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Incroci

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di Bianca Della Pietra del 5/6/2022

Agli incroci, se non si va troppo di fretta e assorbiti dai propri pensieri, si ha l’opportunità di incontrare molte, diverse, persone. Sono luoghi curiosi, spazi di varie dimensioni, regolati i non da semafori, dove il movimento, la fermata e l’attesa diventano fenomeni collettivi…per un attimo.

Ma gli incroci non sono solo questi (scontati) sulle strade di città o paesi. Ci sono incroci di vite di persone, di menti, incroci in agricoltura, incroci nel senso di coincidenze.

Ecco, credo che mi sia capitato proprio questo, una coincidenza: ho incrociato nello stesso breve periodo di tempo Oliviero Toscani e Laila Wadia. Come? Molto più semplice di quel che si pensa.

A Berlino ho visitato la mostra di Oliviero Toscani, quest’anno ottantenne. Si tratta di un’istallazione  su pannelli di cemento verticali (uniti formerebbero un muro) dal titolo Die Deutschen des 21. Jahrhunderts (I tedeschi del 21* secolo). Questa esposizione, ad accesso gratuito, si trova in Postdamer Platz, nel piazzale di accesso alla metropolitana. Su ogni pannello sono riprodotti i volti di persone, donne e uomini di diverse età. Si tratta di 100 ritratti.

La mostra è stata finanziata da Generali Deutschland in occasione dei 190 anni dalla fondazione avvenuta a Trieste nel 1831, e ci fa vedere l’evoluzione della società tedesca composta da persone di pelle e colori diversi, decisamente multiculturale e probabilmente anche molto inclusiva.

Giovanni Liverani , CEO del Gruppo, ha dichiarato  che “Soprattutto in tempi come questi, in cui le conseguenze della pandemia, una guerra sul suolo europeo e le sfide economiche mettono a dura prova la società, è importante sottolineare ciò che abbiamo in comune e ciò che ci unisce. Questo è esattamente lo scopo della mostra Die Deutschen des 21. Jahrhunderts. Non poteva esserci artista migliore di Oliviero Toscani per realizzare questo progetto. Cattura la bellezza della nostra specie in tutti i suoi colori e sfumature, inviando un omaggio alla Germania e a tutta l’umanità”.

L’esposizione è accompagnata da un pannello con alcune interessanti riflessioni che qui riporto (traduzione in proprio dall’inglese):

“Come misuriamo il progresso? Diversità e inclusione sono due forti misure di progresso. Esse hanno un impatto positivo sugli esseri umani sia individualmente che collettivamente. Generali Deutschland, un’assicurazione pioniera, sta ripensando il proprio business per migliorare l’impatto sugli uomini e la loro qualità di vita.

In Generali, noi chiamiamo questa filosofia “nuovo umanesimo in assicurazione”.

Come parte di questo spirito, Generali promuove la diversità e l’inclusione a fondamento del successo del proprio business e verso una società più felice.

Con il suo caleidoscopio di visi, “Die Deutschen des 21.Jahrhunderts” è un riflesso della diversità e inclusione e prova del progresso compiuto nella società tedesca. Il Direttore Creativo e fotografo Oliviero Toscani cattura la Germania in tutto il suo multiculturalismo, benevolenza, compassione e simpatia. Mostrando un paese che ha abbandonato stereotipi e dogmi e accolto influenze esterne, il suo lavoro è potente prova del cambio di percezione e autopercezione dei tedeschi. Die Deutschen des 21. Jahrhunderts può avere molti nomi –un ritratto, uno studio di ricerca fotografica, un lavoro artistico, un progetto culturale. In definitiva è il simbolo di un tanto atteso nuovo umanesimo. È una dichiarazione di amore per la Germania e per tutta l’Umanità si afferma nel Berlino Magazine.

Il contesto, le immagini, le parole che le presentano mi hanno commosso e mi hanno richiamato alla mente un libro appena letto: Il giardino dei frangipani, di Laila Wadia, uscito nel 2019.

Lei è una scrittrice di origine indiana che da molti anni vive e lavora a Trieste.

In questo libro racconta come una bambina vissuta in un orfanotrofio in India, abbia avuto una vita completamente diversa una volta intrapresa la professione di sarta che diventerà una carriera di grande successo. Il ritorno in India, sulle tracce della vita precedente, cercate o trovate, le consentirà di arrivare alla pace interiore e a nuove importanti relazioni. Il luogo dell’incrocio è il cimitero. Qui si svolge l’incontro con la propria storia attraverso le storie di altri protagonisti, in quello che, per eccellenza è il posto dove dolore e pace si confrontano e ritrovano.

Le riflessioni che fa la protagonista del romanzo sono molte e profonde. Riguardano il concetto di residenza, ”posto dove metti la testa sul cuscino e apri un conto in banca”, di casa “archivio del tuo cuore”, emigrazione “come rinascere: nuovo passaporto, rinnovo del prestito sulla vita”, sogno, “il più terribile dei nemici, l’unico fuoco che a tua insaputa possa divorarti dall’interno”. Servirebbe una bacchetta magica in modo che “per un giorno intero ogni essere umano provasse sulla sua pelle cosa significa essere l’Altro: ci risparmierebbe tanta ipocrisia e tante stupide interviste”

I pensieri nati da questo incrocio li ho poi riportati alla mia realtà monfalconese. Anche qui residenza, casa, emigrazione, sogno hanno lo stesso significato per i nuovi abitanti che ormai da più di venti anni vivono nel nostro comune e nel territorio più ampio. Eppure ancora atti politici di bassa lega, attacchi gratuiti, discriminazioni (ma in punta di legge!) vengono riferite giornalmente.

La pace, la grande protagonista assente ormai da più di tre mesi nel nostro continente, viene nominata, invocata, auspicata ma non raggiunta. Nemmeno quando si parla di pace sociale in un comune, Monfalcone, in cui sono le figure istituzionali ad essere divisive e non invece pacificatrici degli inevitabili conflitti che un’immigrazione con numeri importanti comporta.

In questa campagna elettorale più volte si è sentito dire che Monfalcone avrebbe potuto essere un laboratorio di cittadinanza. Questo comporta destinazione di risorse economiche materiali e immateriali, investimento sulle persone ma soprattutto una visione progettuale che possa comprendere una vita pacifica e felice di tutti abitanti di questo piccolo luogo del mondo. Nemmeno un sano senso di relatività guasterebbe, a dire il vero.

Un progetto serve. Non basta una superficiale accettazione, un sorriso forzato, un’educazioneapparente, una falsa tolleranza oppure un temporaneo interesse per l’esotico (rumeno, serbo, bangalese o cinese che sia): dobbiamo sviluppare un’immagine di noi assieme, con chi arriva ed essere felici che scelgano proprio questo nostro territorio per lavorare e poi anche per viverci. Perché se ci impegnamo in molti per lo stesso scopo, le difficoltà potrebbero sembrare meno insormontabili.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org