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La Commissione Ursula von der Leyen II

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Di Cosimo Risi

Tutti a misurare chi ha vinto e chi ha perso al borsino della nuova Commissione europea, la Ursula von der Leyen II (per brevità sulla stampa: UvdL 2) appena presentata al Parlamento europeo, dove riceverà il giudizio sui singoli componenti ed il voto finale. L’insediamento è previsto in gennaio. Il tempo corre altrove, Bruxelles ha un fuso orario diverso.

Il Trattato assegna al Presidente la responsabilità di assegnare gli incarichi. La partita è meno cruenta che in passato, seppure segnata dalle pressioni degli stati membri, ciascuno dei quali vuole per il proprio Commissario il riconoscimento adeguato allo status della persona, del partito, del paese.

La Presidente si è valsa appieno dei poteri del Trattato. Ha scambiato il riluttante francese Thierry Breton con l’accomodante Atal Séjourné. Il primo era Vicepresidente uscente: uomo di carattere come si dice di chi ha il carattere difficile, contestatore di Ursula dalla prima ora. Il secondo lascia il Ministero degli Esteri a Parigi al successore che il nuovo Primo Ministro vorrà designare. Giovane, di buon carattere, ha in premio la dotazione più ricca, assieme a quella assegnata alla Vicepresidente spagnola. Un liberale ed una socialista ottengono le poltrone più ghiotte.

Ursula scioglie il nodo delle vicepresidenze esecutive. Il ruolo è altisonante nel nome e ambiguo nell’applicazione, assegna ad alcuni Commissari di fascia A il coordinamento di alcuni Commissari di fascia B. È stata la battaglia decisiva per il Governo italiano: il goal segnato, come dichiara dallo schermo la Presidente Meloni, per mostrare che non paghiamo il voto contrario a Ursula una prima volta in Consiglio europeo e una seconda in Parlamento. L’Italia è uno stato membro fondatore, il riconoscimento va al suo rango prima che alla personalità del Commissario ed al colore politico del Governo.

UvdL costruisce una Commissione variegata sotto il profilo politico e alquanto uniforme sotto quello del genere. La maggioranza è maschile e questo è un elemento di debolezza davanti al Parlamento.

La maggioranza dei seggi va ai Popolari, seguiti da Socialisti e Liberali. Seggi residuali vanno alle destre fra cui il nostro Fitto. Ursula intende esercitare in libertà i poteri presidenziali e cercare di volta in volta la maggioranza conveniente, da quella tradizionale all’apertura verso la destra conservatrice. A restare fuori sarebbero la sinistra e la destra estreme.

Questo atteggiamento ondivago dovrebbe indurre l’ECR, la famiglia politica di Fratelli d’Italia, a fare chiarezza al suo interno fra i sovranisti puri e duri e gli europeisti timidi. La scissione del gruppo non è da escludere. Insomma: allargare la base del consenso non confonde ma chiarisce.

Si creano portafogli nuovi come la Difesa e il Mediterraneo. Il sistema politica estera, di sicurezza e difesa è appaltato ai Commissari baltici. I titolari dei portafogli PESC e PSDC dichiarano che la Russia è nemica capitale dell’Europa e dobbiamo attrezzarci per una tensione di lunga lena con Mosca. I Commissari che non la vedono in maniera così radicale saranno chiamati ad un paziente lavoro di riequilibrio, se davvero non vogliamo acconciarci all’idea che la Russia è perennemente irrecuperabile ad un discorso comune.

Conteranno la stessa Ursula, che viene dalla scuola democristiana della sua mentore Angela Merkel, ed il socialista Costa alla presidenza del Consiglio europeo. Sui dossier esterni si registreranno frizioni al Berlaymont quanto se non più che sui dossier economici.

Il principale portafoglio economico passa da Paolo Gentiloni a Valdis Dombrovskis, l’ultra veterano tristemente noto dalle nostre parti per la rigidità. A lui spetterà in prima battuta l’applicazione del Patto di stabilità.

La virata a destra si evince anche dai portafogli Ambiente e Migrazioni affidati ai “duri” Commissari olandese e austriaco. Il Green Deal sarà riveduto alla luce delle obiezioni degli industriali e degli agricoltori. La politica migratoria subirà una stretta.

Quanto peserà l’agenda Draghi nella strategia della prossima Commissione? Il consenso generale è sospetto. La terapia proposta sconvolge l’approccio tradizionale. Il Ministro tedesco delle Finanze dichiara subito la riserva sulla nuova emissione di debito europeo. Per Draghi invece è lo strumento finanziario per raccogliere gli 800 miliardi necessari ad uscire dall’agonia.

Ursula si pone nella scia di Draghi nell’accompagnare il Rapporto sulla competitività, non assegna le lettere di missione in coerenza. Il fatto che Draghi esaurisca il compito da consulente senza responsabilità esecutive autorizza il dubbio che il Rapporto divenga la bussola del governo europeo.

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