Torna con la sua terza edizione il premio Roberto Visintin, promosso dall’associazione Apertamente e dalla famiglia di Roberto, a ricordo del giovane studioso scomparso prematuramente qualche anno fa.
La kermesse, aperta a case editrici del Friuli Venezia Giulia e altre che hanno manifestato interesse e ad autori che, preferibilmente, in questa regione hanno ambientato le proprie opere: l’obiettivo è quello di valorizzare proprio la produzione letteraria riguardante questa fetta di territorio così ricca di fascino, cultura e storia.
Il 31 gennaio è scaduto il termine per la consegna dei lavori e l’Associazione culturale Apertamente rende noto che la commissione giudicante sarà composta dalla giornalista Emanuela Masseria, da Marco Menato già direttore della Biblioteca Statale Isontina e da Andrea Bellavite, giornalista e Direttore della società di gestione della Basilica di Aquileia.
Come già nelle scorse edizioni il Premio verrà assegnato nell’ambito della rassegna di primavera de “Il libro delle 18.03”: la cerimonia per celebrare il vincitore si terrà come sempre a Sagrado in una data che verrà comunicata successivamente. Il vincitore della prima edizione della kermesse, il giornalista Matteo Femia, descrive con queste parole lo spirito del premio:
“Il Premio Roberto Visintin è come quei venti e quelle acque capaci di superare ogni argine imposto, perché dedicato a un uomo che attraverso l’amore per la cultura, la letteratura e la Storia aveva fatto della volontà di condivisione e della sete di conoscenza le pietre miliari della propria esistenza.
L’associazione Apertamente e la famiglia di Roberto proseguono così nel solco da lui indicato e nel modo migliore per rendere onore alla sua figura: con un premio che porta il suo nome e con cui si promuovono le mescolanze fertili, il plurilinguismo fruttuoso, la memoria condivisa di questi territori, dove la frontiera tra idee, popoli e mercati è stata spesso virtuosa, talvolta sanguinosa, certamente mai banale.
Il premio Visintin rappresenta alla perfezione il tratto migliore di queste zone di confine: è l’azione di uomini che costruiscono e non distruggono.
E’ un ponte simbolico su quell’Isonzo che oggi si muove placido tra Nazioni differenti e amiche, portandosi dietro il suo carico di Storia tumultuosa e turbolenta, senza mai dimenticare.
Scorrendo nel suo flusso millenario, infine, si tuffa in quel mare che si chiama non solo Mediterraneo, ma anche Gorizia-Nova Gorica Capitale della Cultura Europea 2025.
Sospinto da venti che non necessitano passaporto”.