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Dal carcere di Gorizia ai lager tedeschi: i deportati del Monfalconese

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Due giorni dopo l’annuncio della resa italiana e dell’armistizio con gli alleati, il 10 settembre 1943 Hitler emana l’ordinanza che istituisce nelle province orientali d’Italia la Zona di Operazioni Litorale Adriatico, un territorio separato dal resto del Paese e di fatto annesso al Terzo Reich, dove tutti i poteri, sia politici che militari ed economici, sono nelle mani dei tedeschi e sul quale il governo della Repubblica Sociale di Mussolini non può esercitare alcuna funzione.

Nel Litorale Adriatico la lotta contro il movimento partigiano e il compito di arrestare i “nemici del Reich” e di dare la caccia agli ebrei sono di esclusiva competenza dei tedeschi, che per questo compito si avvalgono, però, anche del supporto dei reparti collaborazionisti italiani e sloveni, dei fascisti e delle spie.

Ad operare gli arresti sono i reparti del Servizio di Sicurezza delle SS (Sicherheitsdienst), della polizia militare (Feldgendarmerie) e della polizia militare segreta della Wehrmacht (Geheime Feldpolizei). I “nemici del Reich” (partigiani, antifascisti, collaboratori della Resistenza), dopo gli interrogatori e le torture subite nelle varie sedi della polizia tedesca, vengono rinchiusi nel carcere di Gorizia in attesa di conoscere il proprio destino: se cioè essere rilasciati o deportati nei campi di concentramento o fucilati.

Nei venti mesi di occupazione tedesca (settembre 1943 – aprile 1945) vengono rinchiuse nel carcere di Gorizia 7.041 persone e sono 3.085 i prigionieri politici e razziali che dalla prigione goriziana vengono deportati nei campi di concentramento o inviati al lavoro coatto in Germania e sono 55 coloro che dal carcere vengono condotti alla fucilazione.
La maggior parte degli internati e dei fucilati proviene dai paesi della provincia di Gorizia, che allora comprendeva anche i comuni sloveni del Carso e delle valli dell’Isonzo e del Vipacco, oggi appartenenti alla Repubblica di Slovenia. Sono invece 113, di cui 19 sono le donne, i “nemici del Reich” dell’area monfalconese, allora provincia di Trieste, che vengono rinchiusi nel carcere di Gorizia e internati nel Reich e tre sono coloro che vengono fucilati.

I prigionieri politici del territorio di Monfalcone sono partigiani, staffette e collaboratori della Resistenza e vengono catturati dai tedeschi nei combattimenti sul Carso, nella Selva di Tarnova e sull’altopiano della Bainsizza o nel corso dei rastrellamenti nella pianura isontina e della Bassa Friulana. La maggior parte è costituita da partigiani garibaldini della divisione Natisone e della brigata Trieste, mentre alcuni appartengono alle formazioni slovene dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia (EPLJ) e altri ancora all’intendenza Montes.

Dei 113 internati in Germania, 60 uomini e 16 donne vengono deportati nei campi di concentramento: gli uomini vengono tradotti nei lager di Dachau, Flossenburg, Buchenwald e Mauthausen e le donne in quelli di Auschwitz, Ravensbrück e Bergen Belsen. I restanti 37 detenuti politici, fra cui 3 donne, sono invece inviati al lavoro coatto, parte nella regione austriaca della Carinzia e parte negli altri land tedeschi.

Dei comuni del territorio, Monfalcone è quello che conta il maggior numero di deportati, 28 uomini e 8 donne, seguito da Doberdò del Lago con 22 uomini e 5 donne. Il terzo comune per numero di internati è quello di Ronchi dei Legionari da cui vengono deportati 22 uomini e una donna. Fogliano conta invece 11 internati, fra cui 3 donne deportate ad Auschwitz, mentre San Canzian d’Isonzo conta 7 deportati maschi, Staranzano 5, fra cui una donna, San Pier d’Isonzo un uomo e una donna e Turriaco  due uomini.

Sono 29, tutti maschi, coloro che non fanno ritorno dai lager. Otto sono i caduti della città dei cantieri, fra cui anche uno dei più giovani del territorio di Monfalcone, l’elettricista sedicenne Giuseppe Pilutto, partigiano della brigata Garibaldi Trieste. Altri otto provengono dal comune di Ronchi, tutti combattenti della brigata Garibaldi Trieste: fra loro il più anziano, il commissario politico Elio Tambarin di 48 anni, militante comunista, arrestato e incarcerato nel 1925 per aver asportato lo stemma del fascio della sede di Ronchi e confinato nel 1940 per tre  anni a Pisticci e Ventotene.

Anche il comune di Doberdò del Lago conta otto partigiani dell’EPLJ, della brigata Garibaldi Trieste e dell’intendenza Montes deceduti nei campi di concentramento. Fra loro il contadino Ottone Jarc, partigiano dell’intendenza Montes, che muore a 16 anni nel lager di Natzweiler e lo studente Antonio Ferletic, partigiano della brigata Garibaldi Trieste, deportato a 15 anni a Dachau e a Buchenwald e morto a 17 per le malattie contratte nel lager pochi mesi dopo essere rientrato a Doberdò.

Due sono invece i partigiani della brigata Garibaldi Trieste di Fogliano che muoiono a Natzweiler e a Neuengamme e altri due quelli di Staranzano che perdono la vita a Buchenwald. Di San Canzian d’Isonzo è invece il partigiano dell’intendenza Montes Francesco Gardenal, militante comunista e già confinato politico a Grottole.

Il numero maggiore di caduti si registra nel campo di concentramento di Buchenwald, nel land tedesco della Turingia nella Germania orientale, dove perdono la vita nove deportati del territorio monfalconese. Altri sei muoiono nel lager bavarese di Dachau mentre quattro sono gli scomparsi nel campo di concentramento di Natzweiler, nella regione francese dell’Alsazia, e altrettanti in quello di Mauthausen in Alta Austria. Due invece muoiono a Neuengamme, sobborgo sud orientale della città di Amburgo, e altri due a Flossenburg, nell’alta Baviera, mentre uno perde la vita a Bergen Belsen, nella Germania nord occidentale, e uno nel campo di detenzione di polizia della Risiera di San Sabba di Trieste, il partigiano monfalconese dell’intendenza Montes, Stanislao Milazzi.

Ai 29 deceduti nei lager tedeschi vanno aggiunti i tre prigionieri politici, detenuti nel carcere goriziano, che vengono fucilati dai tedeschi. Il primo ad essere passato per le armi è il diciottenne monfalconese, originario della cittadina pugliese di Gallipoli, Fernando Selvaggio. Partigiano della brigata Garibaldi Trieste,  viene condannato a morte dal Tribunale speciale per la sicurezza pubblica e fucilato sul Piazzale delle Milizie del Castello di Gorizia il 30 dicembre 1944.

A lui fa seguito il ventiduenne carpentiere di Monfalcone Leopoldo Semolic, anche lui, come Selvaggio, partigiano della brigata Garibaldi Trieste, che il 4 aprile 1945, viene prelevato dal carcere dagli agenti del Servizio di Sicurezza delle SS, condotto a Loqua e fucilato.

Ultimo a cadere davanti al plotone di esecuzione è il diciassettenne tornitore Licio Feresin, di Ronchi dei Legionari, partigiano dell’Intendenza Montes, che viene passato per le armi a Sambasso il 26 aprile 1945, quattro giorni prima della Liberazione.

Luciano Patat

Carcere di Gorizia: i deportati e i fucilati del Monfalconese

 Deportati nei lagerLavoratori coattiTotali internatiDeceduti nei lagerFucilati
Doberdò 1116278 
Fogliano 11–112 
Monfalcone 28 83682
Ronchi1672381
San Canzian 4371 
San Pier 1 12– 
Staranzano 4 152 
Turriaco 1 12– 
      
Totali7637113293

I deportati deceduti nei lager tedeschi

Doberdò del Lago = 8

Ferfoglia Giuseppe (Dachau)

Ferletic Antonio (Buchenwald)

Frandolic Andrea (Dachau)

Jarz Ottone (Natzweiler)

Jelen Luigi (Buchenwald)

Lavrencic Mario (Buchenwald)

Lavrencic Rodolfo (Buchenwald)

Marusic Francesco (Dachau)

Fogliano = 2

Furlan Italo (Natzweiler)

Mariotti Attilio (Neuengamme)

Monfalcone = 8

Boneta Giuseppe (Dachau)

Ferletic Giuseppe (Mauthausen)

Geretti Valentino (Flossenbürg)

Midena Emilio (Flossenbürg)

Milazzi Stanislao (Risiera di San Sabba)

Pilutto Giuseppe (Dachau)

Stelli Mario (Buchenwald)

Vincenzini Renzo (Natzweiler)

Ronchi del Legionari = 8

Battistella Angelo (Natzweiler)

Buttignon Aldo (Mauthausen)

Cervai Domenico (Buchenwald)

Pahor Federico (Buchenwald)

Tambarin Elio (Neuengamme)

Toffolo Bruno (Mauthausen)

Ulrich Dino (Mauthausen)

Violin Bruno (Dachau)

San Canzian d’Isonzo = 1

Gardenal Francesco (Buchenwald)

Staranzano = 2

Casarsa Attilio (Bergen Belsen)

Soranzio Ugo (Buchenwald)

I fucilati

Feresin Licio di Ronchi dei Legionari (Sambasso)

Selvaggio Fernando di Monfalcone (Castello di Gorizia)

Semolic Leopoldo di Monfalcone (Loqua)

Foto

1 – Feresin Licio di Ronchi, partigiano dell’intendenza Montes fucilato a Sambasso

2 – Selvaggio Ferdinando di Monfalcone, partigiano della brigata Garibaldi Trieste, fucilato al castello di Gorizia

3 – Papa Giuseppina di Monfalcone, deportata ad Auschwitz e Ravensbrück

4 – Foto segnaletica di Tambarin Elio di Ronchi, confinato politico deportato a Dachau e deceduto a Neuengamme

5 – Buchenwald: Scheda personale di Pahor Maria di Monfalcone, deportata a Ravensbrück e Buchenwald

6 – Buchenwald: Scheda personale di Lavrencic Rodolfo di Doberdò, deportato a Dachau e deceduto a Buchenwald

7 – Dachau: Carta effetti di Furlan Italo di Fogliano, partigiano della divisione Garibaldi Natisone, deportato a Dachau e deceduto a Natzweiler

8 – Ravensbrück: Scheda della prigioniera Marusic Carolina di Doberdò, deportata a Ravensbrück e Buchenwald

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