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Ancora lui, il nostro corpo

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di Bianca Della Pietra del 23/7/2023

È un problema, inutile negarlo. Non per tutti forse, mai generalizzare.

Il problema nasce dopo i 7/8 anni quando, oltre ad “essere” un corpo, ci rendiamo conto di averlo. E questo luogo che abitiamo si trasforma, non si ferma nemmeno quando raggiunge l’apice della nostra soddisfazione di cui, aihmè, spesso ce ne rendiamo conto solo dopo. Quante volte infatti succede di ritrovarsi in fotografie del passato e dire: “Com’ero carina, bello, magro, magra…una volta”.

La nostra forma fisica e mentale si condizionano reciprocamente nel loro stare al mondo.

Il tema della corporeità scoppia in estate, tempo in cui il il corpo viene riscoperto perché si scopre, scusate la ripetizione.

Ma in questa calda estate il problema è il corpo coperto.

Non le pancione esposte, i culoni divisi da pants brasiliani o tanga assolutamente improbabili, le tette rifatte come meloni oppure gambette sottili come sedani o

grinze pervasive, non le voci ululanti (anche queste produzioni corporee) o i pianti snervanti di bambini costretti ad amare l’acqua o la sabbia o la giornata intera al mare.

No. I corpi coperti la cui vista disonora la spiaggia.

Certo fa strano, ma …

Capisco la fatica di accettare le abitudini altrui, però non capisco la perversione di chi osserva, commenta e denuncia al Sindaco la presenza di questi alieni/e. E il Sindaco, come mai solo adesso scopre e dichiara il fenomeno? Ha mai frequentato le spiagge monfalconesi finora in tempo di bagni? Non è da oggi che ci sono persone che si bagnano coperte.

Il tema dunque è il corpo coperto, in città e al mare.

Il corpo o il viso? Anche donne dei paesi balcanici frequentano Monfalcone e dintorni coperte da capo a piedi eccetto il volto. Penso, quando le incontro, che abbiano un gran caldo in estate, magari non in inverno. Vederle non mi infastidisce. Però se sono in molti i cittadini a percepire questo come un problema, discutiamone e facciamolo seriamente soprattutto con l’intenzione di capire e capirci meglio.

Abbiamo a che fare con l’esistenza terrena delle persone, con la loro identità e cultura, faccende non da poco che non possono essere affrontate su base delatoria e con divieti a oltranza. E poi, dove lo mettiamo il valore della libertà tanto decantata come caratteristica principale della nostra società occidentale così evoluta? La libertà di essere come ci si sente nel rispetto reciproco delle regole e delle persone, la libertà di non esporsi agli sguardi ma, molto più prosaicamente, ai raggi del sole. Se osserviamo bene quante sono le persone che provengono da paesi nordici che indossano magliette per non scottarsi la pelle?

“È inaccettabile il comportamento degli stranieri musulmani che entrano abitualmente in acqua con i loro vestiti…È una pratica che sta determinando sconcerto e che crea insopportabili conseguenze alla salvaguardia del decoro” afferma la Sindaca di Monfalcone.

Inaccettabile, insopportabile: davvero aggettivi forti questi usati.

Mi domando a che scopo e per chi.

A me personalmente disturba molto di più l’obesità che fuoriesce da un mini costume, da un leggins bianco strizzato, piuttosto che da una persona in acqua vestita. E poi, vogliamo parlare degli uomini? Perché solitamente quelle prese di mira per il modo di vestire sono le donne che ricevono commenti critici in egual misura da tutti noi. Ma uomini brutti da guardare, che creano sconcerto sia con l’abbigliamento che con il comportamento non ce ne sono?

Il corpo è la mappa della nostra vita interna ed esterna, e l’abito che lo copre è frutto dei simboli culturali che ci indicano ambiente di provenienza, età, possibilità economica, status sociale e potere, è l’interfaccia tra individuale/privato e sociale/pubblico, è un luogo esposto. Per tutta la vita è esposto allo sguardo dell’altro e esprime il proprio potere percepito attraverso simboli (oggetti indossati, tatuaggi ad esempio), produzioni (uso della voce)  e posture e abiti, appunto.

Le donne che fanno il bagno vestite sono impenetrabili agli sguardi: l’abito non permette allo sguardo di avere accesso al corpo nudo, di valutarlo. Sarà mica allora questo il problema? Sarà un problema di disagio dovuto alla disparità che definisce questo come inaccettabile?

Ho sempre ritenuto le nostre spiagge, nelle loro parti libere in particolare, come luoghi per tutti, luoghi democratici in cui ognuno può godere di tempi di libertà di godere dell’estate come può. Marina Julia Marina e Nova sono spiagge popolari e cosi devono restare: accessibili a tutti, a chi può permettersi lettini e ombrelloni a pagamento e a chi non può.

Il nostro mare è davvero ridotto al minimo e la manutenzione della spiaggia dovrebbe essere doverosa e non sbandierata come un evento spettacolare, neanche fossimo una località balneare delle più famose d’Italia, cosa a cui non possiamo ambire, rassegnamoci e godiamo quel che abbiamo.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org