di Andrea Bellavite del 27/10/2022
La chiamata alle urne è iniziata il 24 aprile, con la netta vittoria del partito Svoboda del nuovo primo ministro Robert Golob e della coalizione di centro sinistra formata anche da SD (Socialni Democrati, una specie di Partito Democratico) e da Levica (più o meno la nostra Sinistra). Nell’occasione il premier uscente Janez Janša e il suo partito SDS (Slovenska Demokratska Stranka) sono stati sonoramente sconfitti, insieme a tutte il resto della coalizione del centro destra, fatta eccezione per NSi (Nova Slovenija – Krčanski Demokrati), una sorta di Democrazia Cristiana post litteram.
La scorsa domenica domenica 23 ottobre, c’è stato il secondo importante atto. Gli sloveni sono stati chiamati a scegliere il loro nuovo Presidente della Repubblica, successore di Borut Pahor. E’ interessante notare la particolare forma di elezione. Come si sa, in Italia il Capo dello Stato non è eletto direttamente dal popolo, ma da una rappresentanza politica formata dai parlamentari delle due Camere più gli elettori provenienti dalle Regioni. In Slovenia, anche se non si tratta di un sistema presidenzialista o semipresidenzialista e se il ruolo corrisponde quasi del tutto a quello del presidente italiano, la decisione è affidata ai cittadini. I quali, appunto, sono chiamati a offrire con il loro voto la loro preferenza.
Sono stati ben sette i candidati che si sono presentati al primo turno, la maggior parte dei quali legati esplicitamente o implicitamente ai partiti di riferimento. Cinque di essi sono già stati eliminati dalla corsa verso l’ambita poltrona, con risultati abbastanza chiari. Meno voti di tutti ha raccolto il giovane esponente delle Levica, Miha Kordiš, su cui si concentravano le speranze di coloro che si aspettano un cambiamento radicale. Non molto meglio è andato il candidato di Nova Slovenija, Janez Cigler Kralj, nonostante un curriculum di tutto rispetto, comprendente anche il ruolo di ministro nel governo di destra di Janez Janša. Anche Sabrina Senčar, espressa dal gruppo Resni,ca (signifca “Verità”) non è andata molto bene, così come i suoi sostenitori, tra i quali alcuni settori della protesta contro il governo precedente, come pure l’arcipelago dei movimenti anti-vax. Vladimir Prebilič, proposto tra gli altri dal mondo ambientalista del partito Vesna, uscito con le ossa un po’ rotte dalle elezioni politiche dove non ha ottenuto alcun seggio, può consolarsi con un clamoroso risultato positivo nel territorio del Comune di Kočevje, del quale è tuttora sindaco. La sconfitta più cocente è comunque quella di Milan Brglez, parlamentare europeo suggerito esplicitamente dalle forze governative legate al presidente Golob e al partito SD. Si è fermato a più di 8 punti percentuali dalla “zona ballottaggio”, centrata dalla seconda classificata, che ha raggranellato circa il 25% dei voti. Una nota locale interessante. Se in tutta la Slovenia i risultati sono stati sostanzialmente simili, è da segnalare il risultato di Nova Gorica, dove Brglez è arrivato secondo a poca distanza dal primo. Se ai voti del candidato Svoboda/Sd si aggiungono quelli di Levica, la componente governativa, solo a Nova Gorica, risulta addirittura vincitrice anche rispetto al potente esponente della destra.
Ed eccoci ai due che si sfideranno domenica 13 novembre in quella che ormai è diventata una corsa a due. Nataša Pirc Musar, ex giornalista che ha ricevuto al primo turno un endorsement importante come quello del già presidente della Repubblica Milan Kučan, parte come seconda, ma ha dalla sua, anche se leggermente, i favori del pronostico. Ha già infatti ricevuto l’esplicito sostegno dal premier Golob, dal candidato Brglez e dai suoi sostenitori di Brglez, oltre che, almeno in parte, da Levica. In effetti si è presentata come esponente di liberi elettori, non vincolata ad alcuna forza politica, ma con una netta simpatia nei confronti delle idee e dei percorsi del centro sinistra. La destra più a destra può tirare un momentaneo sospiro di sollievo, avendo proiettato al primo posto uno dei propri personaggi di spicco, Anže Logar, influente ministro degli esteri del precedente governo presieduto da Janez Janša.
Una valutazione politica delle elezioni presidenziali si potrà trarre solo dopo il turno di ballottaggio. C’è stata in effetti una certa confusione nella presentazione dei vari candidati, con diverse incertezze e indecisioni soprattutto nell’ambito del centro sinistra. Ciò potrebbe spiegare la debacle di Brglez, peraltro presentato con troppo ritardo in una campagna elettorale già di per sé piuttosto breve. A lui è stata preferita la Pirc Musar, sulla carta indipendente, in realtà non molto lontana dalle posizioni dei partiti che sostengono il governo Golob. Logar ha un vantaggio cospicuo, intorno agli 8 punti percentuali, ma il percorso per coprire la distanza tra il suo 34% e il 50%+1 è molto lungo e non privo di incognite, tenendo anche conto che l’unico potenziale alleato – tra i sette del primo turno – Cigler Kralj, dell’area cattolica di Nova Slovenija, porta in dote un 4-5% ben poco rassicurante. Chi vincerà? Lo sapremo la sera di domenica 6 dicembre.
Dopo il ballottaggio, per gli elettori sloveni la stagione delle votazioni non sarà ancora finita. L’autunno porta con sé le “localne volitve”, quelle che riguardano i sindaci e i consigli comunali, i quali, a differenza che in Italia, vengono eletti tutti insieme ogni quattro anni. L’appuntamento per il primo turno è per il 20 novembre, al quale seguirà il turno di ballottaggio due settimane dopo, il 4 dicembre.
C’è ancora tempo in mezzo per chiamare ancora una volta tutti alle urne la domenica 27 novembre, quando ci saranno ben tre referendum, promosso dalle destre alla ricerca di una rivincita rispetto alle politiche di primavera e di un espediente per ostacolare il lavoro del nuovo governo. Gli sloveni dovranno esprimersi sulla legge nazionale sulla televisione pubblica, sull’aumento dei ministeri nel governo e sull’organizzazione e finanziamento della realtà degli anziani.
Insomma, almeno sei giornate di voto in un anno: se non è un record, poco ci manca!