di Andrea Bellavite del 12/11/2022
Sabato 5 novembre, a Modra, nel Governatorato di Zlin, nella Repubblica Ceca, è stato firmato un importante accordo di collaborazione fra l’Associazione del Cammino Culturale dei santi Crillo e Metodio rappresentata dalla direttrice Zuzana Vojtova e l’Associazione temporanea di scopo tra Comune, Società per la gestione e la capofila Fondazione Aquileia con il presidente Roberto Corciulo. Grazie all’intermediazione dell’europarlamentare ceca Martina Dlabajova e sotto l’egida del Governatorato di Zlin, si è così ulteriormente allargata a livello internazionale la proposta di uno straordinario Cammino, che ha già ottenuto la certificazione dall’Unione Europea, attualmente attribuita anche e soltanto al “Camino” di Santiago e alla via Francigena. Tale percorso, che può essere svolto con qualsiasi mezzo, ma soprattutto a piedi o in bicicletta, collega già in parte e presto collegherà i punti toccati dai santi fratelli tessalonicesi Cirillo e Metodio, sulle direttrici Costantinopoli – Velehrad – Baltico e Velehrad – Aquileia – Venezia – Roma. Sì, anche Aquileia, dal momento che, sulla base delle testimonianze storiche che attestano il passaggio e il breve soggiorno dei due missionari nella città, essa sarà tappa importante del percorso, che coinvolgerà integralmente anche l’Iter Aquileiense, detto anche Cammino Celeste, per l’intera tratta tra Aquileia e Tarvisio.
Il tutto ruota intorno alla città e al santuario di Velehrad, nel cuore della Repubblica Ceca. E’ il principale punto di riferimento della vicenda dei santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dell’Oriente Europeo e compatroni d’Europa.
Nati nei pressi di Tessalonica, in Grecia, dopo una gioventù intensa di attività laiche e religiose, i due fratelli diventano monaci e vengono inviati dal patriarca di Costantinopoli nel centro Europa, in particolare nella Pannonia e nella Moravia, per portare l’annuncio del Vangelo di Gesù. Sono degli instancabili viaggiatori, ma anche coraggiosi testimoni. L’annuncio del Vangelo infatti, in quel periodo (e non solo in quello!), non è riconosciuto immediatamente come un fattore positivo del quale andare orgogliosi. E’ concepito piuttosto come una specie di propaganda ideologica, finalizzata ad attirare i nuovi cristiani in un’area politica piuttosto che in un’altra. Insomma, più una questione di controllo internazionale che di sincera condivisione dei principi contenuti nel testo sacro. Nel caso in questione, il vescovo di Salisburgo e in parte anche il patriarca di Aquileia sentivano come dei “concorrenti” questi monaci inviati a nord del Danubio, per di più non dal papa di Roma ma dal patriarca di Costantinopoli. Mancano ancora quasi duecento anni allo scisma del 1054, ma le relazioni tra Oriente e Occidente non sono certo le migliori possibili. Per ostacolare l’opera dei due, ci si concentra nel combattere il loro originalissimo metodo missionario, consistente nel costruire un vero e proprio alfabeto, con segni corrispondenti ai suoni della lingua locale, chiamato glagolitico. La loro convinzione era che per radicare la parola di Dio fosse necessario offrire alle popolazioni locali uno strumento formidabile e caratteristico, con il quale scrivere gli elementi fondamentali della fede. Il contrasto, una vera e propria persecuzione, induce i due fratelli a cercare un ulteriore appoggio dal “loro” patriarca di Costantinopoli. Scesi a Venezia per imbarcarsi verso Bisanzio, vengono raggiunti dall’invito del papa di Roma a raggiungerlo. Nell’Urbe ricevono, contro ogni previsione, un’accoglienza trionfale, anche perché portano in dono al pontefice le reliquie di San Clemente, il terzo vescovo di Roma morto martire nella lontana Crimea. Purtroppo Costantino Cirillo si ammala e muore. Riceve un funerale degno di un papa e viene sepolto proprio nella (stupenda) chiesa di San Clemente, nei pressi del Colosseo. Metodio, insignito dell’ordine episcopale, torna in Pannonia e Moravia, continuando la propria missione fino all’anno della morte, avvenuta proprio nei pressi di Velehrad, intorno all’anno 885. In loro onore, qualche secolo dopo, la “nuova” scrittura adottata da molti popoli dell’est europeo, sarà chiamata “cirillico”, una specie di congiunzione tra i segni del glagolitico e quelli del greco.
L’iniziativa congiunta Velehrad/Aquileia è una nuova, bella occasione, per promuovere pellegrinaggi e operazioni turistiche, non soltanto ma anche a piedi o in bicicletta, nel cuore dell’Europa, ovviamente attraversando e fermandosi anche a Nova Gorica con Gorizia, capitale europea della cultura 2025.