Arriva sempre durante una conferenza il tragico momento delle “domande del pubblico”; di solito sono più esibizioni di saccenza da parte di qualche ascoltatore che delle vere domande.
Ecco allora che si fa avanti l’autoproclamato intellettuale a chiedere: “cos’è per lei la Mitteleuropa?” Volcic lo guarda, con il suo fare tra il divertito e il curioso, e gli risponde: “l’area dove si mangia la torta Sacher”. Avrebbe potuto raccontare molte cose con la sua profonda conoscenza di quel mondo, gli avvenimenti storici che aveva visto e raccontato, i libri letti e quelli scritti, invece ha preferito una battuta fulminante. Un witz, come si usa dire dalle nostre parti, prendendo a prestito un termine della cultura yiddish.
Questo era Demetrio Volcic, un giornalista, uno scrittore, uno capace di raccontare la storia con la profondità di un intellettuale, con la chiarezza di un divulgatore e la battuta di un artista.
Volcic è stato un grande amico di Apertamente, è stato relatore in diverse nostre iniziative, sempre puntuale, preciso, e con la straordinaria capacità di spiegare e rendere comprensibili anche le più intricate vicende storiche e politiche a chi non fosse particolarmente preparato.
Per noi è stato soprattutto un amico. Un compagno di strada con cui condividere dei bei momenti di discussione ma anche di convivialità, dove sapeva aggiungere alla sue capacità professionali una straordinaria umanità.
Nel raccontare le vicende della Guerra fredda e del mondo d’oltre cortina metteva sempre l’accento sugli aspetti umani, sulle passioni e gli ideali di quel Novecento di cui è stato uno dei grandi testimoni. Sia che si accostasse a un grande leader politico o a una persona qualunque lo interrogava con sempre attenzione e rispetto, pronto a cogliere pezzi di storia e verità che con maestria riusciva a fare emergere dai loro racconti.
Conosceva molte lingue, riusciva a esprimersi con la parlata del posto da Parigi a Mosca, ma conosceva, sopra ogni cosa, il modo di indagare i fatti, di coglierne l’essenziale e, insieme, le molteplici sfumature.
Demetrio Volcic era un cosmopolita, uno per cui ben si adatta il termine “cittadino del mondo”. Era anche consapevole delle sue radici e della sua storia e ne coltivava i tratti migliori, tenendosi sempre lontano da ogni forma di localismo o, peggio ancora, di nazionalismo. Sapeva benissimo che l’essenza delle nostre terre è quella di essere multiculturale e che ciò non significa disperdersi in qualcosa di indistinto, in uno sbiadito luogo annoiato dal politicamente corretto. Citava spesso una frase di Ernest Renan secondo cui la nostra identità è un “plebiscito quotidiano” fatto di conoscenza e spirito critico, di identità culturale e spirito universale.
Demetrio Volcic è stato uno scrittore, un giornalista, un intellettuale che con il suo impegno nel giornalismo, come nella politica, ha saputo raccontare e capire un mondo fatto di grandi passioni e ideologie, sapendone cogliere tutte le sfaccettature e complessità.
È stato, infine, uno che ha conosciuto e usato l’arma suprema dell’ironia, il modo di osservare la storia le con uno sguardo differente, con il guizzo capace di mettere al tappeto i potenti e gli arroganti.
Oggi Apertamente saluta un carissimo amico, porge le più sentite condoglianze alla moglie, ai figli, e a chi gli è stato amico.
Ciao Mitja.