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Ma che sta succedendo?

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Di Fulvio Ervas.

Le manifestazioni studentesche, con presenza di docenti e genitori, di sabato scorso non hanno avuto niente a che vedere con le violenze avvenute a margine. Non ci vuole un percorso di studi in criminologia per capirlo. Da un lato molte decine di migliaia di persone in movimento con precise rivendicazioni rivolte alla politica e al governo che  attualmente gestisce il Paese. Dall’altro alcune centinaia di giovani, moltissimi minorenni, che scatenano furiose battaglie in alcune città, culminate con il saccheggio di molti negozi. A Milano 271 vengono fermati dalle forze dell’ordine.

Ora, ci sono state molte acute e intelligenti analisi su questo fenomeno, naturalmente non sto parlando di Borgonovo e di Di Pietro della Verità. Volano bassi. 

Ma le analisi del perché giovani e giovanissimi sfidino l’ordine costituito per arraffare merci, chiamando in causa gli effetti del liberismo economico, del turbocapitalismo, della segregazione sociale delle fasce più povere, spesso concentrate tra la popolazione immigrata, pur essendo interessanti, glissano su un aspetto che, in quanto giallista, mi ha colpito.

Intendo dire che le cause del fenomeno, certamente da analizzare,  non devono distoglierci dagli effetti prodotti dal fenomeno stesso: l’incredibile  lussuria che colpito milioni di cittadini nel guardare le immagini, i video,  di giovani mascherati dediti all’assalto violento. La spettacolarizzazione dei frammenti supera la dimensione stessa del fenomeno e oscura il contesto  sociale e politico che lo circonda. Si è scatenata un’avversione, partita da quella immagini, che porta a chiedere risposte dure, persino spietate e violente da parte dello Stato.

Chiunque abbia un minimo di esperienza dei movimenti sociali sa che la repressione è un’arte con lunga tradizione e dotata di mille varianti. Magari deve imparare a rincorrere i movimenti ma, con qualche incertezza, è poi sempre sul pezzo.

Allora l’elemento bizzarro di questi episodi di violenza è che hanno una natura e motivazioni del tutto estranei alle manifestazioni di sui sono stati la coda. Se lo scopo dei violenti fosse stato quello di assaltare i negozi per appropriarsi di merci dall’alto valore simbolico, oltre che economico, perché non farlo in un pomeriggio qualsiasi, quando c’è meno vigilanza, meno controllo, meno rischi di imbattere nella repressione?  Tre-quattrocento giovani e giovanissimi, organizzano un blitz un giovedì pomeriggio, arrivano in centro, si raggruppano,  spaccano, rubano e scappano.

No, lo fanno in un momento di altissima visibilità e di maggior pericolo. Infatti moltissimi vengono trattenuti dalle forze dell’ordine. Ingenuità? Amore del rischio? Desiderio di esserci in coda a un movimento anche se non ne condividono nulla? Saranno le indagini a chiarire queste dinamiche.

Resta il fatto che aver agito durante quelle manifestazioni ha reso le stesse invisibili. Le loro motivazioni trascurate.  Può trattarsi di una casualità, naturalmente. Un gruppo di svalvolati, pur con complesse motivazioni sociali, organizza un’azione i cui effetti vengono usati dal governo di turno per togliersi il  fastidio di rispondere a certe manifestazioni di massa. In fin dei conti gli autotrasportatori in sciopero ottengono promesse economiche, ma sono una categoria strategica e anche amica, mentre agli studenti zero. A parte promesse repressive più ampie.

Ma possiamo escludere che siamo entrati in una fase in cui le interferenze, a mezzo strumenti social, riescono a catalizzare ed aggregare individualità, spingendole ad azioni che producono molti vantaggi per chi le promuove? Che siamo in una fase in cui diventa facile, veloce, efficace, smuovere plotoni di insensati che, senza saperlo, agiscono per obiettivi sociali e politici che non conoscono, non controllano, non capiscono?

Sta cambiando l’epoca della demolizione delle potenzialità di lotta dei grandi numeri, frammentandole con azioni di disturbo, di distrazione, agendo su segmenti facilmente manipolabili?

Mi viene da pensare che siamo entrati in una nuova fase, l’assalto a Capitol Hill l’aveva già anticipata, in cui domina solo la costruzione voluta della violenza.

Fulvio Ervas
Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org