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“Otto e mezza”

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di Marino Visintin del 14/03/2021

Non so se succede anche a voi, ma a me, ogni tanto, capita la voglia di mettere in ordine i mucchi di carte che nel corso di molti decenni si sono accumulate in cantina. Quando però vedo la quantità di scatoloni straripanti e di pile scomposte ammucchiate su tavoli o mensole, vi assicuro che in un un attimo cambio idea e mi trovo qualcosa di altro da fare, convinto che sia assolutamente più importante, o almeno così lo immagino.

Ieri, però, è stato diverso perché lo scatolone che ho aperto per primo aveva in bella vista un giornalino degli anni sessanta scritto dagli studenti isontini delle superiori (Gorizia e Monfalcone), l'”Otto e mezza“.

Sfogliandolo sono rimasto un po’ meravigliato per la qualità e per l’importanza degli argomenti che venivano trattati; ma come è possibile che non ricordavo, se non con sfumature tenui, le discussioni, le manifestazioni e gli interessi degli studenti per gli avvenimenti degli anni sessanta, cioè gli anni della crescita economica e sociale e dell’interesse per la politica italiana e per gli avvenimenti mondiali.

La lotta dei saldatori di Monfalcone, con i cortei a Gorizia e le cariche della Celere, il Vietnam, Bob Dylan, i “preti operai” riabilitati che si contrapponevano ai “vecchi” preti, e che rappresentavano il nuovo riferimento per i cattolici progressisti; erano simpatici anche a quelli che non correvano sempre a messa.

E poi i nomi degli studenti di Gorizia e Monfalcone che facevano parte della redazione o che scrivevano su “Otto e mezza“, tra i quali diversi compagni di scuola e anche qualcuno, come il Tomani, di classe.

Oltre a Claudio Tomani, cito alcuni altri, tanto per … : Giuliano Lucigrai, Gino Pipia, Ave Monorchio, Roberto Scuotto, Luciano de Gironcoli, Alessandra Malacrea, Roberto Pezzetta, Benny Briguccia, Gilberto Contento.

Tra i tanti argomenti trattati su “Otto e mezza“, uno, riportato nella rubrica “Lettere”, nel numero 4 dell’aprile ’66, mi è sembrato molto attuale, in quanto tratta il tema dei poveri e della fame e di chi deve mangiare per primo: l’articolo è intitolato “C’è fame e fame”.

Due giovani studenti della nostra provincia si lamentano che l’iniziativa umanitaria degli studenti della redazione di “Otto e mezza” chiamata “Un trattore per i sette colli” venga svolta a favore delle popolazioni dell’India e non per i poveri italiani.  L’accusa è molto pesante: “Voi studenti cattolici, avete rinnegato le centinaia e centinaia di anime italiane che come quelle indiane stanno morendo di fame”. E ancora: ” … un errore assai grave che diversi studenti assai difficilmente potranno perdonarvi”. La lettera si conclude con una domanda: ” … il perché di questo vostro atto che non ha fatto altro che annullare la vostra personalità”.

La risposta della redazione è interessante intanto perché puntualizza “… che non esiste paragone tra la miseria in Italia e quella in India ed in altre parti del mondo; per quantità e qualità, la nostra povertà, è sempre una forma di privilegio di fronte alla denutrizione di due terzi dell’umanità”.

E poi sottolinea che non non si tratta di una iniziativa caritatevole ma fa parte di una strategia “… che ha visto la convergenza del Presidente Saragat e del Papa Paolo VI e che quindi la questione riguarda ogni coscienza umana”.

La risposta si conclude con una citazione di Einstein: “La nostra è l’epoca nella quale per la prima volta nella storia si sono creati scambi amichevoli e di solidarietà tra genti diverse. Felice questa generazione se, anche in questo senso, saprà superare la mia, che ha ignorato spesso come ogni uomo sia cittadino dell’umanità prima ancora che cittadino di un determinato popolo”.

Niente male per dei teenager di provincia, non vi pare?

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