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La trappola di Tucidide o la pace perpetua – prima parte.

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di Cosimo Risi del 11/03/2024

            La trappola di Tucidide è un concetto caro ai politologi americani di stampo conservatore, i neo-con dell’epoca del Presidente George W. Bush e del suo Vice Dick Cheney. Al loro pensiero s’ispira, alla lontana,  Donald Trump.

Tucidide (460 – 395 a.c.) è lo storico greco che avrebbe predetto l’ineluttabilità delle potenze del nostro tempo di opporsi politicamente e poi militarmente. Il conflitto su larga scala, quanto larga lo si può solo temere, fra Stati Uniti ed Europa da una parte e  Cina e Russia dall’altra sarebbe inevitabile. Allora tanto vale anticiparlo, sostengono i neo-con esasperati, prima che sia troppo tardi.

            Il richiamo a Tucidide è giustificato dal meccanismo bidirezionale dell’analogia: applicare cioè alla contingenza un fatto del passato e viceversa. Tucidide scrive delle Guerre del Peloponneso fra Atene e Sparta attorno al 431, per analogia quella situazione è riferibile al presente. E questo a prescindere dai mutamenti di tempo e di spazio. La trappola scatta ineluttabile.

            Tucidide dedica al conflitto intra-greco (431-404)  otto libri scritti in momenti diversi e più volte rimaneggiati. Egli cerca di risalire alle origini del conflitto per individuare la parte responsabile dell’inizio delle ostilità. Nel mondo classico, la causa coincide con la responsabilità, i due concetti si esprimono infatti con la stessa parola: aitìa. Tucidide cerca il responsabile, aitios, del conflitto e sorprendentemente indica ambedue i belligeranti.

Atene e Sparta sono corresponsabili. Il che confligge con la nostra visione positiva di Atene e negativa di Sparta. La prima è la patria della democrazia, si rammenti il discorso di Pericle agli Ateniesi che lo stesso Tucidide riporta. La seconda è comunemente ritenuta bellicosa, con una sorta di eugenetica dei suoi figli.

            La causa profonda “il motivo più vero, ma meno dichiarato apertamente, penso che fosse il crescere della potenza ateniese e il suo incutere timore ai Lacedemoni [gli Spartani] sì da provocare la guerra”. Atene si arma, Sparta si arma a sua volta, ad evitare che la crescita militare di Atene la minacci. Sparta è perciò indotta a reagire al riarmo ateniese con un’azione che l’anticipi. Prima che sia troppo tardi: e cioè prima che la militarizzazione di Atene sia tale da sconfiggere Sparta senza che questa possa adeguatamente reagire.

            Il riarmo costringe le due potenze a farsi guerra, prima che la guerra scoppi troppo tardi per essere vinta. Cade la distinzione tra potenza valutata come una positiva e una negativa, ambedue concorrono al crescere della tensione fino alla deflagrazione.

Tucidide è critico nei confronti di Atene, e del luogo comune che la vuole pacifica al cospetto di Sparta. Non esita a definirla una tirannide sul piano militare. Anche se nella nostra comune accezione di Occidente democratico imputiamo ad Atene la nascita del modello democratico. Qui adoperando l’analogia all’incontrario: riportiamo al passato un fatto di oggi, per dare dignità storica al nostro patrimonio di valori.

Non è un caso che, nel reagire all’aggressione russa, opponiamo il valore della democrazia, nostra e dell’Ucraina aggredita, all’autocrazia russa. Simmetricamente la  Russia si erge a paladina dei valori autentici della Cristianità avverso la decadenza dell’Occidente, scristianizzato e in preda della smania di riscrivere i rapporti fra i popoli ed i sessi. E’ probabile che la decisione della Francia di costituzionalizzare il diritto all’aborto sia vista con sgomento non solo dalla Chiesa cattolica, che già con Giovanni Paolo II aveva parlato di scristianizzazione della Repubblica, ma anche dalla Chiesa ortodossa.

            Il dato concreto è che Atene e Sparta, malgrado l’ipotetico conflitto fra democrazia e autocrazia, sono potenze in precario equilibrio e che le tensioni sono cresciute dopo gli eventi di Corcira (Corfù) e Potidea (Pallene). La pacifica convivenza nel ristretto spazio della Grecia e nel comune affaccio sul Mar Egeo è impossibile da mantenere.

La guerra del Peloponneso di Tucidide “ha dato vita a quell’idea ancora attuale del necessario scontro tra superpotenze spinte da desideri espansionistici [senza] tenere presente che le condizioni si sono modificate, con l’estensione del sistema di riferimento a tutto il mondo, rendendo quindi possibili scenari alternativi” (A. Ronsisvalle, La trappola di Tucidide, Non-paper Luiss, Roma, 2024).

            L’Unione europea, con il riarmo degli stati membri (Germania in primis) e con l’ipotesi di  ripristinare la leva obbligatoria, sta cadendo nella trappola? Si riarma prima che l’aggressività di Mosca  si spinga oltre i confini delle regioni russofone?   Al contrario: il perseguire la pace sempre e comunque ci consegna imbelli al nemico?

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org