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Coronavirus e Democrazia

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di Paolo Polli del 31/3/2020 – E’ difficile pensare e scrivere di altro che non sia questo maledetto virus che ha attaccato tutti noi, i nostri cari, i nostri affetti, il nostro lavoro, le nostre certezze, tutta la nostra società. È difficile pensare e scrivere di altro quando ascoltiamo ogni giorno, a orario fisso, il bollettino di guerra, con migliaia di morti e feriti, e tra questi gli infermieri e i medici che rischiano la loro vita per garantire la nostra salute e che non ringrazieremo mai abbastanza; come anche tanti altri lavoratori nei servizi pubblici essenziali.

Passerà, tutto passa, e si troverà un vaccino prima o poi, ma quello che erediteremo sarà un mondo diverso, tutto da ricostruire e con tanti debiti da pagare. Per noi sarà ancora più difficile perché la situazione di emergenza in cui ci troviamo dimostra e dimostrerà ancora di più, a spese nostre, quale sia il costo del debito pubblico italiano. Se negli anni in cui l’economia cresceva non avessimo accumulato un debito di oltre il 130 per cento del Pil, peraltro senza una valida contropartita e in assenza di misure per arginare una gigantesca e colpevole evasione, oggi potremmo, e dovremmo, spendere molto di più, con la certezza di trovare nei nostri finanziatori una maggiore fiducia nel sistema Italia.
Ma, pur senza scusare gli errori che abbiamo commesso in passato, non è questo il momento per l’Unione europea di porre vincoli e chiusure rinviando decisioni non rinviabili. Questo è il momento per dimostrare al mondo il sostegno incondizionato che l’Europa può garantire all’Italia e agli altri Paesi dell’Unione che ne avessero bisogno; sia per tranquillizzare i mercati sia per attuare politiche preventive ed arginare così la diffusione del virus e poter pensare alla ripresa. «Whatever it takes».
In uno scenario di questo tipo è difficile pensare ad altro, siano anche certe limitazioni alle nostre libertà individuali: deleghiamo, affidiamo ad altri anche aspetti importanti della nostra vita privata.
In questo momento è necessario, ma dopo, al più presto, dovremo ritornare alla normalità e dovremo contare su istituzioni forti e rappresentative di tutti noi: dovremo essere garantiti da chi ci rappresenta nei posti dove si deciderà del nostro futuro, dopo le rovine che questa guerra lascerà in Italia e in tutto il resto del mondo.
Il 29 marzo avremmo dovuto votare per il taglio dei parlamentari: ovviamente il voto è stato rinviato come tante altre occasioni politiche, culturali, ricreative, oltre a quelle produttive non essenziali.
Un taglio esibito come panacea di tutti i mali e una straordinaria misura di risparmio delle finanze pubbliche, che in realtà è in gran parte solo demagogia.
Un provvedimento che non renderebbe più efficiente la politica, ma limiterebbe invece gravemente la rappresentanza territoriale e culturale, producendo risparmi irrisori.

La scelta di voler ridurre i parlamentari non è però figlia dei tempi contemporanei né invenzione dei Cinque stelle.
Da anni i media e le forze economiche, anche con la complicità della stessa politica, hanno concorso a svilire il ruolo dei partiti, delle istituzioni e, in fondo, della politica stessa. Un processo che, partendo dall’eliminazione del finanziamento pubblico, non ha certo contribuito a costruire un saldo rapporto tra cittadini e istituzioni, anzi: la disaffezione e l’astensionismo sono cresciuti e la qualità della classe politica non è certo migliorata.
Se si vuole dare forza e dignità alla politica è necessario affrontare e risolvere il tema della qualità della classe politica, anche permettendo agli elettori di scegliere i propri candidati.  Vanno ricostruiti i partiti come luoghi di rappresentanza di valori e interessi, e va riannodato il filo tra politica ed elaborazione culturale. Questo è il percorso che va seguito senza cadere nel solito e inutile esercizio di demagogia, nell’ossessione sui presunti “costi” dell’attività politica e nel dibattito sul numero degli eletti. Insistendo a inseguire un populismo da quattro soldi, continueremo a regredire, mettendo in pericolo la stessa natura democratica del nostro sistema istituzionale, oltre alle libertà di tutti noi.

Di più cultura politica avremo bisogno alla fine di questo percorso di guerra, per perseguire una ricostruzione economica e sociale che sarà durissima da raggiungere, non scontata, e che ci vedrà impegnati per un tempo lunghissimo.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org