di Cosimo Risi del 7/10/2023
Bruno Botta dedica il suo ultimo libriccino all’Imperatore Giuliano l’Apostata (Incontri inattesi con Giuliano l’Apostata, Viola Editrice, 2023). Flavio Claudio Giuliano (331 – 363 d. C.), in appena tre anni alla guida dell’Impero romano, mette mano alla riforma del sistema per ripristinare le virtù tradizionali di etica e coraggio. Egli stesso pratica l’austerità. Invece che nei Palazzi, non va mai a Roma, soggiorna in tenda come un soldato qualsiasi, nella lena di studiare, scrivere, muovere in battaglia contro i Parti (i Persiani) nell’eterna lotta fra Occidente e Oriente.
Le virtù romane sono intaccate, a giudizio dell’Imperatore, dal trionfo del Cristianesimo. Da religione rivoluzionaria degli albori diventa religione di stato e fiacca gli animi. Con la metafisica predica il disimpegno dal quotidiano. Botta fa dire a Giuliano che il Cristianesimo prova a dare un senso alla vita con la trascendenza, mentre la vita un senso non ce l’ha se non nel dipanarsi giorno dopo giorno.
Il senso va ritrovato nelle antiche virtù romane. Il paganesimo delle origini con il suo pantheon di divinità garantisce la pluralità delle credenze, a cospetto della visione potenzialmente integralista del monoteismo cristiano. Il dilemma fedele – infedele è esiziale per la convivenza.
Il suo è un anelito retrogrado, il cristianesimo omnia vincit, gli epigoni lo qualificano negativamente di Apostata, colui che si allontana dal proprio ordine religioso. Come tale Giuliano passa alla storia. Botta cerca letterariamente di ribaltare il giudizio con una domanda inespressa: e se ci fosse del buono nel paganesimo?
La questione oggi si ripropone in termini diversi ma con qualche affinità. Il nodo è il pluralismo: culturale, politico, religioso. Il punto è colto da Frate Pierbattista Pizzaballa, appena nominato Cardinale, la prima volta di un Patriarca latino di Gerusalemme.
Studioso dell’ebraico sin da giovane, Frate Pizzaballa segue il percorso dei Custodi francescani di Terra Santa fino a diventare Patriarca della Città tre volte Santa. In arabo Gerusalemme è denominata Al-Quds, la Santa. Egli è stato significativamente l’unico interprete del colloquio fra Francesco e Netanyahu. Negli incontri internazionali ciascuna parte ha il proprio interprete di fiducia, una traduzione imprecisa o tendenziosa può generare malintesi. Pizzaballa godeva della fiducia di ambedue gli interlocutori. Un fatto non scontato.
Nell’intervista dopo la Porpora, il nuovo Cardinale parla di Gerusalemme come di un laboratorio: “è l’unica realtà dove tutte le Chiese vivono insieme, in un regime condominiale non privo di difficoltà, e dove il dialogo interreligioso è vitale, perché dal rapporto fra ebrei, cristiani e musulmani dipende la vita della città”.
Nella dichiarazione colpisce l’uso della parola “condominio”. La Città è così piccola e così innervata da popolazioni e credenze diverse da essere un grande condominio. I condòmini devono intendersi nella chiarezza ad evitare lo sfascio dell’immobile. Quel particolare immobile è patrimonio dell’umanità, la responsabilità loro e dell’amministratore, nel caso lo Stato d’Israele, è massima.
La metafora del condominio vale anche per le società europee in via di diventare multietniche. L’afflusso dei migranti ne modifica il profilo culturale. Non può né deve modificarne il profilo politico-istituzionale. Alcune norme sono irrinunciabili.
Chiunque dimori nelle nuove società multietniche, antichi e nuovi cittadini, deve attenersi alla legalità, pena l’esclusione se non l’espulsione. Conclude Pizzaballa: “Integrare chi arriva, ma anche chi arriva deve integrare quel che trova. Ci sono aspetti della vita sociale europea e occidentale che non sono oggetto di discussione: la libertà di coscienza, l’uguaglianza fra uomo e donna”.
Il vento autunnale spira su Gerusalemme. Fervono i negoziati triangolari Stati Uniti – Arabia Saudita – Israele affinché il Regno aderisca agli Accordi di Abramo e riconosca Israele. In cambio Israele farebbe concessioni ai Palestinesi, ad esempio riconoscendo loro il fondamento a qualche pretesa su Gerusalemme quale futura capitale dello Stato di Palestina.
Il Sovrano saudita riceve la legittimazione fondamentale dall’essere il Custode di Mecca e Medina, i Luoghi Santi dell’Islàm. Israele custodisce i Luoghi Santi di Gerusalemme. Il riconoscimento fra i due paesi darebbe beneficio al condominio mondiale.