Di Franco Belci.
Giuro che è tutto vero. Tutto riportato con dovizia di particolari sul quotidiano “Il Piccolo” un paio di giorni fa. Il Re non è stato investito da qualcuno (ovviamente nel senso di nominato), ma da se stesso: “Il Sindaco di Trieste è il Re dell’ovovia”! ha detto ai giornalisti dopo aver esautorato, in diretta, gli assessori che seguivano la vicenda ormai annosa dell’ovovia, sulla quale si è espresso recentemente il TAR, evidentemente considerati incapaci. Tre al prezzo di uno. Ormai il sindaco sembra una macchietta napoletana (absit iniura verbis!, è un vero e proprio genere teatrale). Urla senza ritegno in Consiglio comunale con immagini fissate in video reperibili su YouTube che hanno girato l’Italia. Ha un profilo fb che sembra un’osteria mal frequentata: insulti dispensati più volte al vice direttore de il Piccolo, che è abituato a scrivere la verità, chiunque riguardi. Però la verità percepita dal sindaco corrisponde sempre alla sua personale visione e chi non la condivide è, quantomeno, un idiota, come chi scrive. Comunque, la categoria prediletta sono i giornalisti, che si occuperebbero troppo poco di lui nonostante attiri continuamente l’attenzione con le sue esuberanze. Una volta erano più corretti: lo avevano perfino ripreso quando prendeva a calci una transenna piazzata in un posto che non gli piaceva per una tappa del giro d’Italia. Nei giorni scorsi i giornalisti di RAI3 gli hanno fatto un terribile affronto: non lo hanno intervistato in occasione di una manifestazione degli alpini, nella quale era perfettamente riconoscibile nella folla per il cappello con la piuma. Siccome “comunisti” non va più di moda, si è adeguato allo stile istituzionale della premier e li ha definiti “sinistri”, nel senso di appartenenti alla “sinistra”, concetto anch’esso piuttosto logoro. Ho fantasticato, per un momento, di essere un capogruppo dell’opposizione in Comune. Non solo lo lascerei fare, ma proporrei una mozione urgente per procedere in maniera regolamentare all’investitura: elezione a scrutinio palese con appello nominale. Tenuto conto che il centro destra, che non può dire una parola per timore che vada in escandescenze, sarebbe obbligato a votare a favore, aggiungerei immediatamente i voti del mio ipotetico gruppo. Però, farei un passettino in più: lo nominerei non solo Re dell’ovovia, ma di tutto, naturalmente con la scadenza naturale implicita nel mandato: 2026. Insomma, i danni sarebbero ridotti a qualche mese, lui passerebbe alla storia come il primo e unico Re di Trieste e, secondo me, si rasserenerebbe. Naturalmente a quel punto non servirebbero più né Giunta, né Consiglio, penso con sollievo degli assessori, soprattutto quelli che hanno il doppio lavoro. E, forse, per l’opposizione, potrebbe essere un’occasione d’oro. In fondo, invece di moltiplicare i danni per il numero degli assessori, li farebbe tutti una sola persona, facilitando anche il compito alla Corte dei Conti. A quel punto, potrebbero fare tutto gli uffici col Re, con speciale esenzione per il dirigente-sponsor dell’ovovia, che ha già dato il meglio di sé. Nel frattempo la mia fantasia corre verso il futuro, alle prossime elezioni. Da capogruppo di uno dei partiti di opposizione, approfitterei per proporre a tutti gli altri di cominciare da subito a parlare con le persone, cominciando dalle periferie, per fare di ogni rione un piccolo centro (copyright, Uberto Fortuna Drossi), riparando le buche alte mezzo metro nelle strade, rendendo accessibili i marciapiedi alti 40 cm agli anziani e alle persone in carrozzina con appositi varchi, occupandomi della sicurezza non con la propaganda ma con i fatti; creando spazi per i giovani che non sanno dove riunirsi, rafforzando la presenza delle circoscrizioni, l’unica sede dove si possono ascoltare le persone che non arrivano alla fine del mese, portare le loro istanze al Consiglio comunale, trovare momenti e strumenti di solidarietà. Certo, bisognerebbe guadagnarsi ogni singolo voto, battendo strade e piazze, condomìni e modeste casette, ascoltando tutti. Però ormai le chat hanno fatto il loro tempo e qualche politico ha scoperto che la campagna elettorale non si riesce più a fare solo con whatsapp, facebook, telegram. Occorre muovere il culo: non siamo in America dove hanno Musk. Qui abbiamo al massimo gli sketch della premier, conditi di mossette, espressioni da cabaret, e toni comizieschi: tipo fun-zio-ne-ran-no!. Sempre da ipotetico capogruppo, cercherei di costruire un programma cercando la collaborazione di tutti coloro che ci stanno, senza pregiudiziali: perché può capitare che qualcuno si ricordi che chi le pone adesso fece un governo con la Lega, approvò a sua volta un decreto sicurezza, vituperò le ONG, coprì lo scandaloso condono di Ischia. E, pregiudiziale dopo pregiudiziale i “sinistri” si incasinerebbero ancora una volta. Il candidato sindaco di questa cordata nata nella mia fantasia? Non è così importante. Se il centro destra è costretto a immaginarsi la Regina di Monfalcone perché a Trieste nessuno appare presentabile, vuol dire che se Atene piange, Sparta non ride. Stavolta, tra i “sinistri” (cui temo di poter rientrare anch’io) tutto si gioca sulla capacità di consumare le suole e di ascoltare (si, ascoltare) le persone e i loro problemi. Il candidato verrà dopo. Mal che vada (ma per fortuna a Trieste si annusa aria buona) potremmo prorogare il mandato al Re, come è stato per i due ultimi presidenti della Repubblica. Tanto, anche Caligola nominò Senatore il proprio cavallo.