Di Massimo Bulli.
Il Giorno del Ricordo, da poco trascorso, lascia sempre più spesso dietro di sé divisione anziché unione.
Nato nel 2004 in seguito a una proposta di legge presentata da esponenti della destra — in particolare, tra i primi firmatari figuravano ex appartenenti al Movimento Sociale Italiano — fu approvata dal 98% del Parlamento e quindi ampiamente condivisa. Tuttavia, le polemiche intorno a questa ricorrenza non si sono mai del tutto placate.
Se ufficialmente si è voluta istituire il Giorno del Ricordo «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale», per troppi anni la tentazione è stata quella di ricordare solo una parte della storia: un frame decontestualizzato che metteva al centro esclusivamente le violenze commesse ai danni delle popolazioni di lingua italiana da parte dei partigiani di Tito e delle popolazioni slave dopo l’8 settembre 1943, senza indagare — e quindi ricordare — il contesto generale nel quale quelle violenze maturarono.
Non a caso, da più parti si è parlato di Giorno del Ricordo come di una ricorrenza istituita per volontà della destra italiana per controbilanciare la Giornata della Memoria, istituita per legge quattro anni prima, con la motivazione che «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».
La Giornata della Memoria richiama dunque le pesantissime responsabilità italiane — e cioè fasciste — nello sterminio degli ebrei. Questo rappresentava un carico politico molto pesante per la destra italiana, mentre il Giorno del Ricordo sarebbe nato con l’intento di enfatizzare unicamente il martirio degli italiani in un contesto di regime comunista, celebrando in massima parte le vittime italiane in Istria dopo l’8 settembre 1943 e dimenticando tutto il male che l’Italia fascista aveva compiuto in quei territori nei vent’anni precedenti.
Si parla dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati, ma si dimentica l’esodo ante litteram di oltre 100.000 persone, italiane, slovene e croate, verso altri Paesi — come il Sud America — a causa delle persecuzioni fasciste.
Gli storici moderni cominciano finalmente a poter affermare che negli eccidi del 1943, a differenza di quelli dell’immediato dopoguerra (quando lo scopo era eliminare ogni ostacolo all’inclusione di certi territori nella nascente Jugoslavia di Tito), non vi fosse una volontà di pulizia etnica, ma piuttosto una forte ritorsione per ciò che i fascisti avevano fatto alle popolazioni locali.
Si è così creata una contrapposizione tra il Giorno del Ricordo e la Giornata della Memoria, in una sorta di rincorsa per spartire il peso delle responsabilità dell’Italia quando l’Italia era fascista.
In Germania, ad esempio, il 27 gennaio si celebra la Giornata del Ricordo delle Vittime del Nazionalsocialismo, molto più coerente con il proprio passato.
In Italia, invece, abbiamo due giorni e nessuno è dedicato a ricordare le vittime del fascismo. Ed è un fatto molto grave.
In Italia non ci fu un processo di Norimberga, e quindi gran parte della memoria degli avvenimenti della guerra è rimasta sepolta e impunita.
Questo ha reso possibile, negli ultimi anni, diversi tentativi di revisionismo storico, il risorgere della destra e l’avvento di un governo che, sebbene abbia giurato su una Costituzione antifascista, non si dichiara antifascista e in più occasioni tende a minimizzare, dimenticare o banalizzando avvenimenti e atteggiamenti che richiamano a quel passato— non ultimo il fatto che la seconda carica dello Stato conservi in casa busti del duce. Sembra dunque che i due Giorni siano troppi, mentre paradossalmente tutti i 365 giorni di ogni anno non risultano sufficienti per mantenere un vero ricordo ed una coscienza di tutto il male che è stato fatto, di come e perchè è stato fatto e di come — e perché — potrebbe tornare ancora.