di Paolo Polli del 28/10/2020
Come si temeva e dopo l’allentamento fisiologico, a volte colpevole, dell’estate, la pandemia ha ripreso con vigore a mordere e questa volta è l’Europa intera a pagare il dazio più salato.
La primavera ci ha insegnato molto ma solamente il vaccino ci permetterà il ritorno a una normalità che comunque non potrà più essere quella che conoscevamo.
Si va avanti, in Italia come nel resto d’Europa, cercando di garantire la salute dei cittadini, la produttività delle imprese, il diritto allo studio, ovvero i pilastri della nostra società senza i quali non potremo costruire un futuro.
Perché è ormai chiaro che alla pandemia seguirà una crisi sociale ed economica mai vissuta prima né dalle nuove generazioni né dai nati nel secondo dopoguerra e i cui effetti, purtroppo, potrebbero essere quelli di indebolire ulteriormente i più deboli e rafforzare i più forti.
L’ultimo DCPM, emanato all’aggravarsi della seconda ondata, ha sollevato molte critiche, soprattutto quelle dei ristoratori, dei baristi, fino al mondo della cultura. Le limitazioni rischiano di vanificare i molti sforzi fatti per adeguarsi alle norme dettate dalle autorità centrali e periferiche, Regioni in primis. Vanno necessariamente trovati i giusti accorgimenti e i necessari ristori per tutti coloro che rischiano la loro attività. Ma, con responsabilità, vanno anche limitati tutti i possibili rischi di contagio, vanno rispettate le norme e vanno trovati contenitori di condivisione come sempre si è fatto davanti a eventi straordinari e tragici e come più volte invocato in questi giorni dal Presidente Mattarella.
Non si fanno campagne elettorali, a tutti i livelli, sulle tragedie, né si possono assecondare se non addirittura fomentare le violenze di pochi rispetto ai tanti che soffrono manifestando la loro crisi davanti alla pandemia.
Ci vuole responsabilità, nelle parole e nei fatti. Era impensabile che la solidarietà e l’unità di intenti che si erano manifestate a marzo e aprile, “Andrà tutto bene”, durassero per sempre ma restano un esempio di come una nazione sa reagire nei momenti più difficili, anche trovando solidarietà e aiuto in Europa e nel Mondo. Riscopriamo un po’ di quel senso di appartenenza e mettiamo a frutto, con determinazione, sollecitudine e senza insopportabili incertezze e tira e molla, le possibilità di usufruire di quelle risorse che un’Europa un po’ meno distante ci ha messo a disposizione.