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Diversi? No, uguali.

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di Caterina Falchi del 13/8/2022

Non saprei dirvi da quando esattamente  è iniziato questo mio interesse, questa mia partecipazione profonda, ma so per certo che ha in me radici molto lontane.

Radici lontane che, proprio come le radici di una pianta, si sono rafforzate e rinforzate nel tempo, lasciandomi una granitica sicurezza delle mie convinzioni.

La faccio breve. Credo che nessuno debba venir giudicato, vessato, criticato, allontanato, additato, emarginato per i propri gusti sessuali.

Detta così parrebbe una frase retorica,  buttata così a caso, sembra troppo semplice, vero?

E invece l’argomento proprio semplice non è.

L’amore per una persona dello stesso sesso, ha subito nei secoli di tutto.

Dogmi religiosi uniti a retaggi culturali hanno contribuito non poco a vessazioni di ogni tipo, familiari e sociali in genere e io, semplice e chiaro come l’acqua, non ne ho mai compreso il perchè.

Ancora oggi, nel 2022, nonostante (per fortuna) campagne di sensibilizzazione mirate, la situazione parrebbe migliorata ma credo non sia ancora abbastanza.

Per raggiungere quella che io ritengo dovrebbe essere la normalità, la situazione non dovrebbe proprio esistere. Il problema non ci dovrebbe essere. Non ci dovrebbe essere il bisogno di continuare a sensibilizzare.

Ma se il problema ancora c’è, se ancora l’amore per una persona dello stesso sesso crea così tanti turbamenti nella società odierna, allora vuol dire che c’è ancora del lavoro da fare.

E io, nel mio piccolo, lo farò da qui, da questo angolino dispensatore di parole.

Oggi introduco l’argomento partendo da lontano e inizierei parlandovi un po’ di quel momento nel quale ho avuto chiara e limpida la conferma che mi sarei sempre e comunque battuta affinchè l’omosessualità non venisse più considerata una anormalità, una devianza, una stranezza, addirittura una malattia.

Diversi anni fa, al momento della scelta dell’argomento da trattare per la mia tesi di laurea, la mia insegnante di letteratura inglese mi propose di occuparmi di un romanzo.

Un romanzo che non conoscevo e che fu il primo romanzo dichiaratamente lesbico nella storia della letteratura inglese moderna.

The Well of Loneliness, questo il suo titolo, uscì nel 1928 e non ebbe vita facile.

In un paese che si portava dietro ancora i retaggi derivanti dal periodo vittoriano ormai terminato, il libro venne considerato pericoloso perchè trattante argomenti proibiti.

Il Sunday Express lo definì “A book that must be suppressed” e l’editore Douglas dichiarò che avrebbe preferito dare ad un giovane una fiala di veleno piuttosto che fargli leggere questo libro. Dichiarò – pensate un po’ – che il veleno uccide il corpo, ma il veleno morale uccide l’anima.

Se l’omosessualità maschile era conosciuta ed aveva avuto modo di esprimersi (già Shakespeare in alcune suo opere scriveva di amori per lo stesso sesso) non era lo stesso per quella femminile.

E Radclyffe Hall fu la prima a scriverne e a portare alla luce una comunità che aveva vissuto nell’ombra per troppo tempo.

Bandito per oscenità nel Regno Unito fino al 1949, il libro ebbe vita difficile anche negli Stati Uniti, mentre in Francia, paese molto più libero e di ampie vedute,  ottenne la pubblicazione e da lì venne tradotto in undici lingue diverse.

Io il libro l’ho letto e vi assicuro che di osceno non  c’è assolutamente nulla, non c’è nessuna scena esplicita che possa minimamente turbare ma tant’è.

I tempi  erano altri, assolutamente non maturi per accogliere gli amori femminili diversi.

E così l’autrice, insieme alla sua compagna decise di rifugiarsi in Francia, dove la coppia visse con più serenità rispetto al loro paese natale e dove visse la realtà dei salotti letterari, luoghi fondamentali per le comunità omosessuali del tempo e per la generazione modernista di scrittrici lesbiche.

Hall, con il suo romanzo, contribuì a portare alla luce tante anime tormentate e scosse l’ambiente letterario coevo.

Visse una vita sociale e sentimentale sicuramente fuori dagli schemi gettando coraggiosamente al vento le coperte del perbenismo vittoriano, sfidando le convenzioni sociali attraverso la forza dei sentimenti e assumendosene i rischi grazie alla sua onestà, sensibilità e trasparenza.

Il romanzo è decisamente autobiografico e di facile lettura.

Non sarà difficile appassionarsi alle vicende di Stephen Gordon alias Radclyffe Hall.

Il tormento della protagonista che si coglie nella lettura è devastante, il corpo femminile diventa una prigione dalla quale diventa impossibile liberarsi, l’anima tormentata di Stephen è il simbolo di tutte quelle anime tormentate che non potevano dichiararsi al mondo per la loro vera natura.

E questa angoscia profonda si è tramandata fino al nostro tempo dove ancora tanto deve essere fatto per dare a queste anime la giusta serenità.

E se dovessi riportare queste considerazioni ai nostri tempi mi soffermerei sull’angoscia che ancora attanaglia chi è omosessuale e non lo riesce a dire.

A chi scopre di amare una persona dello stesso sesso e lo tiene nascosto per paura di non venir accettato.

Ecco, credo che per arrivare ad eliminare queste paure sia necessario passare per un’azione di educazione alla diversità, anzi, scegliamo bene le parole, direi più educazione alla varietà perchè parlando ancora di diversità e quindi di differenze e confronti corriamo il rischio di non fare nessun passo in avanti e di non dare ai moderni Stephen Gordon lo spazio che spetta loro di diritto.

Associazione APERTAMENTE - Piazza Cavour 22, 34074 Monfalcone - info@ associazione-apertamente.org