di Cosimo Risi del 8/7/2020
“We have all the time in the world / Just for love / Nothing more, nothing less”. Louis Armstrong cantava l’inno all’ottimismo con l’inconfondibile accompagnamento della tromba.
Il programma della presidenza tedesca del Consiglio è un inno all’ottimismo della volontà politica dopo il pessimismo dell’intelligenza finanziaria. Nella crisi 2008 – 13 il dogma dell’austerità di bilancio promanava da Berlino per invadere il continente a danno degli stati membri più esposti. Circoli influenti ipotizzavano se non la fine dell’euro la sua sostituzione con una doppia valuta, una per i paesi sani e una per i paesi malati.
Nel 2008 Angela Merkel assunse per la prima e ultima volta la presidenza del Consiglio europeo, dal 2009 tale incarico sarebbe stato affidato ad un presidente fisso e non rotatorio. Il Trattato costituzionale era stato bocciato in Francia e nei Paesi Bassi, bisognava salvare il salvabile di quell’impianto per dare vita ad un nuovo e meno controverso patto fra le parti contraenti: il Trattato di Lisbona.
Non presiederà il Consiglio europeo, l’incarico spetta al belga Charles Michel, ma dirà la sua sui principali dossier, consapevole com’è, essa stessa e i suoi partner, che la Germania è il socio di riferimento dell’Unione. Tutti gli stati membri sono uguali ai sensi del Trattato, qualcuno è più uguale degli altri.
L’asse franco – tedesco non è più quello di una volta, capace cioè di produrre magie, regge sotto altre forme più blande e non meno efficaci nei momenti topici. Dalla video-conferenza di Emmanuel Macron e Angela Merkel è emersa la proposta anti – crisi. Mettere a disposizione un’ingente somma di risorse europee a fondo perduto a favore degli stati membri più colpiti dalla pandemia. Ad evitare che la loro crisi economica e sociale produca gli effetti asimmetrici di una crisi simmetrica. Il mercato unico e la zona euro devono sopravvivere alla scossa nel loro insieme, le fughe in avanti di alcuni e l’arretratezza di altri sarebbero un male fatale quanto il virus.
La conversione dall’austerità alla generosità in termini finanziari è il tratto caratterizzante il semestre tedesco e la vicenda politica della Cancelliera. Avendo annunciato il ritiro dalla scena nel 2021, agisce per la storia invece che per l’attualità. Non ha competizioni elettorali da affrontare e lascia il partito in buone condizioni.
La combinazione al femminile con Ursula von der Leyen alla testa della Commissione è la nota potenzialmente vincente. Dopo la sortita della Cancelliera, la Commissione ha proposto il pacchetto Next Generation EU, forte di 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di prestiti. Si aggiungano le misure ex MES e SURE ed il piatto è decisamente ricco. Per non parlare degli acquisti di titoli di stato da parte della BCE.
Il motto della presidenza tedesca è in linea con l’assunto del rilancio (“non ricostruzione”) dell’Unione: Insieme. Rendere di nuovo l’Europa forte. Lo spazio principale è dedicato a contrastare le conseguenze della pandemia. Il rilancio dell’economia gioverebbe ai conti tedeschi. Le partite correnti vedono una riduzione delle esportazioni per il 13% nel 2020. I conti con l’estero resterebbero attivi ma meno sgargianti che in passato. Le esportazioni sono infatti il motore del sistema tedesco.
Il programma della Germania incrocia quello della Commissione, il New Green Deal. Avviare l’Europa verso il traguardo della neutralità ambientale, da raggiungere per tappe fino al 2050, la data finale del processo. La digitalizzazione e l’autonomia dai fattori esterni per certe produzioni. La ricerca del consenso sociale mediante gli strumenti di lotta alla disoccupazione e per il salario minimo. La parità di generi. Il contrasto del razzismo e dell’antisemitismo. Il ripristino della legalità democratica laddove è minacciata da nuove forme di autoritarismo.
E infine la difesa comune per contare di più sulla scena internazionale. L’Europa deve confrontarsi con l’incerta direzione americana, attende con ansia il risultato elettorale di novembre. La Russia dell’eterno Putin può essere una minaccia o un’opportunità, nessuno meglio della Germania afferra la sensibilità del dilemma. Con la Cina certi punti andranno ridiscussi, in primis le regole sugli investimenti, senza però cedere alla logica del confronto.
Molti obiettivi per appena sei mesi. Una sfida lanciata alla comunità internazionale e prima ancora al proprio paese. La Germania è chiamata a rispondere alla domanda di leadership che le viene rivolto e che finora non ha saputo raccogliere nel modo giusto. La guida dell’Unione impone il senso di responsabilità e la nozione del bene comune. In una parola: la piena europeizzazione della Repubblica federale.