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Due mondi: quello reale e quello digitale

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DUE MONDI: QUELLO REALE E QUELLO DIGITALE

Di Yuleisy Cruz Lezcano.

Oggi viviamo sempre più in due mondi. C’è un mondo reale e c’è un mondo digitale. E troppo spesso questi due mondi non si somigliano più. Nel mondo digitale si possono costruire immagini, fabbricare comunicazione, moltiplicare messaggi, creare paure e trasformare una provocazione in una notizia globale nel giro di pochi minuti. È un mondo nel quale una fotografia, un video o un post possono diventare più importanti della realtà che dovrebbero raccontare.

Donald Trump ha trasformato questa dinamica in uno degli strumenti più potenti della propria comunicazione politica. Pubblica continuamente immagini, dichiarazioni e messaggi provocatori. Ogni pubblicazione genera reazioni, ogni reazione diventa una nuova notizia e ogni nuova notizia alimenta il ciclo successivo. Le masse vengono intrattenute, i media vengono costretti a inseguire l’ultima provocazione e l’attenzione collettiva viene spostata continuamente da un argomento all’altro.

Non è necessario che tutto ciò che viene pubblicato sia falso. È sufficiente produrre così tanto rumore da rendere difficile distinguere ciò che conta davvero da ciò che serve soltanto a occupare lo spazio dell’informazione.

Ed è qui che il mondo digitale può diventare pericoloso.

Perché mentre milioni di persone discutono dell’ultima immagine pubblicata da Trump, nel mondo reale continuano ad accadere cose che non hanno nulla di virtuale. Si prendono decisioni politiche concrete. Si esercitano pressioni economiche. Si mettono in discussione principi democratici. Si alimentano paure e divisioni. Si normalizzano linguaggi sempre più aggressivi e si moltiplicano episodi di violenza e discriminazione.

Nel mondo digitale si può fabbricare quasi tutto: consenso, paura, indignazione, nemici e persino una realtà alternativa.

Nel mondo reale, invece, le conseguenze hanno un peso diverso. Le persone perdono diritti, famiglie vengono separate, intere comunità vengono criminalizzate, la dignità umana viene calpestata e la violenza può diventare progressivamente qualcosa di normale.

È questa distanza tra i due mondi che dobbiamo imparare a riconoscere.

Perché mentre il mondo digitale ci intrattiene, il mondo reale continua ad avanzare.

E quando il rumore diventa assordante, quando ogni giorno arrivano decine di nuove provocazioni, quando siamo costretti a reagire continuamente all’ultima immagine o all’ultima dichiarazione, rischiamo di non vedere più ciò che accade davanti ai nostri occhi.

La comunicazione diventa allora uno strumento di distrazione e l’informazione viene sommersa dall’intrattenimento; La paura diventa una forma di controllo e la provocazione diventa una tecnica per occupare permanentemente lo spazio pubblico.

È una dinamica che ricorda terribilmente quella descritta anni fa da Steve Bannon, uno degli ideologi del movimento MAGA, quando parlò della necessità di “inondare la zona” di contenuti per impedire ai media di fermarsi, analizzare e pensare. Non è necessario che ogni messaggio sia credibile. L’importante è che arrivi il prossimo, e poi quello successivo, e ancora un altro. Così la società corre dietro alle notizie mentre la realtà cambia sotto i suoi piedi. Ed è proprio qui che bisogna aprire gli occhi. Perché il problema non è soltanto ciò che Trump pubblica ma ciò che rischiamo di non vedere mentre guardiamo ciò che Trump pubblica.

Mentre sullo schermo scorrono immagini costruite digitalmente, provocazioni territoriali e messaggi studiati per suscitare indignazione, nel mondo reale possono avanzare politiche che mettono sotto pressione le istituzioni democratiche, i diritti fondamentali e la dignità delle persone.

E quando vengono riproposti simboli, linguaggi e gesti che ricordano periodi bui della storia, non possiamo limitarci a considerarli semplicemente contenuti digitali. La storia ci ha insegnato che la normalizzazione dell’odio non avviene in un solo giorno. Avviene lentamente, attraverso parole ripetute, immagini normalizzate, discriminazioni tollerate e violenze alle quali ci abituiamo poco alla volta. Prima ci si abitua alle parole, poi alle immagini, poi alle discriminazioni, poi alla violenza.

E infine si rischia di non riconoscere più il buio quando è ormai arrivato.

Per questo dobbiamo recuperare la capacità di distinguere il mondo digitale dal mondo reale. Dobbiamo verificare, contestualizzare, rallentare. Dobbiamo chiederci non soltanto “che cosa sta pubblicando oggi Trump?”, ma soprattutto “che cosa sta accadendo realmente mentre tutti guardano quello schermo?”.

Perché una società democratica non può essere governata dalle notifiche.

Non può decidere il proprio futuro inseguendo ogni provocazione.

E non può permettere che l’intrattenimento permanente diventi una cortina di fumo dietro la quale avanzano la discriminazione, la violenza e la perdita della dignità umana. Il mondo digitale può fabbricare paura.

Ma la paura diventa reale quando viene trasformata in politica.

Il mondo digitale può fabbricare una narrazione. Ma la narrazione diventa pericolosa quando sostituisce la realtà.

Il mondo digitale può distrarci. Ma siamo noi che dobbiamo scegliere di guardare oltre lo schermo.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org