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C’è ancora una vecchia Osteria nella mia Gradisca.

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C’è ancora una vecchia Osteria nella mia Gradisca. E in questa Osteria la Storia parla e “si” racconta. “Si” racconta per il tramite di personaggi verissimi, testimoni di avvenimenti non più cancellabili o eredi diretti di testimonianze ancora più antiche.

L’osteria “Alla Concordia” (meglio conosciuta come “L’osteria da Massimo”, il precedente padrone del quale tanta memoria rimane) vede ogni giorno riunite persone vecchie e giovani della più diversa estrazione sociale: impresari, operai, funzionari, studenti, artigiani, poeti ed artisti, contadini, impiegati, musicisti in genere autodidatti e geniali, politici, pensionati. Sono ovviamente questi ultimi i maggiori depositari di antiche storie (vere o inventate o rimescolate fa lo stesso) e di antiche saggezze.

Una sera del gennaio 1978, ero nel mio studio intento a portare a compimento un quadro che da tempo mi teneva impegnato un po’ ogni giorno. Mi venne in mente uno degli amici dell’osteria. Le sue fattezze, ma soprattutto il suo carattere mi furono cosi chiari nella memoria che mi venne spontaneo tentare di fissarli su uno dei tanti fogli che sempre abbondano di fianco al cavalletto. Il <ritratto>, eseguito nel giro di un niente, mi sembrò riuscito, e ne fui sorpreso e felice: mai avevo supposto, prima, d’essere capace di ritrarre qualcuno affidandomi alla sola memoria. Ed è una cosa che ancora oggi mi sembra una facoltà un po’ misteriosa. Tale mi sembra soprattutto per come certi volti, certe figure – anche se solo intravisti per strada o altrove – mi si presentano nella memoria assolutamente imprevisti, mentre sono preso da attività o da pensieri lontani mille miglia da loro. E lo fanno con una forza che chiamerei speciale, tale da farmi capire che devo fissarli subito, ad evitare che mi sfuggano per non tornare più. Questo spiega anche la diversità del mezzo di cui mi servo (biro, matita, olio, tempera, acrilico, china, carboncino, caffe, vino ecc.) o del colore a volte inusitato: l’urgenza è tale che devo servirmi del materiale che mi trovo a portata di mano. L’eventuale lavoro di elaborazione tecnicamente più accurata, più di mestiere, qualche volta viene dopo. Ma solo qualche volta.

Ecco: il tutto cominciò così. Da quella sera di gennaio, altri personaggi dell’osteria (e altri che con l’osteria non c’entrano) furono e continuano ad essere da me, come dire?, interpretati in un gioco creativo per certi versi molto gratificante.

Il dono inaspettato che ne ebbi in cambio fu che, con accordo unanime sulla proposta dell’Oste Virgilio e della sua Donna Terrigia, venne allestita, nella “sala” de Alla Concordia, la <permanente> dei ritratti. E la permanente, che va arricchendosi tempo via tempo, è in piedi, ormai, proprio dal 1978. Un gesto, che sempre si rinnova, di quel calore umano che nell’Osteria-antica-Locanda ancora resta a dare coraggio e un po’ di quiete in un tempo sempre più avaro di speranza e di amicizia, di gusto del socializzare, della condivisione di fatti, stagioni e cose: dell’assaporare la vita.

L’idea di questa pubblicazione, poi, nacque da un molesto anche se subito fugato pensiero: “E se un giorno, con tutti i palazzinari che non si fanno scrupolo di volteggiare addirittura sopra luoghi sacri, l’Osteria dovesse cedere il posto a uno dei tanti parallelepipedi di cementingabbiagente?!”.

-No Questo non avverrà! –

-Però, altre volte e altrove, è avvenuto!

Silenzio… e, poi:

– Ma si. Mettiamo in salvo il salvabile. Non si sa mai. Questi volti, questi nomi, queste caratteriali loro allegrie, le loro tristezze, i loro ricordi, le loro vicende umane edificanti o disastrate sono <Storia che si racconta>, che domani racconterà magari anche di noi.

Gradisca d’Is. -gennaio 1978/dicembre 2003

Gianni Anglisani

Nota 1: Molti dei personaggi ritratti, anno dopo anno, non son potuti più venire all’Osteria, avendo preso il treno che puntuale, passa e ripassa. Ma noi, che possiamo farlo, ed i nuovi abbiamo deciso che, per quel che ci riguarda, loro quel treno non l’hanno preso mai, l’unico fatto che ci sta bene è quello meraviglioso dell’essere nati.

Nota 2: Altri ritratti credo si aggiungeranno, a seconda dell’estro. Occorrerà, domani, pensare ad un supplemento della presente pubblicazione. Sia inteso come scaramanzia testamentaria.

Nota 3: In sede di programma editoriale, ho pensato di consegnare tutto al colore unico (di fotografie antiche? Di fotografie che saranno antiche?). Forse solo al colore del tempo…

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org