Di Simonetta Lucchi.
C’è un problema grave, urgente, inquietante: la scuola. L’episodio della docente di Bergamo accoltellata da uno studente tredicenne è una tragedia annunciata. E il mondo della scuola si deve finalmente interrogare, la società si deve interrogare. Perché non è “ovunque così”. Non è “colpa della pandemia”, non sono “i tempi” e nemmeno i social. O forse, anche, ma non solo. Ci sono motivi, cause, problemi insoluti e frustrazione, tanta, anche soprattutto in chi nella scuola è in prima linea. E il disagio giovanile di cui tutti parlano e scrivono, evitando accuratamente di includere chi sarebbe necessario: chi la scuola la conosce direttamente, ovvero, i docenti. Viviamo in una società nella quale chi potrebbe maggiormente aiutare a comprendere il problema viene svilito e ridicolizzato, al punto che il termine “pubblico ufficiale” sembra quasi una beffa. Tra innumerevoli interventi di opinionisti, psicologi, storici e pedagogisti non passa giorno che qualcosa accada. E forse è proprio dal basso che invece sarebbe meglio partire, da ciò che appare un “disagio normalizzato”. Da abitudini prive di un contesto, o di un motivo. Si sono avuti momenti di apprensione la mattina del 23 gennaio, in un istituto di Pistoia, le lezioni interrotte bruscamente, studenti e personale scolastico al pronto soccorso a causa di un ragazzino che ha usato uno spray al peperoncino nei corridoi, invadendo in breve l’intera struttura. Oppure vediamo altre sedicenni che, quasi contemporaneamente, a Sacile (Pordenone), alle otto e mezzo di mattina bevono spritz: vestite elegantemente, alla domanda del giornalista incontrato casualmente nel locale rispondono ridendo. “Fa bene alla salute”. Il tono è apparentemente banale, divertente, ma l’effetto finale è surreale: minori che bevono alcolici prima delle 9, scuole saltate con leggerezza, assenza totale di un controllo da parte degli adulti. Ma tuttavia: da dove viene la disinvoltura con cui parlano di assenze scolastiche e bevute mattutine? Ecco, al di là dei moralismi e dei “in fondo tutti abbiamo fatto così”. “Fa bene alla salute”, è il sintomo e non la causa. Inquadrare tutto come semplice trasgressione adolescenziale o provocazione da social, scomodare la pandemia o la politica rischia di diventare una facile scorciatoia. Non è solo questione di alcol: è assenza di alternative, di spazi altri, di prospettive, altre. Secondo i dati sarebbero circa 83 mila gli studenti in classe con un coltello: nulla giustifica apparentemente una tale escalation di violenza. E sarebbe arrivato anche il momento di ricordare agli adulti il motivo per cui l’alcol è vietato ai minori. L’ alcol compromette la corteccia prefrontale, area del cervello che controlla giudizio, autocontrollo e decisioni, riducendone l’attività e causando disinibizione, impulsività e difficoltà nel valutare i rischi. Quindi, al di là che adolescenza fa rima con incoscienza, e questo si sa, oltre al tema dei video con i telefonini, ma la sottovalutazione di potenziali conseguenze e pericoli immediati sono strettamente correlati a cause specifiche. Questi sono i giorni del dolore anche per le vittime e i feriti della tragedia di Crans – Montana ma deve essere anche il momento delle riflessioni, per adulti, genitori, educatori e ancora di più per i giovani, perché imparino a difendersi loro stessi. Secondo i dati emersi dall’indagine conoscitiva della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza lo scorso tre dicembre quasi il 40% dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha consumato almeno una sostanza psicoattiva. Consumare cinque o più bevande alcoliche in un breve lasso di tempo è diventato un comportamento normalizzato, comune anche tra le ragazze, che hanno ormai raggiunto e superato i coetanei maschi in termini di consumo, senza grandi differenze di aree geografiche o estrazione sociale. La Svizzera ha celebrato cinque giorni di lutto per la tragedia di Crans – Montana, ma non ha controllato un locale rinomato in cui non venivano rispettate le più elementari regole di sicurezza, e frequentato da ragazzi anche minorenni: ha permesso al principale responsabile, indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, di uscire dal carcere grazie a duecentomila franchi di cauzione pagata da un amico. Quale esempio stanno dando gli adulti alle nuove generazioni, e cosa sta succedendo nelle classi? Lo si chieda agli insegnanti, sono tanti: loro forse lo sanno.