di Anna Cecchini del 24/11/2022
Uno studio recente mette in luce come attraverso i social, o, più in generale, sul web, vengano trasmesse pubblicità, video o immagini che ritraggono le donne in posizione subalterna rispetto all’uomo, quando non nell’atto di subire violenza o intimidazione fisica, sessuale o verbale.
Lo studio compie anche un singolare confronto, dicendoci che queste immagini a cui oggi una donna, già in età preadolescente, è sottoposta in una giornata media corrisponde a quanto accadeva alle proprie nonne in una vita intera.
E quelle stesse immagini vengono viste anche dagli uomini, di tutte le età. E prodotte quasi esclusivamente da loro.
Sono 104 le donne vittime di femminicidio alla data del 20 novembre di quest’anno. Uccise nella stragrande maggioranza dei casi da un familiare, padre, marito, compagno, spesso ex marito o ex compagno.
E i numeri delle donne umiliate, segregate, brutalizzate, vittime di violenze fisiche, psicologiche ed economiche sono impressionanti.
Educare al rispetto di genere è necessario 365 giorni l’anno. Perché una giornata non basta.