Di Massimo Bulli.
L’iniziativa di Fincantieri di presentare al Tar una istanza per una richiesta di risarcimento milionario nei confronti del Comune di Monfalcone, a causa della mancata concessione della deroga autorizzativa in materia di impatti acustici per operazioni industriali relative a particolari lavorazioni, tra l’altro per un tempo limitato, è stata un brusco richiamo alla realtà per tutti coloro i quali sino ad ora avevano letto le relazioni tra Fincantieri e l’Amministrazione Comunale di Monfalcone solo attraverso la pittoresca narrazione di quest’ultima.
Come sappiamo, l’Amministrazione Comunale di Monfalcone, fortemente ideologizzata ed occupata in una eterna campagna elettorale improntata in gran parte su problemi veri o presunti inerenti l’immigrazione, si era frequentemente espressa in maniera molto critica nei confronti di Fincantieri, a causa del fatto che le sue politiche industriali hanno nel tempo comportato, per l’appunto, una massiccia immigrazione, e si proponeva al proprio elettorato come soggetto in grado di porre delle condizioni alle strategie produttive di Fincantieri, in particolare per quanto riguarda l’assunzione di manodopera straniera.
Già c’erano state delle vibrate proteste da parte di Fincantieri per il modo nel quale l’immagine di Fincantieri veniva presentata in molte occasioni in modo negativo dall’Amministrazione monfalconese. Poi c’era stato il braccio di ferro per la concessione di una deroga autorizzativa, sul veto della quale il Comune si era impuntato in maniera ostinata, sebbene una eventuale concessione, a quanto affermato da Fincantieri, non avrebbe comportato disagi per la popolazione particolarmente onerosi e che, all’apparenza, sembravano trarre origine più da una prova di forza che da una effettiva criticità insita nella richiesta.
Il “basta” di Fincantieri e la fine della narrazione
Alla fine, sembra sia risuonato un ideale “adesso basta!” da parte delle alte gerarchie di Fincantieri, e si è passati da un atteggiamento passivo e conciliante ad un atteggiamento fermo e risoluto, affidato alle aule giudiziarie.
Quindi, agli atteggiamenti spavaldi e provocatori di amministratori fortemente politicizzati che volevano usare un conflitto tra Comune e Fincantieri come palcoscenico per recitare una commedia a fini propagandistici, si è contrapposto l’atteggiamento formale, pragmatico e professionale di una grande azienda che tutela i propri interessi senza fronzoli e atteggiamenti ideologici, ma in modo pratico e risolutivo.
All’apparenza, come se in un gioco troppo rumoroso di bambini intervenisse un adulto e li richiamasse all’ordine, chiedendo loro di essere adulti maturi e responsabili. Ma ci sono persone adulte, mature e responsabili in questo contesto che possano dare una diversa voce all’Amministrazione di Monfalcone?
Gli amministratori di Monfalcone in questi ultimi dieci anni avevano dimostrato di credere, e fatto credere al proprio elettorato, che tutto fosse possibile. Spendere enormi quantità di denaro in opere pubbliche senza doverne rendere conto a nessuno, trattare gli immigrati come persone di seconda categoria o peggio, e poi tenere Fincantieri al guinzaglio come se fosse un cagnolino da rieducare.
Ora questa narrazione si sgretola, a dimostrazione che le cose non basta annunciarle, ma bisogna anche saperle fare. Fincantieri ha tirato una riga, un “adesso basta” detto non certo a vanvera, come fatto da qualcun altro in recente passato, ma da chi a questa espressione sa far seguire i fatti, mettendo almeno per il momento fine al teatrino donchisciottesco e richiamando tutti all’ordine.
Un ordine che, nella nostra metafora, fa sgretolare la narrazione di questa Amministrazione e la riconduce nei termini della realtà, così come finisce un gioco infantile di pistoleri o soldatini.
La fuga dalle responsabilità
L’effetto immediato di questa doccia fredda è stato quello di rivelare la maturità ed il reale spessore di questi amministratori. In primo luogo, un tentativo di fuga dalle proprie responsabilità, quando per settimane l’Amministrazione ha secretato i contorni di questo ricorso di Fincantieri, ritardando l’accesso agli atti alle opposizioni, quasi cercasse il modo di risolvere la marachella prima che la cosa deflagrasse.
Poi il tentativo di nascondersi dietro ai propri elettori nel momento in cui si dichiara di avere agito “correttamente” a “tutela del sonno degli abitanti” dopo avere attentamente (?) valutato con un “ragionamento costi-benefici dei relativi interventi”, e sarebbe bello capire se il “ragionamento costi-benefici” avesse tenuto conto della possibilità di dover sborsare fino a quattro milioni di euro per evitare alcune ore di possibili rumori a persone che, tra l’altro, ben sanno da sempre di abitare vicino ad uno stabilimento industriale di grandi dimensioni.
Non risulta che ci sia stata una sollevazione popolare contro l’ipotesi di concedere questa deroga e quindi la sensazione di tutti è che si sia trattato di un braccio di ferro finalizzato a motivi di propaganda. Questo era sicuramente chiaro ai sostenitori di questa Amministrazione, che potevano bearsi della “audacia” e della “sfrontatezza” di chi dichiarava di andare “con schiena diritta” a “battere i pugni sul tavolo” per reclamare presunti diritti, così come era chiaro a chi di questa Amministrazione non è sostenitore, ai quali appariva evidente il teatrino ed il puerile gioco delle parti.
Una città senza progettualità?
Ora si vedrà quali sono effettivamente le capacità di questa Amministrazione di gestire la questione, nella quale non è mancato il siparietto di una ex sindaca, che di fatto continua a influenzare pesantemente le politiche di questa Amministrazione, che riprende, sia pure in maniera indiretta (e non si capisce a quale titolo, ufficialmente parlando) il Sindaco, in un gioco delle parti tra il “buono” che invita al dialogo e il “cattivo” che invece si pone come intransigente di fronte al Cantiere.
Si vedrà come riuscirà a gestire il contenzioso con il Cantiere, si vedrà in che modo gestirà la situazione sociale sempre più problematica a Monfalcone, e per la quale un gruppo di noti cittadini monfalconesi si è attivato chiedendo che vengano effettuati degli studi per capire come si arriverà di qui al 2040 quando gli immigrati probabilmente saranno il 50% della popolazione, quali siano le progettualità in campo, a fronte di una Amministrazione che non va oltre la colpevolizzazione degli immigrati per qualsiasi cosa succeda, e la persecuzione in maniera esagerata ed eclatante per qualsiasi loro mancanza, e le cui prospettive per il futuro in questo caso si fermano all’oggi ed alla propaganda dell’immediato.
Opere pubbliche, costi e propaganda
E staremo a vedere come andrà la gestione delle numerose opere volute in maniera spettacolare da questa Amministrazione, e che però ora bisognerà gestire e mantenere, con costi che questa volta non deriveranno da PNRR o contributi della Regione ma che dovranno essere mantenute con il bilancio corrente del Comune, cosa evidentemente non da poco visti i recenti aumenti della Casa di Riposo per Anziani, la istituzione di nuove aree di parcheggio a pagamento a Marina Julia, la istituzione della tassa di soggiorno eccetera.
La narrazione propagandistica non è sostanza, per mantenere vivo l’entusiasmo dell’elettorato di destra si è dovuto continuamente alzare la posta, nel confronto con Fincantieri, nell’atteggiamento persecutorio nei confronti degli immigrati, nella continua inaugurazione (spesso più volte) delle opere fino a celebrare anche l’apertura di un singolo negozio.
Monfalcone tra conflitto sociale e assenza di visione
Ma la narrazione si può interrompere e rivelare l’assenza di una vera progettualità, della capacità di mediazione tra gli interessi di tutti. Una mancanza di capacità di relazionarsi con Fincantieri, la grande fabbrica che nel bene e nel male è protagonista assoluta della vita economica ed anche sociale di Monfalcone, ed una mancanza di capacità, oltre che di volontà, di gestire una situazione sociale complessa come quella di Monfalcone, città con oltre il 30% di immigrati di 84 nazionalità diverse, con una forte componente islamica, verso le quali l’atteggiamento è allarmistico e persecutorio ma ben poco collaborativo ed inclusivo.
E sono questioni fondamentali, importantissime, per le quali si è già perso troppo tempo, e delle quali la mancata gestione potrebbe portare conseguenze molto gravi per la comunità monfalconese, come ci racconta la storia delle grandi periferie nelle quali il problema sociale è stato trascurato.
Oltre la propaganda
Sperando che la scomparsa della narrazione venga recepita ed apra gli occhi dei tanti, troppi monfalconesi che si sono lasciati sino ad ora trascinare da una propaganda populista e demagogica, votata al conflitto, alimentata dal rancore e dalla mancanza di una visione di futuro.