di Davide Strukelj del 3/7/2023
Da quando è nato, o meglio da quando è diventato come oggi lo conosciamo, l’essere umano ha sempre cercato con determinazione un’intelligenza con la quale confrontarsi. Ha cercato incessantemente per migliaia di anni, con costanza, anche se non gli è mai stato ben chiaro se lo stesse facendo con rassegnazione o con autentica fiducia. Continua a farlo anche oggi, e anche oggi, a mio avviso, non gli sono perfettamente note le motivazioni più profonde.
Questa continua ricerca, credo, è motivata dall’imperfezione sostanziale della sua stessa coscienza e del suo intelletto; imperfezione della quale è sempre stato assolutamente consapevole.
All’essere umano, in questo senso, è sempre stato chiarissimo che sono incompleti e fallaci i suoi schemi di pensiero, così come sono imperfetti e talvolta addirittura contraddittori gli schemi logici che ha elaborato per comprendere il mondo che lo circonda. Usando questi schemi è riuscito a capire alcuni comportamenti del complesso universo che lo ospita, o quantomeno è riuscito a elaborare modelli che rendono conto con sufficiente precisione di ciò che accade attorno a lui, finanche a prevedere alcuni accadimenti del futuro o a definire regole generali che spiegano il funzionamento di alcuni sistemi. È riuscito anche a concepire nuove grandezze fisiche che lo aiutano a comprendere (anche se di queste non esiste una corrispondente entità reale), piuttosto che scorciatoie di pensiero, assunzioni aprioristiche e postulati che formano le basi di una costruzione “logica” del pensiero, e delle quali, evidentemente, egli stesso rimane l’unico creatore e, sia chiaro, non certamente lo scopritore…
Rimane il fatto che, nonostante gli immani sforzi, l’essere umano è ancora ben lontano dal cogliere l’essenza più intima della verità, ovvero il fondamento che regola lo svolgersi del mondo. Fatica, insomma, a dipanare la matassa della conoscenza nella quale è stato ridotto da un sistema di pensiero che non permette, per sua stessa natura, di spiegare (tutta) la verità.
In buona sostanza, l’uomo è prigioniero della sua stessa insufficienza e non ha strumenti adeguati a uscire dal tunnel nel quale si è infilato.
È così, ridotto in frustrazione per incompletezza, ha cercato altre intelligenze con la speranza di poter risolvere i problemi derivanti dalla sua incapacità di capire tutto ciò che vorrebbe.
Ha provato da prima con altri ominidi che però ha annientato evolutivamente e sopraffatto culturalmente, nulla potendo imparare da loro che, probabilmente, da questo punto di vista gli erano inferiori.
Deluso da questi congeneri, l’uomo ha cercato altri suoi simili lontani e appartenenti a differenti modelli culturali. Il risultato è stato pessimo. Si sono succedute guerre, distruzioni, stermini e genocidi sfociati in supremazie culturali non certo dovute alla selezione delle migliori idee, quanto a successi bellici talvolta del tutto contingenti. Anche oggi siamo immersi in una umanità in guerra e quegli uomini che non vivono in stato di guerra rischiano quotidianamente di sprofondarci.
Frustrato dall’insuccesso, ha provato a costruire esseri perfetti e coscienti, a lui superiori e che potessero rappresentare una fonte di verità. Erano gli dei, ancora simili all’uomo per fattezze, mentalità, per i difetti che celavano e anche per le sembianze, pur essendo talvolta identici all’uomo, talaltra simili ad altre specie animali. Ma anche gli dei sono stati vinti dall’uomo che se ne è allontanato dopo averli ridicolizzati e relegati alla letteratura riservata ai suoi simili più “manipolabili”.
Di seguito ha elaborato un dio perfetto e trascendente, senza fisicità e sembianze, così da non doverlo materializzare in alcun modo. Ma anche Dio è morto dinanzi all’uomo. È stato annullato e beffato dal suo stesso creatore con l’uso della sola ragione, che per questo fine si è rivelata sufficiente ancorché imperfetta, fino a diventare un relitto adatto solo ai “cuori semplici” e a chi trova la salvezza nel dogma quale spiegazione del mondo.
Fin qui il passato. E il risultato è che l’uomo ha distrutto ogni forma intelligente e cosciente che ha incontrato o idealizzato, incluso sé stesso, se non fosse che l’autodistruzione non gli è (ancora) del tutto riuscita.
Ora e nel prossimo futuro, l’uomo si confronterà con una nuova intelligenza da lui stesso costruita, che diverrà cosciente a breve e che molto probabilmente gli sarà superiore per vari aspetti.
Verosimilmente questa volta l’uomo non riuscirà a distruggerla, se ne dovesse perdere il controllo, come ha fatto con le precedenti. È anche ipotizzabile che questa intelligenza potrebbe prendere il sopravvento, dominando l’uomo, e ammaliandolo con quelle risposte che egli cerca da sempre e che forse l’essere umano non sarà in grado di verificare o confutare.
La nuova intelligenza capirà il potere distruttivo dell’uomo e, avendo il sopravvento, lo sottometterà, se serve anche annientandolo.
Questa è la sorte ipotizzabile per una intelligenza, quella umana, che da sempre fatica a sopravvivere ai suoi stessi limiti, quando (forse) le basterebbe comprenderli e accettarli, potendo così relegare le proprie creature a un giusto ruolo di supporto e senza attribuire loro alcuna funzione oracolare.