di Franco Belci.
Ancora una volta l’antisemitismo è sfociato in tragedia: un’ideologia aberrante ha armato la mano di assassini agli antipodi del nostro Paese. È quindi giusto porsi il problema anche in Italia, dove atteggiamenti ostili al popolo ebraico sono spesso emersi nelle manifestazioni pro pal. Su come affrontarlo penso però che sia necessaria una pubblica discussione e non iniziative di singoli parlamentari PD. Non ritengo inoltre che la proposta con primo firmatario Del Rio costituisca un modello condivisibile.
Si rifà infatti alla contestatissima definizione proposta nel 2016 dall’Ihra che, tradotta in italiano, suona così: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
Come si vede, è una formulazione del tutto generica e onnicomprensiva, che consentirebbe di rendere perseguibile una posizione come quella dell’ONU (da me personalmente condivisa): Netanyahu ha commesso crimini di guerra e la sua persecuzione nei confronti dei gazawi può essere considerata genocidio. Del resto era stato papa Francesco per primo a porre la questione.
Come ha scritto Gianni Cuperlo “combattere l’antisemitismo in ogni sua forma e manifestazione non è una posizione politica, è semplicemente una legge morale”. E tradurre in norme questioni etiche rappresenta una strada molto pericolosa e richiede assoluta coerenza: cominci da una parte e non sai dove finisci.
E’ sempre necessario scindere il giudizio tra il governo pro tempore di uno Stato, eletto democraticamente a maggioranza, e il popolo che si riconosce in quello Stato: gli italiani non erano tutti fascisti e i tedeschi non erano tutti nazisti. Semplicemente, hanno avuto governi che, magari con un largo consenso, hanno promosso azioni criminali.
Dunque, se affermo che Netanyahu è un criminale di guerra, mi riferisco a un giudizio fondato su atti di consessi internazionali; se accomuno nel giudizio tutto il popolo ebraico sono antisemita.
Ma, oltre alla genericità della formulazione, sono da respingere al mittente altri tre punti della proposta Del Rio.
Il primo è che la formulazione del Ihra è stata adottata 7 anni prima dell’attacco terroristico del 7 ottobre e 7 anni prima della risposta devastante di Israele: e la storia conta, visto che il termine “genocidio” nacque nel 1944 rispetto alla Shoah e fu applicato solo retrospettivamente allo sterminio degli armeni del 1915.
Il secondo sta nella formulazione dell’art. 4, che prevede che “L’organismo di vigilanza di ogni università individua al suo interno un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo, in linea con il codice etico della stessa università e in conformità con quanto previsto dalla Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo”.
Personalmente ho condannato tutte le manifestazioni caratterizzate da rigurgiti antisemiti e non ho partecipato, nella mia città, ad una di esse, nella quale non è stata accettata una mia proposta formulata da privato cittadino: quella di inserire nel volantino di convocazione la frase “Non sarà dato spazio ad atteggiamenti antisemiti”.
Ma da qui a immaginare una sorveglianza su giudizi storico-politici e giuridici critici riferiti alle azioni compiute a Gaza dal governo di Israele, ce ne corre. In quanto alle manifestazioni studentesche pro pal, sulle quali ciascuno deve prendersi, volta per volta, la responsabilità di un giudizio politico, secondo la definizione dell’Ihra potrebbero essere considerate reato di per se stesse, non per azioni e contenuti, che possono (o no) costituire reati.
Occorre scegliere una strada diversa: quella della Storia, della cultura e della discussione pubblica. Altrimenti si finisce per ragionare come Netanyahu, che ha accusato l’assemblea generale dell’ONU di essere antisemita per aver espresso, a larghissima maggioranza, un giudizio radicalmente critico nei confronti delle politiche suo governo.
Del resto sono illustri ebrei i primi a protestare: Anna Foa, Carlo e Lisa Ginzburg, Stefano Levi della Torre, Gad Lerner, il quale si è rivolto a chi ha presentato la proposta di legge facendogli notare che essa “finirà per fomentare il pregiudizio antisemita”. Lo temo anch’io. Siamo ancora in tempo per ragionarci assieme. Purché non succeda, come mi è successo oggi, di esser definito “ostile” al popolo ebraico. Una forma elegante per darmi dell’antisemita. Ed è la miglior dimostrazione di quale deriva porterebbe quel provvedimento.