di Cosimo Risi del 7/12/2023
Il 2023 si chiude con i venti di guerra in Ucraina e in Medio Oriente. La retorica del “magico Natale” può funzionare nel commercio, mostra la corda in campo politico. Il Natale sarà all’insegna del conflitto in Terra Santa, laddove le Religioni del Libro, secondo i loro interpreti, lancerebbero i messaggi di pace. Il contrasto fra ciò che si rappresenta e ciò che accade è palese. Sul “magico Natale” occorre una riflessione che parta dal pensiero moderno più alto.
Alla fine del XVIII secolo, epoca di rivoluzioni in Francia e in America, il filosofo tedesco Immanuel Kant scrive il libretto La pace perpetua, oggi considerato il manifesto del cosmopolitismo. L’impianto di base è pessimistico sulla natura degli uomini e degli stati nei quali le comunità si organizzano.
Nel XX secolo, Sigmund (Sigismund Schlomo) Freud torna sull’argomento con pari pessimismo, nel carteggio con Albert Einstein. Le due menti più brillanti del tempo convergono su un punto: la natura umana spinge verso l’ostilità, le relazioni internazionali sono intessute di ostilità, solo un sistema di regole condivise può imbrigliarla.
Sia Freud che Einstein, ebrei, lasciarono l’Europa per le persecuzioni razziali, il primo dall’Austria alla Gran Bretagna, il secondo dalla Germania agli Stati Uniti. La loro fuga la dice lunga circa l’impoverimento culturale d’Europa a favore della cosiddetta anglosfera, l’universo anglofono. Un impoverimento destinato ad aggravarsi, fino a rendere il divario pressoché irrecuperabile.
Freud muore nel 1939 a guerra appena iniziata, Einstein nel 1955. Ha modo di seguire le vicende belliche ed il processo di creazione dello Stato d’Israele, la cui presidenza gli viene invano proposta dal fondatore David Ben Gurion. Einstein è un protagonista del tempo, e non solo per la fisica.
Per tornare a Kant. La pace non esiste in natura se non come sospensione temporanea delle ostilità. Si tratta di rendere permanente la sospensione. Bisogna operare sugli stati e limitarne la sovranità assoluta. Gli stati senza freni esterni tendono al protezionismo economico, il protezionismo economico prelude al nazionalismo politico e, a fatale conclusione del processo, all’esigenza di affermare gli interessi nazionali con la guerra.
Con i moderni armamenti, la guerra può essere di distruzione di massa fino al “cimitero dell’umanità”. L’espressione è di Kant che già conosceva la potenza delle armi dell’epoca. Occorre limitare il potere assoluto dello stato con un sistema di regole a responsabilità delle parti, nella comunità internazionale non esiste un’autorità superiore. Gli stati accettano di limitare il loro potere sovrano grazie ad un sistema di regole. Solo così si può passare dallo ius belli, il diritto di guerra, allo ius ad pacem, il diritto alla pace.
Le organizzazioni internazionali nascono da questo pensiero di base. La prima consacrazione è nella Società delle Nazioni (SdN) dopo la Prima Guerra Mondiale. L’idea si consolida nel secondo dopoguerra con l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). La SdN non decolla, gli Stati Uniti che l’hanno proposta con il Presidente Wilson decidono di non partecipare. L’idea si concretizza a livello regionale con il processo d’integrazione europea. E’ una certa idea d’Europa a permeare la Dichiarazione Schuman del 1950.
Il fine delle organizzazioni internazionali è di preservare la pace mediante i mezzi diplomatici e politici. L’intervento militare non è escluso in principio, va legittimato dall’organizzazione che accorda di volta in volta il mandato a praticarlo.
Le guerre non scompaiono dopo la creazione dell’ONU, continuano con la forma di conflitti aperti o congelati (frozen conflicts). Questi ultimi possono riscaldarsi in qualsiasi momento e in seguito a qualsiasi provocazione.
Per un certo periodo la guerra globale sembrava uscita dall’orizzonte teorico e pratico. La Russia l’ha rievocata nel 2022, a sostegno dell’aggressione all’Ucraina: come minaccia all’Occidente se dovesse entrare in guerra direttamente al fianco dell’Ucraina. L’uso della bomba nucleare tattica avrebbe effetti devastanti, ben aldilà della sua portata.
E qui interviene il paradosso di Einstein. La terza guerra mondiale sarebbe l’ultima possibile a causa delle armi di distruzione di massa: una quarta guerra mondiale andrebbe combattuta con l’arco e le frecce. Il ciclo cinematografico Mad Max traduce il paradosso in immagini. In Beyond Thunderdome, Mel Gibson osserva Tina Turner che canta We Don’t Need Another Hero. La figura dell’eroe è legata alla guerra, non abbiamo bisogno di altri eroi.