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I 70 di Igor

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di Angelo Floramo, Borc di Ruvigne, 6 agosto 2022

Dobro jutro Igor! Vse najboljše…In questo timido sole di primavera che accarezza le gemme del melo nel mio giardino, confinato in casa perché morsicato dalla Peste, corro a te almeno con il pensiero perché le parole possano abbracciarti al posto mio. Dunque una data importante! Lo sono tutte, è vero. Dal momento che ogni anno della nostra vita è occasione privilegiata per attraversare il tempo e raccogliere quello che ci regala. Purché siamo abbastanza saggi per farlo. E quanto a saggezza, stari moj, tutti quelli che ti conosco sanno che il tuo bagaglio ne è ben rifornito. Mi ricordo molto bene come andò la prima volta che ci siamo conosciuti. Era uno dei tanti incontri organizzati per ricordare quella follia della Prima Guerra Mondiale. Mi trovavo in una meravigliosa casa gentilizia sul carso goriziano. Illustravo per il comune amico Paolo Polli un libricino in friulano uscito proprio alla fine del 2014, una specie di Controstoria che aveva la pretesa di fare da controcanto alle tante fanfare nazionalistiche e retoriche che inevitabilmente sarebbero state fatte risuonare perlomeno fino al 2018, come è stato. Ho presente un pubblico attento, a tratti commosso, nel sentir parlare di popoli e non di stati, di donne e di uomini, non di uniformi e gagliardetti. Finite le chiacchiere, proprio sulla porta che dava nel giardino già acceso nei colori che il Carso sa regalare in autunno, qualcuno mi ha introdotto a te, dicendo chi eri e che cosa facevi: Igor Komel, direttore del Kulturni Dom di Gorizia. Mi è risultato spontaneo rivolgerti il saluto in lingua slovena. E davanti al tuo stupore – ricordi? – ti spiegai che mio padre era nato poco distante da dove ci si trovava, a Sveto, presso Komen, e che lì era cresciuto fino al 1945. Sono convinto, moj dragi prijatelj, che quell’impasto di sloveno, friulano e italiano, sia diventato subito la malta che ha cementato un’amicizia fortissima, che da allora non ha fatto altro che abbracciarsi come fa la pianta della vite all’albero da frutta. In questi anni ho avuto il piacere di conoscerti meglio e di capire quanto sia importante la missione che da così tanto tempo hai sposato e in cui anche io credo profondamente: ovvero dare voce a questa identità plurare e complessa che caratterizza le nostre genti di frontiera. E’ un lavoro durissimo, lo so, perché si scontra con certe visioni impoverite dll’orgoglio, troppo miopi per guadare lontano, amanti del canto monodico, quello che si esprime con una voce sola. Tu invece, ostinatamente, ti sei sempre battuto per dare risalto alla policromia, alla polifonia, alla mescolanza. Sul palco del Kulturni in trent’anni di storia hai allacciato sogni e utopie che sapessero parlare ai popoli della Terra partendo proprio da questa nostra regione, sintesi di un’Europa che deve essere plurale o non sarà, come testimoniano le tristissime e vergognose vicende di cui siamo tutti spaventati testimoni. Così abbiamo ricordato assieme nella straordinaria festa che hai organizzato a Gorizia per celebrare davanti a un pubblico in festa questa tua e nostra filosofia di vita. Da quella villa sul Carso, Igor, tante sono state le opportunità di sognare assieme. Indimenticabile per me, fra gli altri, il regalo grandissimo che mi hai fatto – e che hai esteso anche a tutta la mia famiglia – organizzando proprio a Sveto la presentazione de La veglia di Ljuba. Un’emozione fortissima, capace di accendere dentro di me un cielo luminosissimo di ricordi e di suggestioni: Hvala lepa,Igor, zakaj danes moj oce je tukaj na zemlji njegove mladosti. Così credo di aver concluso quell’incontro. Che celebrammo, la sera, assieme a tanti altri cari amici tra cui Andrea Bellavite, da Turri, la nostra goštilna del cuore e del fegato. E abbiamo lasciato che sul tavolo rimbalzassero canti e sorrisi, pensieri e brindisi felici. C’è ancora tanto da fare. Il mondo oggi più che mai ha bisogno di sognatori come te: che sanno sognare senza bisogno di addormentarsi, anzi, tenendo più che mai il cuore sveglio e vigile. Uomini di dialogo e non di orgogliosa affermazione di sé, che nell’umiltà del fare, giorno per giorno, costruiscono i ponti. Quelli che uniscono le tribù del mondo. Sono orgoglioso e felice di esserti amico. Tieni da parte una bottiglia buona. Vse najboljše! Ancje par Frulan, cjar amì. Che il timp di dedi le gjonde e le savietât par dividile cun noaltris.

Agnul

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