Di Redazione.
L’adesione dell’Italia, seppur come semplice osservatore, al cosiddetto Board of Peace voluto dal presidente Trump rappresenta un grave errore politico e un segnale preoccupante sulla direzione internazionale del nostro Paese.
La presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani alla cerimonia di Davos non solo appare in evidente contraddizione con l’articolo 11 della Costituzione – che impegna l’Italia alla pace, al multilateralismo e al rispetto del diritto internazionale – ma segna un ulteriore passo verso l’allontanamento dal cuore dell’Europa democratica.
Mentre Germania, Francia, Spagna, Polonia e altri partner fondamentali dell’Unione Europea hanno scelto con chiarezza di non aderire a un organismo dalla governance opaca, con un presidente a vita dotato di poteri di veto e un’impostazione che rischia di scavalcare le Nazioni Unite, il governo di destra italiano ha preferito accodarsi a un progetto che molti osservatori internazionali descrivono come uno strumento politico nelle mani di Washington più che un vero meccanismo multilaterale per la pace.
La composizione stessa del Board – che riunisce governi autoritari, regimi militari e Paesi coinvolti in conflitti o violazioni del diritto internazionale – dovrebbe far riflettere.
L’eventuale ingresso della Russia, responsabile di una guerra di aggressione contro l’Ucraina che dura da quattro anni, renderebbe ancora più evidente la contraddizione tra i valori costituzionali italiani e la direzione intrapresa dal governo.
Questa scelta non rafforza la posizione dell’Italia nel mondo: la indebolisce. Ci isola dai nostri principali alleati europei, ci allontana dal quadro multilaterale fondato sul diritto internazionale e ci avvicina a un asse politico che non tutela né gli interessi strategici del Paese né la sua credibilità internazionale.
È un ulteriore atto di subalternità verso Trump che rischia di compromettere la collocazione europea dell’Italia e di trascinarci in un abbraccio politico che può rivelarsi dannoso e controproducente.
L’Italia deve restare saldamente ancorata all’Europa, ai suoi valori democratici e al suo modello di cooperazione internazionale. Accettare di partecipare a un organismo così controverso significa invece imboccare una strada che porta lontano da tutto questo.