di Pino Roveredo del 26/8/2020
Molti anni fa mia madre e mio padre se ne sono andati in quindici giorni, ma i loro funerali non sono riusciti a sancire una divisione.
Loro sono sempre qui davanti a me, vivi, presenti, con gli occhi negl’occhi, io a contargli le rughe che ho disegnato sul loro viso, e loro ad apprendere quello che si sono persi.
Sono crollati i muri, è morto il comunismo, mentre scintille fasciste si accendono, e la maledizione di un virus sta piegando le gambe al mondo.
Poi gli racconto delle mie delusioni, sconfitte, pianti, ma anche delle piccole vittorie, dei sorrisi, dei nipoti che crescono, e della danza ballata sul filo sottile della vita.
E loro sono sempre presenti con la dolcezza della carezza, la pazienza della parola e l’abbraccio che invalida l’assenza, in attesa di partire tutti insieme verso l’enigma dell’eternità.