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Vi racconto la mia storia!

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Di Yuleisy Cruz Lezcano.

Sono tra quegli stranieri di cui si parla tanto,
nomi buoni per un titolo, per un discorso, per uno schianto.
Sono arrivata senza lingua, senza sapere come dire,
con parole ancora estranee e un gran desiderio di capire.
Forse mi urlavano più forte quando non riuscivo a comprendere,
come se fossi diventata sorda e non con una lingua da apprendere.
Ma piano piano quella lingua l’ho fatta mia, parola dopo parola,
finché l’italiano dentro me è diventato voce, musica, scuola.
E poi sono arrivata lontano, più di quanto avessi immaginato:
due lauree strette nelle mani, con il mio accento mai cancellato.
Erano altri tempi, forse, o forse era un altro il sentimento,
c’era più spazio per la speranza, più solidarietà nel vento.
Non c’era ancora questo governo, non c’era Meloni al comando,
e la parola solidarietà aveva un suono che rimpiango.
Si parlava meno di confini, meno di paura e separazione,
meno di stranieri da contare come fossero una popolazione.
Oggi invece si fanno numeri, si fanno tetti, si fanno divisioni,
si misura chi può stare in classe e chi deve cambiare istituzioni.
Ma dietro ogni numero c’è un volto, dietro un passaporto una storia,
c’è chi è arrivato senza parole e ha trasformato il silenzio in vittoria.
Io quella lingua l’ho imparata, con fatica, con rabbia e sudore,
e nessuno potrà cancellare ciò che ho costruito con il cuore.
Penso che una scuola vera non dovrebbe chiedere da dove vieni,
ma insegnarti dove puoi arrivare, quali sogni porti e quali beni.
E mentre qualcuno alza muri e qualcun altro chiude una frontiera,
io tengo stretta la mia storia e continuo a dire, sincera:
sono arrivata senza italiano, ma l’italiano l’ho imparato.
Sono arrivata da straniera, e qui ho studiato, vissuto, amato.
Se questo è tornare indietro, allora io scelgo di ricordare
che una società più giusta può ancora imparare ad andare.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org