato nella Trieste della prima metà del Novecento, vista e vissuta attraverso gli occhi di un bambino che cresce in uno dei luoghi più conflittuali del secolo scorso, si fa giovane uomo, poi adulto. Simbolicamente figlio di un orologiaio, il protagonista attraversa tutti i tempi del secolo breve triestino: dall’ascesa dello squadrismo fascista alla consacrazione del regime, all’arruolamento e l’infausta mussoliniana campagna greca, quindi l’occupazione tedesca, l’arrivo delle truppe di Tito, le foibe, fino all’epilogo, che colpisce come un pugno nello stomaco proprio perché prevedibile, non inatteso.

E’ una falsa pista, quella del soprannome del protagonista, in cui il lettore cerca disperatamente una purezza infantile, un’assoluzione per via del dramma famigliare ed intimo che lo tormenterà per tutta la vita. La sua redenzione sta, invece, nella inesorabilità dei tempi che ha attraversato, raccontati con la precisione di uno storico che ha letto tutto quello che c’era da leggere su una delle pagine più cupe della vita nazionale.

Bambino non mancherà di suscitare le solite, sterili polemiche di parte, di chi si stupirà di scoprire un fascista crudele (ce ne sono stati, ma è evidente che non tutti furono così) o un partigiano jugoslavo anti-italiano (idem). Per muoversi tra gli inganni e le contraddizioni della storia ci vuole molta cura e capacità di raccontare l’animo umano: Marco Balzano, ancora una volta, ha dimostrato di saper padroneggiare sia l’una che l’altra regalandoci una storia e un personaggio difficili da dimenticare.

Marco Balzano sarà ospite della rassegna letteraria Il libro delle 18.03, a conclusione dell’edizione autunnale, giovedì 7 novembre, presso l’Auditorium Formedil di via del Monte Santo, alle ore 18.03.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org