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Il Marco Polo di Franco Dugo e qualche osservazione sulle mostre d’arte in biblioteca

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di Marco Menato del 12/8/2023

Dal 22 giugno al 30 settembre è aperta nella nuova e bella sede della Biblioteca Feigel, al piano terra del Trgovski Dom, la mostra di Franco Dugo, Il viaggio di Marco, un eroe del moderno, a cura di Josko Vetrih e Klaudija Figelj (catalogo omonimo bilingue, 70 p., senza ISBN e prezzo). Nel 2004 FMR e Art’è pubblicano in edizione definita limitata (ma pur sempre di 1.050 copie!) Il Milione di Marco Polo, preceduto dal saggio di Gherardo Ortalli (Università di Venezia Ca’ Foscari) e illustrato da Franco Dugo: edizione non presente nel catalogo del Servizio bibliotecario nazionale, tuttavia reperibile su vari siti a prezzi abbastanza modesti sicuramente non comparabili con il prezzo originario di vendita. Qui vengono esposti 52 disegni originali e schizzi eseguiti con varie tecniche. Non mi soffermo sull’eccelsa qualità artistica dei singoli pezzi, del resto messa bene in rilievo dai due curatori e dal ricco e completo apparato fotografico pubblicato nel catalogo, il primo di una serie che si preannuncia molto interessante.

La mostra rientra nel progetto espositivo dell’arte contemporanea regionale denominato Art Vitrina Trgovski, promosso dalla Biblioteca e dalla società KB Delniska Druzba, presieduta da Boris Peric, detentrice di una cospicua raccolta d’arte. Tutto è iniziato, un po’ in sordina, nel 2022 con le mostre di August Cernigoj, Roberto Kusterle (in collegamento con la grande personale a Palazzo Attems), Jernej Skrt, Nicole Brocco, Jurij Devetak, proseguito nel 2023 con Aleksander Veliscek e appunto Dugo, il 2024 sarà salutato con una esposizione di Sergio Altieri, il decano degli artisti isontini.  Per l’aspetto più propriamente tecnico, in carenza di pareti libere (del resto siamo in biblioteca e le scaffalature per i libri la fanno da padrone), sono stati acquistati quattro espositori di sicuro impatto costruiti dalla ditta Mastroianni Design di Sora (Frosinone): la cura per l’allestimento valorizza anche la stessa mostra. I numerosi frequentatori della Feigel, per non dire di chi si trova a passare all’esterno, possono godere delle opere esposte ed abituarsi, quasi senza accorgersi, al bello.

L’organizzazione delle mostre d’arte in biblioteca è una pratica assai poco seguita in Italia (diversamente da quanto accade in Slovenia ma non solo), dove la seprazione tra i cosiddetti beni culturali si è fatta sempre più netta nel tempo, a discapito ovviamente delle biblioteche che hanno perduto, specie in questi anni, lettori e competenze, e guadagnato un costante depauperamento del personale e un immiserimento della figura professionale del bibliotecario, che in alcune biblioteche è proprio scomparsa: ve l’immaginate un ospedale senza medici o un tribunale senza giudici?: è quello che è successo a molte biblioteche, anche a Gorizia! Le biblioteche si sono limitate ad esposizioni piatte, documentarie, a partire dal loro posseduto, sempre più avulse dagli interessi del pubblico (va da sé che gli studiosi conoscono perfettamente le raccolte e non hanno certo bisogno delle mostre!). Le mostre documentarie in biblioteca, pur non necessarie, hanno comunque sottratto energie allo studio delle raccolte e di conseguenza alla pubblicazione di cataloghi e repertori di ogni genere e alla digitalizzazione. Non nego che anche un’esposizione di libri e documenti (per abbozzare un elenco che dimostri quanto sia vario il posseduto delle biblioteche: manifesti, locandine, manoscritti, carte topografiche, giornali, bozze di stampa, fotografie ecc.) su un dato argomento, se ben comunicata ed organizzata possa svolgere un ruolo culturale ed educativo (per esempio nei confronti delle scuole e in generale delle associazioni), ma rimane spesso un evento passivo che difficilmente smuove altri interessi, al massimo ne solletica qualcuno. Le mostre d’arte (installazioni comprese), invece, riempiono subito l’occhio e la mente e soprattutto sono dei potenti motori di impressioni e di conoscenza, non possono lasciare indifferenti, anche quando per qualche motivo – tecnico o politico – non piacciono (esiste pure un’estetica della bruttezza!). Sui disastri della guerra si sono espressi molti artisti, tuttavia la catasta di libri (intitolata 365 Days of War), all’ingresso della Biblioteca Comunale Sormani di Milano, ideata da Lorenzo e Simona Perrone ricorda, visivamente e fisicamente, giorno dopo giorno l’assalto russo all’Ucraina e la distruzione di quella grande cultura. E per contrario il lungo corridoio del convento francescano della Castagnavizza che ci guida all’ingresso dell’antica e poco conosciuta biblioteca intestata al linguista padre Skrabec, dal febbraio 2019 è ornato da una teoria di quadri dell’artista di Nova Gorica Klaudij Tutta e di altri pittori italiani, austriaci, croati e sloveni. Due ingressi alla Biblioteca, nella ricca Milano e nella lontana Nova Gorica, diversi ma anche uguali nella sostanza.  

Naturalmente, c’è una grande differenza tra le mostre nelle biblioteche, nei musei o nelle gallerie private. Ciò che viene fatto in biblioteca, che per definizione e storia è un luogo aperto, gratuito, libero, un coagulo sociale (così per il cardinale Martini), un terzo luogo come viene definito dai sociologi, prende subito il colore della piacevolezza, dello stare insieme, della discussione e della condivisione, perfino della solitudine ricercata. E qui l’arte, come la parola, dimostra anche il suo potere curativo o almeno lenitivo (‘Biblioterapia’ si chiama infatti la pratica della lettura che avviene con lentezza anche nelle biblioteche italiane, ma che all’estero è pratica diffusa e studiata da decenni).

Devo però ammettere che a me il progetto della Feigel piace perché mi ricorda quello che ho fatto in Biblioteca Isontina in tanti anni di direzione: creare quasi dal nulla una collezione d’arte e metterla in dialogo con la collezione bibliografica, coniugare libri e quadri, è stato un sogno che ho accarezzato da sempre e che mi pare, a distanza di anni, abbia dato anche qualche frutto. La Feigel ha messo però una marcia in più e non da poco: gli artisti giovani che espongono possono contare sull’acquisto di un’opera da parte della società KB ed è un segno tangibile che certamente aiuta. Il palazzo del Trgovski Dom un po’ alla volta e con fatica riprende e rivendica la sua centralità nella cultura goriziana… ed il seme è partito dalla Biblioteca. (Ringrazio Luisa Gergolet, appassionata bibliotecaria e direttrice della Biblioteca per la chiacchierata).    

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