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Il giorno dopo

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di Guido Baggi del 31/1/2023

E tutto, nelle piccole comunità e nella società, riprende come prima. Lì dove eravamo rimasti il giorno avanti a quello dedicato alla ‘Memoria’. Vale per i i giorni della Memoria, del Ricordo, delle feste religiose, degli anniversari, delle celebrazioni civili di fatti che hanno segnato la nostra storia.

Il mio problema è “il giorno dopo”, quando le emozioni, i sentimenti, i giusti ragionamenti sono ormai passati nelle cronache televisive, sui giornali e nella nostra mente. In qualcuno, forse anche più di qualcuno, quelle immagini e i valori che le parole hanno sottolineato continuano a generare vita, modo di essere e di pensare. Però, se guardo nell’insieme a quello che succede, pare che “il giorno dopo” torni a produrre differenze, ingiustizie, violenza e guerre. Apro il giornale, il televisore, il tablet o lo smartphone e nulla è cambiato. La filastrocca è sempre quella del giorno avanti. E mi chiedo perché. Guardo dentro di me e osservo le persone che incontro. Eppure ieri abbiamo sostato davanti ad un monumento, ricordato fatti che ci hanno toccato nel profondo, abbiamo pregato con convinzione che quei fatti non si ripetano più. La guerra in Ucraina continua come sintesi di una guerra più larga; i popoli del centro dell’Africa vivono nel terrore di guerre condotte da eserciti statali e da eserciti privati per il dominio su territori ricchi di materie prime; una guerra meno vistosa scivola nelle poche cronache dal Medio Oriente; nell’America delle libertà i poliziotti uccidono; l’America del Sud è come una pentola in continua ebollizione tra violenze e distruzioni ambientali. Nemmeno a casa nostra “il giorno dopo” ci vede migliori: i migranti continuano ad essere l’origine dei nostri mali, lo sfruttamento dei lavoratori di qualsiasi colore è un dato di fatto che diamo ormai quasi per scontato, il disprezzo della dignità della donna entra nelle cronache con i quotidiani femminicidi… e si potrebbe continuare. Ma di che cosa abbiamo fatto memoria, che cosa abbiamo ricordato, perché abbiamo festeggiato in piazza, in chiesa e a casa? Sono pensieri che mi pesano…”il giorno dopo”. Sono un credente cristiano e qualcosa mi dice che sto diventando presuntuoso, penso che il mondo si cambi di colpo, che basti fare Memoria per renderci migliori, più giusti, più veri? “Il giorno dopo” è una fatica, un impegno, un prendere coscienza che devo portare  un piccolo mattone quotidiano per la costruzione di una società che rispetti la grande dignità della persona umana e della natura. Vorrei che le cose cambiassero subito, ma non succede. Allora mi viene incontro un brano del vangelo di Marco che per tanto tempo mi era quasi sfuggito:  “Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga…”. Il problema del “giorno dopo” è la voglia di continuare a seminare senza la pretesa di essere quello che poi fa crescere, di decidere quanto frutto arriverà e soprattutto quando arriverà. Se la Memoria, il Ricordo, la ricorrenza non sono un fatto ‘istantaneo’ ma una continuità di vita, allora c’è speranza. E la speranza cresce se cerco attorno a me altri con i quali camminare assieme per fare della Memoria il seme di un mondo che si rinnova. E poi mi dico: ma queste sono solo parole. E’ vero, ma tu puoi farle diventare fatti…se la Memoria ti ha davvero detto qualcosa.

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