L’ultimo libro di Gianni Cuperlo tra storia, coscienza europea e responsabilità civile
Ci sono libri che arrivano nel momento giusto. Non perché offrano verità definitive, ma perché restituiscono complessità a temi troppo spesso piegati alle esigenze della polemica politica. La frontiera ferita, l’ultimo saggio di Gianni Cuperlo, appartiene a questa categoria.
La vicenda della frontiera adriatica – il fascismo di confine, l’occupazione italiana della Jugoslavia, le foibe, l’esodo giuliano-dalmata e le profonde lacerazioni che hanno attraversato il Novecento – continua ancora oggi a rappresentare una delle pagine più controverse della storia italiana. Troppo spesso il sangue versato è stato trasformato in argomento identitario, quando non in un’arma politica, alimentando contrapposizioni anziché favorire una comprensione più profonda degli eventi.
Cuperlo sceglie una strada diversa. Lo fa con il rigore dello studioso, la sensibilità dell’intellettuale e il coinvolgimento personale di chi quella frontiera la conosce fin dalla nascita. Triestino, cresciuto in una città dove la storia è parte integrante del paesaggio civile, l’autore affronta il tema intrecciando memoria individuale, ricerca storica e riflessione politica.
Ne emerge un’opera di grande equilibrio, sostenuta da un’ampia bibliografia e da una scrittura limpida, capace di accompagnare il lettore attraverso le molteplici tragedie del confine orientale senza indulgere né alla retorica né alle semplificazioni. La “frontiera ferita” non è soltanto quella geografica tra italiani e slavi: diventa il simbolo di una coscienza europea segnata dai nazionalismi, dalle guerre e dalle ideologie del Novecento, ma anche del difficile cammino verso una cultura della pace, della convivenza e della democrazia.
È proprio questa la cifra più significativa del libro. Cuperlo non propone una memoria selettiva, ma una memoria che riconosce tutte le sofferenze e invita a superare le letture di parte. In un tempo in cui il passato viene spesso evocato per dividere, La frontiera ferita richiama il valore della conoscenza storica come fondamento del dialogo civile e della responsabilità democratica.
Da molti anni Gianni Cuperlo è considerato una delle voci più autorevoli del pensiero riformista e della sinistra italiana. Parlamentare del Partito Democratico, ha sempre affiancato all’impegno politico un’intensa attività di elaborazione culturale, distinguendosi per la qualità delle sue analisi e per una costante attenzione ai temi della democrazia, dell’Europa e della memoria storica.
Per queste ragioni rappresenta un motivo di particolare soddisfazione annunciare che nel prossimo mese di settembre Gianni Cuperlo sarà ospite a Monfalcone, in un incontro promosso congiuntamente dall’Associazione Apertamente e dalla Fondazione Roberto Visintin.
L’appuntamento si inserisce nel percorso culturale che da anni caratterizza l’impegno delle due realtà promotrici: offrire occasioni di approfondimento sui grandi temi della storia contemporanea, della democrazia, dell’Europa e della cittadinanza, attraverso il confronto con autorevoli protagonisti della vita politica, culturale e accademica del nostro Paese.
In un tempo in cui la memoria rischia troppo spesso di essere semplificata o strumentalizzata, Apertamente e Fondazione Roberto Visintin confermano la volontà di promuovere una cultura del dialogo, della ricerca storica e del pensiero critico, nella convinzione che solo la conoscenza possa trasformare le ferite del passato in strumenti di comprensione del presente e di costruzione del futuro.
L’incontro con Gianni Cuperlo si preannuncia dunque come un’importante occasione di riflessione civile, aperta a tutti coloro che ritengono la storia non un terreno di divisione, ma uno spazio di conoscenza, responsabilità e libertà.
